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Export Lunedi 20 Giugno 2022

Portogallo, vino: brusca frenata dell’export

Dopo 5 anni di crescita costante, l’export ha subito un arresto nel 1° quadrimestre 2022. Le cause? Guerra in Ucraina, difficoltà logistiche e inflazione.

di Emanuele Fiorio

L’export di vino del Portogallo ha avuto un andamento molto brillante negli ultimi anni. Dopo un 2020 positivo, nel 2021 le esportazioni sono cresciute dell’8% in valore e del 4,1% in volume (3,278 milioni di ettolitri) ad un prezzo medio/litro di € 2,82.
Con 926 milioni di euro di esportazioni è il nono esportatore mondiale di vini per valore e l’ottavo per volume. 

I principali mercati di destinazione hanno registrato tutti un trend positivo, il mercato americano è cresciuto del 7% annuo dal 2016, quello inglese del 5%, il mercato brasiliano addirittura del 20%, grazie anche al fattore culturale e linguistico che accomuna i due Paesi.

Ma questa tendenza sembra aver subito una brusca frenata, le esportazioni nei primi quattro mesi del 2022 sono cresciute solo dello 0,28%.

Come riporta Portugal Resident, riprendendo i dati pubblicati dalla testata economica Dinheiro Vivo, le vendite export di vino portoghese in termini di volume sono diminuite del 3,63%, - un calo di quattro milioni di litri rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente - mentre il prezzo medio al litro è cresciuto del 4,6%.

Per Jorge Monteiro, presidente dell'ACIBEV (Associação de Vinhos e Espirituosas de Portugal), non si tratta di un problema di competitività del vino portoghese, ma piuttosto di un generale "raffreddamento del commercio internazionale".

La Francia nel 2021 è stato il primo importatore in valore di vino portoghese con 116 milioni, seguito dagli USA con 104 milioni e dal Regno Unito con 98 milioni di euro. Il quarto mercato è il Brasile con 74 milioni di euro di vino importato. In termini di volumi, la graduatoria varia poco: Francia 428mila ettolitri, Regno Unito 277mila, USA 276mila e Brasile 267mila.

Secondo Monteiro, questi 4 quattro principali mercati export (Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Brasile) si stanno ritirando, così come "l'intero blocco europeo".

Andando più nel dettaglio, il Vinho verde ha perso l'8%; gli spumanti il 28,7%, mentre i vini di Dão Barrada e Douro sono cresciuti dell'1,4% ed il Porto cresce dell'1,1% in più rispetto all'anno scorso (per un valore di oltre 60 milioni di euro) . Anche i vini BiB (bag in box) stanno resistendo.

Jorge Monteiro ritiene che il raffreddamento delle esportazioni sia un effetto della guerra in Ucraina, indicando un calo della domanda da parte dei Paesi più vicini al conflitto: Germania, Norvegia e Svezia. Naturalmente l’export di vino in Russia è crollato del 57,5%, ma ci sono dei risvolti positivi: il Canada ha aumentato le importazioni dell'8,4%, la Polonia del 3,5% ed anche in Angola, Giappone e Messico la domanda è in aumento.

In altre parole, se non fosse per i mercati extraeuropei, i dati del Portogallo sarebbero nettamente peggiori.
"Non siamo in calo", ha affermato Monteiro, "stiamo semplicemente crescendo meno di quanto sperato. La verità è che continuano ad esserci problemi con i container che creano ritardi di due o tre mesi e c'è una carenza generalizzata di pallet all'interno del mercato che può aver contribuito a questo raffreddamento delle esportazioni".
Anche l'inflazione sta facendo la sua parte, aumentando i costi di produzione del 10-20%.

Per quanto riguarda il futuro, Monteiro non ha voluto sbilanciarsi: "Dovremo vedere come si evolverà il prezzo dell'uva nella prossima vendemmia", che arriverà ad agosto/settembre in un anno fortemente caratterizzato da precipitazioni inferiori alla media.