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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Venerdi 06 Novembre 2020

Casali Viticultori: custode del territorio, modello di sinergia e aggregazione

Casali Viticultori rappresenta un punto di riferimento sul territorio. Un polo di aggregazione e confronto in grado di creare benessere diffuso, garantire sostenibilità sociale e salvaguardare i vitigni autoctoni.

di Emanuele Fiorio

Abbiamo intervistato Marco Fasoli, Direttore commerciale e marketing di Emilia Wine S.c.a.

Come state vivendo questa seconda ondata del virus e le nuove restrizioni al settore Horeca?
Stiamo vivendo la seconda ondata facendo tesoro di ciò che è accaduto durante la prima. La diversificazione fa la differenza, questo è l’insegnamento principale di questa pandemia. Oltre a questo aspetto fondamentale, abbiamo sviluppato una forte comunicazione sul territorio, relazionandoci con seri professionisti e mantenendo vivi i contatti con l’Horeca, i nostri punti vendita ci aiutano molto in questo senso. Abbiamo implementato il nostro portale e-commerce aziendale ed abbiamo spinto il delivery. Per quanto riguarda l’estero, ci stiamo ampliando su mercati nuovi e stiamo sondando anche canali alternativi - dalle compagnie aeree, alle linee ferroviarie, alle navi da crociera. 

Le cooperative sono realtà cardine del comparto vitivinicolo di alcune regioni italiane, tra cui spicca l’Emilia-Romagna. Cosa rappresenta la vostra coop per il tessuto sociale della zona e quali sono le vostre prerogative per quanto riguarda la sostenibilità sociale?
Attualmente l’azienda è composta da 730 soci, tutti coltivatori. Emilia Wine è nata dalla fusione nel 2013 di tre cooperative diverse tra loro e quindi ha ereditato un bagaglio ampio ed una conoscenza del territorio che parte dall’Appennino tosco-emiliano per giungere alle rive del fiume Po. 
Siamo un punto di riferimento assoluto per i soci ma nonostante i tanti successi, la visione imprenditoriale di Emilia Wine non è ferma alla situazione attuale. Il comparto sta lanciando segnali chiari che vanno ascoltati, questi segnali richiamano la necessità di maggior aggregazione e sinergia. 
Tempo fa le cantine sociali medio-piccole potevano sopravvivere ma in questo periodo bisogna andare oltre. Aggregazione e confronto: questa è la nostra politica.

Spedite i vostri prodotti in 40 paesi nel mondo, l’export ha una rilevanza notevole per voi. Quali sono i vostri mercati principali e come stanno reagendo in questo momento di crisi sanitaria globale?
I nostri principali mercati rimangono gli USA, l’Asia e l’Europa. Il prodotto Lambrusco si trova ovunque nel mondo grazie alla sua facilità di beva, la riconoscibilità e l’immediatezza. Il Lambrusco si presenta come un vino moderno, molto apprezzato a livello internazionale ma con dei trascorsi difficili. In questo momento storico la crisi sanitaria ha colpito maggiormente gli Stati Uniti ed abbiamo registrato una flessione su quel mercato. Al contrario vedo una leggera ma significativa ripresa nel Sud-est asiatico, in particolare in Vietnam e Kazakistan.

La valorizzazione dei vitigni autoctoni ed in particolare della Spergola, vi ha regalato grandi soddisfazioni. Ci può descrivere le sue peculiarità e il vostro impegno nel valorizzare questo vitigno?
Bisogna essere forti in patria, per essere forti fuori. Noi stiamo investendo per mantenere gli ettari, stiamo lavorando sul territorio per far comprendere a fondo l’importanza e la necessità di preservare questo vitigno. Questo impegno ci sta premiando, ad esempio la settimana scorsa abbiamo ricevuto una richiesta di 100.000 bottiglie di Spergola dal Regno Unito. Questo fa capire che a volte, paradossalmente, all’estero l’attenzione per i vitigni autoctoni nostrani e locali è superiore alla nostra.

Vendemmia 2020, quali sono le vostre considerazioni?
Abbiamo una estensione importante, 1870 ettari da tenere in considerazione. Durante questa vendemmia le uve erano in uno stato di salute eccezionale. Ho visto arrivare uva sana, con una produzione del 5-10% inferiore rispetto allo scorso anno. Certamente la qualità dipenderà da come si sviluppa il vino, resta il fatto che la trovo una annata da sottolineare, il clima e le temperature sono state ottime, ci sono tutti i presupposti perchè sia una annata da ricordare.

Siete degli importanti rappresentanti della cultura del Lambrusco, come vi state muovendo sui mercati per promuoverne l’immagine di questo prodotto?
Stiamo puntando ad una chiara strategia di comunicazione, lavorando in sinergia con la gastronomia e confrontandoci molto con i diversi partners sul mercato. Vogliamo essere un punto di riferimento assoluto, un faro per quanto riguarda il Lambrusco. Stiamo già producendo tutti i vini senza  solforosa, stiamo puntando all’eccellenza, preservando le molteplici varietà di Lambrusco grazie a collaborazioni con vari istituti di tutela e scuole di specializzazione. Unici nel panorama, abbiamo voluto creare un blend con 21 varietà di Lambrusco che rischiavano di essere abbandonate ed andare perse.

Cosa pensa della crescita dell’e-commerce, è un trend momentaneo legato alla pandemia o sarà una tendenza di lungo corso?
Non credo che sarà una tendenza di lungo corso, lo ritengo importante ma non punteremo molto su questo canale. Ritengo che il vino sia un prodotto da relazione, soprattutto un prodotto come il Lambrusco che va spiegato, comunicato, approfondito e valorizzato.