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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 02 Settembre 2022

Comunicare il vino: la verità, tra diritti dei consumatori e vantaggi dei produttori

Il mondo del vino non è mai stato amante della verità e tutt’oggi, nonostante i vari problemi, si preferisce mostrare solo le luci e negare le ombre. Ma si tratta veramente della scelta migliore?

di Fabio Piccoli

Nei giorni scorsi ho scritto un post su LinkedIn nel quale mi domandavo quando il nostro amato mondo del vino avrà il coraggio di dire la verità. Avevo preso spunto dagli attuali comunicati stampa che stanno inondando le redazioni evidenziando una vendemmia “comunque” straordinaria.

Passano gli anni, la crisi climatica ormai in maniera drammatica sta facendo pagare un conto salatissimo anche al vigneto Italia, ma quando si tratta di raccontare gli andamenti vendemmiali nessuno osa affermare eventuali carenze qualitative. Ci si spinge al massimo ad affermare riduzioni quantitative ma sul fronte della qualità solo sorrisi, nonostante tutto.
Una modalità comunicativa che oggi appare paradossale, considerando il mare di seminari, convegni, congressi che anche il mondo del vino organizza quasi ogni giorno sul tema delle drammatiche mutazioni climatiche ma del quale poi non si trova traccia quando si parla di qualità delle uve.

Un atteggiamento che, a mio parere, non solo è incomprensibile ma anche sempre più pericoloso perché dà una percezione e un'immagine sbagliata del settore negando tutte le difficoltà che le imprese del vino devono affrontare. E in un momento così drammatico anche sul fronte dei costi di produzione (con aumenti folli, dalle materie prime a quelle energetiche) non si riescono veramente a comprendere le ragioni di una comunicazione sempre così trionfalistica.

Un comparto maturo e professionale è quello che non solo ha il coraggio di dire la verità ma anche di "sfruttarla" per far comprendere a media e al mercato (consumatori in primis) che produrre vino è un'attività estremamente complessa e che quindi, ad esempio, determinati posizionamenti, prezzi di "saldo" non sono assolutamente giustificabili.
Rispetto a questa mia valutazione ho ricevuto parecchi commenti tra i quali riporto quello di Luca De Marco, business director di Marchese Adorno, perché lo ritengo molto prezioso, considerando anche il contesto politico-economico che stiamo vivendo.

“Ho appena letto il tuo ultimo post sul "coraggio di dire la verità" e mi è venuto in mente uno stralcio di un vecchio film di Michele Placido (Viva l'Italia - 2012), quanto mai attuale ed in linea col tuo articolo, in cui il protagonista, un politico "fuori di senno", ipotizza l'inserimento nella costituzione di un nuovo articolo, il n. 140, sul diritto dei cittadini a "pretendere la verità" dalla politica”.

Ha fatto bene Luca a ricordare quel film che ha evidenziato, utilizzando lo straordinario strumento della satira amara, come tutt’oggi chi dice la verità o è matto o viene relegato nel girone dei pazzi.
Eppure la verità è un bene prezioso non solo dal punto di vista etico, che sarebbe già tantissimo, ma anche dal punto di vista comunicativo ed economico.

Ad esempio, infatti, la verità è  essenziale per confrontarsi con chiarezza e trasparenza con tutte quelle istituzioni (Unione Europea in primis) che sono preposte al supporto del settore vitivinicolo... perché se tutto alla fine va sempre bene, perché il contribuente europeo dovrebbe aiutarci?
Ma pensate anche a quanto la verità sia preziosa sul fronte comunicativo. Se infatti tutte le aziende del vino cominciassero a raccontare la loro identità vera, finalmente avremo racconti originali e non un mare di storie che si assomigliano.

E questo vale anche per tutti coloro che operano all’interno della filiera vitivinicola, ovviamente a partire da chi fa il mestiere del giornalista del vino.
Che la verità possa essere scomoda non c’è dubbio e non sono così ingenuo da non comprendere che il compromesso è talvolta una strategia auspicabile soprattutto per evitare guerre drammatiche (e mai come oggi siamo consapevoli di tutto ciò).
Ma se tutta la comunicazione e l’informazione del vino e sul vino è caratterizzata da “verità non dette” non solo crolla la credibilità di tutto il comparto ma questo straordinario prodotto perde gran parte, se non tutti, i suoi valori e si trasforma in una semplice bevanda idroalcolica.

Se quindi dovessi formulare un auspicio per il settore vitivinicolo del nostro Paese, in una fase molto più difficile rispetto a quanto viene oggi narrato dai più, direi che oltre ad un clima migliore mi auguro un futuro con molta più verità.