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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Venerdi 28 Maggio 2021

Nasce DiVò di Terre Gaie, l’innovazione che non tradisce l’origine

Terre Gaie, da sempre impegnata nell’esaltazione dei valori territoriali dei Colli Euganei, presenta una nuova linea dal packaging altamente innovativo (bottiglia in alluminio da 375 ml, infrangibile, leggera, totalmente riciclabile) che apre la strada ad un nuovo modo di vivere il vino senza tradire l’origine.

di Fabio Piccoli

Ci sono storie di vita personale che potrebbero diventare una straordinaria sceneggiatura di un film. Sono le storie che trasudano di autenticità, di sfide difficilissime vinte, di cadute e di ripartenze.

Tra queste ho avuto la fortuna di imbattermi in quella di Salvatore Lovo, classe ’54, oggi titolare di Terre Gaie, una delle aziende più interessanti e dinamiche di quell’incantevole territorio dei Colli Euganei.

Ultimo di 7 figli di una famiglia che lo stesso Salvatore con autentico candore definisce “povera”.

“Sì, inutile negare la realtà - racconta Salvatore - la mia era una famiglia povera pur all’interno di un contesto di assoluta dignità. Papà, un omone di quasi due metri, era mezzadro su due ettari di terreno e poche vacche da latte solo per il fabbisogno di famiglia. Per sbarcare il lunario faceva il facchino al Consorzio agrario e allo zuccherificio. Lavori molto pesanti pur di mantenere la famiglia. Un uomo serissimo, lo visto ridere poche volte, per lui prima di tutto venivano le esigenze della sua famiglia”.

La cosa più importante che mi ha insegnato? “Rispetto, educazione, fare silenzio e parlare solo dopo che hanno parlato gli altri. Questo è quello che ci diceva spessissimo a tavola, quando tutta la sua famiglia era riunita. Eravamo quindi sì una famiglia povera ma per lui essere rispettosi, sinceri era fondamentale e soprattutto non ci si doveva mai vergognare della propria identità”.

“La mia passione per il vino, per l’enologia in particolare - prosegue Salvatore - è nata grazie a mia mamma che mi faceva portare i cestini con il pranzo per papà e i miei fratelli che lavoravano in cantina sociale”. “Avevo undici anni, una sera papà - aggiunge Salvatore - mi dice di nascondermi perché stava passando il direttore della Cantina e se si fosse accorto della mia presenza avremmo potuto passare dei guai. Vidi quell’uomo con il camice nero e il pizzetto bianco. Mi diede subito un’immagine di grande autorevolezza. Chiesi a mio padre cosa significasse essere direttore? Lui mi rispose che era il responsabile della cantina, che per diventarlo aveva studiato tanto enologia e così oggi era dottore del vino”.

“Quella descrizione mi colpì così tanto che compresi subito - spiega Salvatore - che quello sarebbe stato il mio lavoro”.

Una promessa che Salvatore Lovo fece a se stesso a undici anni e che riuscì a mantenere riuscendo a superare le tante difficoltà economiche e a diplomarsi nel 1975 nella prestigiosa Scuola enologica “Giovan Battista Cerletti” di Conegliano.

Da quel diploma ad oggi è passato tanto tempo e sono state tante le esperienze professionali intraprese da Salvatore Lovo. Sicuramente quella più importante è quella iniziata nel 2005, l’anno di avvio di Terre Gaie.

“Un progetto maturato nel tempo - spiega Salvatore - grazie non solo all’evoluzione della mia esperienza personale come consulente in prestigiose aziende vitivinicole italiane, ma anche, e soprattutto, alla volontà di mia figlia Silvia di spingermi verso la costruzione di una nostra azienda. Senza dimenticare il contributo fondamentale di mia moglie Rita senza la quale Terre Gaie non sarebbe potuto nascere”.

Ma oggi raccontiamo Terre Gaie partendo dalla loro ultima sfida, per certi aspetti la più coraggiosa per lo spirito altamente innovativo che racchiude: la nuova linea DiVò rappresentata da quattro vini racchiusi in innovative bottiglie in alluminio da 375 ml, infrangibili, leggere, totalmente riciclabili. Una nuova frontiera non solo sul fronte del packaging ma che apre le porte ad un approccio al consumo del vino più contemporaneo, capace di allargare i confini delle modalità di consumo pur nell’assoluto rispetto della qualità e dell’origine del prodotto.

“Non avrei mai potuto mettere la firma di Terre Gaie - precisa Salvatore - ad una linea di vini che non fosse totalmente coerente alla nostra filosofia produttiva che costantemente orientata a massimizzare i profili qualitativi della materia prima”.

Una materia prima frutto del coinvolgimento costante di 51 viticoltori attivi nei terroir più vocati dei Colli Euganei. “Con loro  - spiega Salvatore - abbiamo un rapporto fidelizzato da molto tempo e con i quali abbiamo costruito una relazione costante che ci consente di seguire al meglio tutti i processi produttivi. Per noi, infatti, l’obiettivo principale è garantire l’assoluta aderenza dei nostri vini alla reale e più autentica identità dei Colli Euganei”.

Ed è con questo spirito che è nata la linea DiVò Pret a Porter (che già nel nome, pur “giocando” con il termine divo, vuole comunque esaltare l’origine delle uve, di Vò Euganeo appunto), oggi rappresentata da quattro vini:

  • le bollicine Rosé (Pinot Nero e Cabernet Sauvignon);
  • Dry (Glera e Chardonnay);
  • i classici internazionali Chardonnay e Cabernet.