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Export Giovedi 29 Settembre 2022

Mercati export vino: l’eterna dualità tra teoria e realtà

Nonostante si parli di ottima ricezione del vino italiano, il mercato estero spesso cerca solo il prezzo. Servono azioni di sistema, soprattutto in ambito formativo.

di Emanuele Fiorio

A livello istituzionale, si parla spesso di ottima ricezione del vino italiano all’estero e di una utenza sempre più coinvolta ed interessata al Made in Italy, ma queste premesse spesso non si traducono in evidenze concrete.

Qual è la situazione sul campo e quali possono essere le soluzioni condivise per creare le prerogative di un cambiamento? Abbiamo intervistato Adriano Sicuro, export manager di Cantine due Palme.

Spesso si ha una visione ottimistica del Made in Italy all'estero ed in particolare del vino, punta di diamante del nostro agroalimentare. Quali sono i suoi riscontri concreti?

Ci deve sempre essere un po' di ottimismo ed è sempre meglio vedere il bicchiere mezzo pieno. A livello istituzionale, si parla spesso di ottima ricezione del prodotto italiano, di una utenza sempre più interessata al Made in Italy, però queste belle parole non si riscontrano nella realtà. Per gli operatori commerciali esteri è il prezzo che determina la trattativa, è come una vecchia cassetta logora. Nonostante la qualità, ciò che viene realmente considerato è il prezzo, sostanzialmente un prodotto da mettere a scaffale. È la logica standardizzata di massa ed è a causa di questa situazione che sugli scaffali all’estero vediamo tante volte prezzi improponibili. 

Vista la situazione che descrive, quali possono essere le azioni per favorire un cambiamento concreto?

Abbiamo bisogno di promuovere il Made in Italy ma attualmente rischia di essere un discorso aleatorio perché non si vedono risvolti pratici e concreti. 
Per le aziende ci vogliono azioni di sistema, il lavoro che è stato fatto sinora per valorizzare il prodotto italiano, non ha portato i frutti sperati. Quando i produttori vanno sui mercati esteri per investire trovano poco riscontro. Sarebbe necessario fare un discorso complessivo che riguardi diversi produttori, non i singoli ma mi rendo anche conto del fatto che, nel settore del vino italiano, difficilmente si riesce a fare squadra e rete. 
Sarebbero determinanti iniziative a livello istituzionale, attraverso corsi di cucina italiana all’estero e di avvicinamento al vino per sensibilizzare gli operatore stranieri in primis ed anche i consumatori. La ristorazione di qualità potrebbe essere un importante veicolo per promuovere anche il vino oltre al cibo.
Alla fine è il cameriere che approccia al cliente, un operatore formato sicuramente può fare tanto.

La trasparenza e l’eticità possono essere una leva importante per la comunicazione aziendale. Lei ritiene che il mercato ed i consumatori siano già in grado di assorbire ed apprezzare messaggi più veri e meno standardizzati? 

I consumatori stanno diventando più attenti ma il pubblico non è ancora preparato. Secondo me si cerca ancora di sfruttare una modalità di comunicazione che tende ad essere trionfalistica, ma questo è in parte dovuto al fatto che il consumatore non è ancora in grado di vagliare le criticità.