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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Venerdi 21 Maggio 2021

CVA: piccoli produttori per grandi espressioni autoctone nella Sicilia agrigentina

La Cooperativa di Canicattì interpreta con tipicità, identità e narrazione il grande patrimonio ampelografico, storico e culturale del proprio territorio.

di Claudia Meo

È il 1969 quando 22 piccoli produttori decidono di unire le proprie forze per incrementare la remunerazione delle proprie uve, dando vita al nucleo originario di CVA Canicattì; si tratta, come per la maggior parte delle realtà cooperative del Mezzogiorno, di un’esigenza di sussistenza per i soci aderenti, non ancora supportata da una visibilità e una capacità di lavorare per raggiungere direttamente il mercato e, quindi, per la valorizzazione del territorio. I maggiori frutti di quel quotidiano lavoro in vigna, all’epoca, venivano capitalizzati dai grandi marchi presenti sul resto del territorio nazionale.

Segue un periodo di forte espansione della realtà cooperativa di Contrada Aquilata, che vede negli anni Ottanta-Novanta crescere il numero di soci fino a circa 800, con una formula imprenditoriale ancora orientata, tuttavia, alla produzione di vino sfuso da taglio, da destinare al “continente” e al mercato estero.

Il vero cambio di filosofia si realizza per CVA dopo gli anni Novanta, quando, a fronte di una tendenza del mercato che sostituisce il concetto di vino-commodity con il vino-espressione del territorio, si fa strada la prospettiva di valorizzazione degli autoctoni e la possibilità di puntare ad una maggiore remunerazione delle uve.

CVA si fa trovare infatti preparata da questa tendenza e intraprende un percorso di qualità che la porta in vigna a sostituire gradualmente il tendone con la controspalliera, in cantina ad investire in risorse umane specializzate, ad abbracciare un’importante scelta tecnologica e imboccare la difficile strada della produzione per il mercato, accettando la sfida della conversione ideologica dei propri aderenti, abituati da decenni a pensare in termini di ammasso.

Oggi CVA aggrega 300 piccoli vignerons, per 700 ettari che spaziano in tutta la provincia di Agrigento, con parcelle che toccano anche le province di Palermo e Caltanissetta; un’estensione che include 12 comuni, tra mare, media collina e alta collina, e una diversificazione territoriale che rappresenta un immenso patrimonio che CVA ha saputo sfruttare e riflettere nella sua significativa gamma di etichette.

Permane, oggi, una compresenza tra produzione sfusa e produzione per il mercato; quest’ultima raggiunge circa il milione di bottiglie, destinate per l’80% al canale horeca, con un buon 50% che valica i confini di Stato, prevalentemente per il mercato europeo ed USA.

Diverse le linee produttive, dalla linea base La Ferla, frutto dei vigneti più giovani, alla linea Aquilae, destinata alla ristorazione medio-alta, con buona rappresentanza di vitigni autoctoni e internazionali, alla linea Selezioni, volta alla valorizzazione degli autoctoni Nero d’Avola, Nerello Cappuccio, Grillo e Catarratto; con un rapporto qualità-prezzo che si mantiene, anche nella linea top, a livelli decisamente interessanti. Vini che, per espressa mission aziendale, devono essere bevuti e non tenuti in una teca aspettando l’occasione memorabile del loro consumo. Completa la gamma la linea Aquilae Bio, che ha coinvolto 30 produttori per la realizzazione di un Grillo e di un Nero d’Avola Bio che oggi rappresentano il 10% della produzione, ma con l’obiettivo sfidante di raggiungere, entro il 2025, il 50% di produzione bio.

Un cenno a parte per la linea Cru, che annovera tra gli altri Diodoros, mirabile blend di “neri”, prodotto in circa 5.000 bottiglie da vigneti rinvenuti all’interno del Parco Archeologico della Valle dei Templi, Patrimonio Unesco dal 1997 e recuperati grazie ad un accordo con l’Ente Parco: questo blend di Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio rappresenta l’emblema della tipicità e dell’identità del territorio, oltre che di una “narrazione” del territorio e delle sue memorie storiche. La linea Cru accoglie anche il nuovo nato 1934, tributo al Maestro Luigi Pirandello e memoria del massimo riconoscimento letterario attribuitogli nel 1934 dalla Fondazione Nobel. Un rapporto, quello di CVA con la grande tradizione letteraria del territorio, che già in passato ha dato vita ad etichette dedicate a novelle pirandelliane.

La rivoluzione di CVA rispetto alle sue origini non è stata quindi l’abbandono dello sfuso, ma il grande impegno nell’interpretazione dei vitigni autoctoni, nell’identificazione, nella narrazione e nella valorizzazione del territorio; con una diversificazione delle singole parcelle che non è solo e tanto una logica di Cru, ma scelta delle rese, del momento e delle modalità più adatte per gestire la fase vendemmiale in ciascuna particella: per mantenere freschezza e profumi, la raccolta notturna praticata i primi giorni di agosto preserva nel bicchiere profumi, sentori di frutta e bagaglio di acidità che fanno meritare a questo territorio una riconosciuta grande vocazione per il Grillo.

CVA sta interpretando con grande determinazione il proprio ruolo nel processo di valorizzazione del vino siciliano che caratterizza da almeno un decennio la storia del vino italiano, credendo fermamente che questo processo passi attraverso l’offerta sul mercato di vini riconoscibili e fortemente identitari.

Si inquadra pienamente in questa filosofia di valorizzazione del territorio l’impegno strategico assunto da CVA all’interno di The Wine Net, rete fra imprese che aggrega alcune eccellenze cooperative italiane nella ricerca di una multicanalità all’avanguardia e di un’apertura commerciale che realizzi tutte quelle opportunità internazionali che attualmente si aprono per le tipicità territoriali italiane.