La nostra quarta pillola sull’enoturismo italiano riguarda un argomento veramente delicato: il PREGIUDIZIO nell’accoglienza enoturistica. Ma cosa intendiamo di preciso quando parliamo di pregiudizio in ambito enoturistico?

Per “pregiudizio” intendiamo un’idea o aspettativa che si formula nella nostra mente già dal momento in cui qualcuno prenota o si presenta ad una visita nella nostra cantina. Questo tipo di supposizione è inevitabile e dipende da una serie di fattori che possiamo osservare direttamente, come per esempio la macchina con cui l’enoturista raggiunge la nostra azienda, i vestiti che indossa, come si pone con noi e con i nostri collaboratori. Tuttavia, è bene ricordare che non tutto è sempre come sembra e le nostre ipotesi potrebbero rivelarsi controproducenti durante la visita in cantina.
Ce lo raccontano le aziende che stiamo visitando in prima persona: quando si parla di enoturismo, il pregiudizio non è mai da ascoltare.

Cosa possiamo fare, quindi, per gestire i nostri pregiudizi?
Piuttosto di cercare di evitare il pregiudizio (che è fisiologico e naturale), dobbiamo cercare di focalizzarlo, metterlo da parte e considerare la persona che abbiamo davanti come una pagina bianca.
Nel dubbio, dovremmo sempre cercare di trattare il visitatore come la persona più importante che sia mai venuta nella nostra azienda a prescindere da come è vestito, come si presenta e quello che immaginiamo essere il suo potere d’acquisto.

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