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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Lunedi 10 Maggio 2021

La Guardiense rappresenta e valorizza le piccole realtà vitivinicole del territorio del Sannio

Intervista al Presidente Domizio Pigna, che guida la cantina di Guardia Sanframondi lungo il percorso della crescita e della qualità.

di Claudia Meo

La Guardiense è una delle più grandi cooperative italiane, con 1.000 soci, 1.500 ettari di vigneto e 200.000 quintali di uve lavorate. I numeri parlano chiaro: la cantina di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, raccoglie uve da un numero molto elevato di aziende di dimensioni minime, con un’estensione media di 1 ettaro e mezzo; e che, spesso, hanno vigne in siti diversi. Soltanto una solida governance e un approccio alla qualità rigoroso e autorevole riesce a gestire con successo una parcellizzazione così alta e farne un punto di forza.

Abbiamo chiesto al Presidente Domizio Pigna di raccontarci i fondamenti su cui è costruita l’identità della cantina.

Presidente, la vostra è una storia lunga e di successo, che vi ha portato in 60 anni tra le più grandi cooperative agricole d’Italia. Al di là dei numeri, che potrebbero parlare da soli, quali sono stati i momenti più significativi di questa grande storia enologica?

La nostra cooperativa è nata, come molte realtà analoghe, per tutelare un prodotto deteriorabile che suscitava l’interesse di vinificatori industriali alla ricerca della facile speculazione, e ha iniziato una “lunga traversata” che l’ha portata, in un primo momento, a spingere molto sulla produttività, sfruttando la portata di impianti a tendone; ben presto tuttavia la formula aziendale ha virato verso la ricerca della qualità, convertendo gli impianti di allevamento a spalliera (guyot o cordone speronato). Nello stesso tempo è iniziata un’importante attività di valorizzazione dei vitigni autoctoni, quali Aglianico, Falanghina, Piedirosso, Coda di Volpe. Ci si è dotati, negli anni, di impianti tecnologici all’altezza dei migliori del Paese, finchè, circa 15 anni fa, ha avuto inizio un processo di rinnovamento sul fronte enologico, con l’ingresso in azienda di uno staff tecnico di grande calibro professionale, che faceva e fa tuttora capo alla autorevole figura di Riccardo Cotarella.

Praticate una viticoltura di collina ad una quota media sul mare di circa 350 metri, che caratterizza fortemente i vostri vini dal punto di vista organolettico. Ci parla di questo rapporto di fortissima identificazione che lega i prodotti de La Guardiense al suo territorio di riferimento?

I nostri vigneti si estendono in una vallata di natura alluvionale delimitata a nord dal Massiccio del Matese, a sud dal Massiccio del Taburno Camposauro. In particolare le nostre vigne hanno un’esposizione che spazia tra sud est e sud ovest e occupano la destra orografica del fiume Calore, affluente del Volturno.

Le nostre colline arrivano anche a picchi di 600-700 metri sul livello del mare. Questa felice localizzazione regala un clima mite, anche se più continentale di quello costiero. I nostri suoli sono piuttosto diversificati, con aree di origine morenica, aree che risalgono ad epoche remotissime dove prevale una roccia madre calcarea, suoli vulcanici frutto di eruzioni che 30.000 anni fa hanno interessato l’area dei Campi Flegrei e che hanno trasportato materiali lavici per decine di chilometri; abbiamo zone interamente tufacee. Questa diversificazione di terroir ci permette di avere una diversificazione produttiva, in cui ciascun vitigno trova uno o più luoghi di elezione.

Può illustrarci le caratteristiche e i target delle diverse linee di cui si compone la vostra ampia gamma di prodotto? Parliamo di 2 vitigni in primo piano, ma oltre 20 etichette, dai bianchi ai rossi, 1 rosato, 1 passito e una vasta scelta di bollicine, frutto di uno dei più importanti impianti di spumantizzazione del Sud Italia.

Abbiamo voluto espandere la nostra gamma per poter soddisfare diversi mercati e diversi canali commerciali. Le nostre linee Janare e Janare Cru, che nascono per valorizzare i vitigni autoctoni del Sannio, sono destinate all’Horeca: le nostre etichette spaziano dall’Aglianico al Piedirosso, dalla Falanghina al Fiano, al Greco e al Coda di Volpe. Abbiamo poi una linea destinata ai grossisti, che raggiunge una ristorazione meno impegnativa, che in un territorio come il nostro riveste la sua importanza – si pensi ad esempio all’importante mercato delle pizzerie. Abbiamo poi una rilevante produzione c.d. private label, destinata a primarie catene di distribuzione italiane, e una consistente produzione di semilavorato di qualità che raggiunge molti Paesi europei.

Siamo molto fieri del nostro impianto di spumantizzazione, al quale abbiamo iniziato a lavorare nei primi Anni 80, fungendo da pionieri nel nostro territorio. La Falanghina ci ha ispirato ad iniziare questo viaggio: si presta molto bene alla spumantizzazione, con i suoi profumi di fiori bianchi, la sua base acida e con sentori di frutta e agrumi. Siamo particolarmente orgogliosi di aver portato i nostri vini spumanti in Gran Bretagna, mercato molto difficile. Oggi mettiamo in commercio circa 600-700.000 bottiglie di spumante, ma il nostro obiettivo è di crescere fino a 2-3 milioni.

La Guardiense tiene molto alla propria tradizione sannita, tanto da ricordare le sue leggende nel nome della propria linea principale. Che ruolo volete svolgere nella valorizzazione del Sannio e nella diffusione del suo brand?

La valorizzazione del vino e quella turistica sono legate a stretto filo. Stiamo da anni investendo nella creazione di un network con le aree costiere, per favorire lo sviluppo di un turismo paesaggistico nell’entroterra. I due massicci tra i quali si distende la nostra valle possono costituire un’interessantissima meta turistica; il territorio è costellato da faggete secolari e surgive purissime. La città di Benevento custodisce vestigia uniche del mondo antico; non mancano le possibilità di un turismo termale con la vicina località di Telese; per non parlare dell’immenso patrimonio eno-gastronomico della zona. Quindi, abbiamo la fortuna di vivere e lavorare in questa “miniera a cielo aperto” che è costituita dal Sannio, che, in termini viticoli, custodisce una quota rilevantissima del vigneto campano.

La vostra cantina ha investito molto nella sinergia di Rete, entrando nel progetto di The Wine Net, cui prendono parte importanti realtà cooperative del Paese. Quali sono gli obiettivi strategici che vi siete posti entrando nella Rete?

The Wine Net rappresenta per noi una naturale evoluzione della nostra strategia di networking, convinti come siamo che nella condivisione e nel confronto si trovino spunti di crescita preziosi.

L’obiettivo principale che ci siamo posti è quello di crescere commercialmente, soprattutto nei mercati esteri. Poter dialogare con altre cooperative in crescita, in territori diversi, sta ampliando la nostra visibilità. Ciò che nella Rete abbiamo trovato è un mix di qualità di prodotti, qualità dei territori e qualità delle persone, che desideriamo facciano parte del nostro futuro.