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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Giovedi 18 Novembre 2021

Podere Il Castellaccio, custode dei vitigni minori

A Podere Il Castellaccio, le conoscenze di un tempo si coniugano con la modernità del gusto in un paesaggio bolgherese dove la luce coesiste col vento.

di Giovanna Romeo

Lavorare controcorrente, percorrendo strade inusitate, diversificando, senza paura di dare voce ai vitigni minori. Fa questo Podere Il Castellaccio: racconta una storia diversa in un mondo del vino che offre una moltitudine di assaggi spesso asserviti all’omologazione, indirizzati a una materia imbrigliata dalle convenzioni, le tendenze, i gusti.

Soprattutto quando si parla di territori affermati come quello della Toscana di Bolgheri, dove provare a mettere in risalto Pugnitello, Foglia Tonda e Sangiovese giunge come la sfida nella sfida. A Castagneto Carducci, Alessandro Scappini, patron di Podere Il Castellaccio nonché terza generazione di una famiglia custode di una toscanità enologica molto territoriale - fu il nonno materno Luigi ad acquistare una proprietà sulla collina di Segalari – ama definirli impropriamente “autoctoni”.

Alessandro sviluppa il suo pensiero vinicolo ancorandosi al passato e rinnovandosi nella ricerca, in un canovaccio di pensieri, volontà e azioni convogliate secondo un preciso fil rouge in cinque differenti etichette. Rese scarse di circa 40 quintali ettaro su un territorio di soli 6 ettari vitati per quarantamila bottiglie. Una produzione di nicchia, oggi riconosciuta per i suoi vecchi vigneti (età media di 50 anni), per le varietà minori e per vini di reale stampo artigiano.

Nel 2009 l’avvio di Podere Il Castellaccio, anche se la tenuta era di proprietà sin dagli anni 60. Nel 2014 l’impianto di Cabernet Franc che trova spazio insieme al Pugnitello nella Bolgheri DOC, una denominazione dal disciplinare così lungimirante da permettergli di esprimersi secondo il suo punto di vista. Gradoni di una ripida collina e piante ad alberello tipico isolano, una forma di innovazione che si accompagna all’utilizzo del cavallo per l’erpicatura e che si presterebbe a mille altre operazioni nel vigneto.

Il proposito è quello di un vino molto personale, 1.400 bottiglie frutto di un lavoro codificato secondo un’idea che ha modi e tempi diversi: l’anfora, per esempio, oppure la macerazione fino a cinquanta giorni. Ma così sono un po’ tutti i vini di Alessandro. Come Dinostro 2019 Toscana IGT, un assaggio che si smarca velocemente dal pensiero che a Bolgheri il Sangiovese in purezza non riesca ad esprimersi al meglio, o Valènte 2018 Toscana IGT, il vino bandiera di Alessandro Scappini: interconnessioni tra autoctoni in una territorialità tutta Sangiovese e Pugnitello. Somatico 2019 Toscana IGT Pugnitello in purezza è un’etichetta che si assurge a instancabile ambasciatore di un luogo bolgherese differente, narratore dell’eccellenza di Podere Il Castellaccio e di tutti quei vitigni minori che incredibilmente trovano nella dimensione di purezza la forza di offrire un terroir unico e poco conosciuto. Orio 2020 Bolgheri DOC Cabernet Franc, Merlot e Syrah, il taglio bordolese tipico della denominazione Bolgheri DOC, in un sorso intriso di tradizione che si affida alla corrispondenza territoriale per elevarsi a un piacere totalizzante. Infine il Castellaccio 2018 Bolgheri Superiore DOC: il Cabernet Franc e il Pugnitello rivelano un’identità forte nel quale si amalgama l’attitudine maniacale al ritorno alle origini e la forza di una denominazione di respiro internazionale.

A Podere Il Castellaccio le conoscenze di un tempo si coniugano con i lieviti indigeni, con le fermentazioni spontanee, con il cemento, con botti di legno da 20 ettolitri o con i tonneaux, con la modernità del gusto e la storicità dei vitigni in un paesaggio bolgherese dove la luce coesiste col vento, i terreni fertili da dilavamento si alternano a scisti di galestro, dove il varietale si affianca al meraviglioso mondo dei vitigni minori. Non manca il ragionamento a voce di alta di Alessandro Scappini riguardo al biologico, una modalità di lavoro in vigna e in cantina in cui crede veramente, “un atto di rispetto verso il territorio - afferma - non privo di dubbi nel suo iter di certificazione”.