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Sud America Venerdi 04 Dicembre 2020

La nuova sfida del vino in Patagonia

L’esperienza di tre piccoli produttori argentini attraverso una spinta sempre più verso verso la diversificazione e la riconoscibilità dei propri vini.

di Federica Mataluna

L’Argentina è il più grande produttore di vino del Sud America e il quinto produttore su scala mondiale.

È inoltre il settimo Paese più esteso al mondo per superficie coltivabile, quindi potrebbe sicuramente rappresentare un mercato potenziale per quegli imprenditori pronti ad affrontare i rischi ma anche a cogliere le molteplici opportunità che un Paese così complesso lascia presagire.

È questo il caso dei tre imprenditori protagonisti dell’ultimo webinar promosso da Vinexpo NewYork intitolato “Small wine producers-making great innovative wines” (piccoli produttori producono grandi vini innovativi).

Si tratta di Mariana Onofri, wine director di “The Vines of Mendoza” e proprietaria di “Onofri Wines”, Hans Vinding-Diers, co-owner di Bodega Noemia e Edgardo Del Popolo, proprietario e viticoltore di Perse.

Ciò che accomuna queste tre storie è sicuramente lo spirito imprenditoriale e la voglia di differenziarsi in un mondo così competitivo come quello del vino, ma soprattutto di riuscire a farlo in territori complessi e spesso inesplorati come quelli della Patagonia, ad esempio.

È proprio nei vigneti della Patagonia, infatti, che Hans-Vinding Diers ha scelto di profondere il suo massimo impegno e la sua speciale dedizione di wine maker. La sua è stata una scelta ponderata e consapevole: perché la Patagonia e non la capitale del vino del Sud America quale è la città di Mendoza? 

La risposta è: differenziazione.  Una volta giunto in Patagonia negli anni 90, Hans è rimasto impressionato positivamente dal potenziale di quei territori: aria purissima, colline mozzafiato e vigneti secolari. Una cornice perfetta per lanciarsi in un progetto di produzione unico e irripetibile che avrebbe potuto lasciare un’impronta nel mondo del vino.

Tutti gli imprenditori del caso sono dunque d’accordo che proprio la differenziazione sia la chiave del successo dei piccoli produttori, specialmente in posti così remoti. Il punto di partenza per raggiungerla è sicuramente una scommessa sulla qualità; solo dei vini qualitativamente eccellenti possono competere con la concorrenza e non finire per essere inghiottiti dal mucchio. 

Uno standard qualitativo eccellente è certamente dettato dalla scelta del sito che, talvolta, afferma Hans, è quasi più importante del brand stesso. La vera sfida dei wine maker sta quindi nel saper costruire l’identità del luogo attraverso il proprio vino e ciò è possibile solo se si riesce a rispettare e capire ciò che quel territorio è in grado di offrire. È così, quindi, che anche un territorio apparentemente ostile e inospitale, afferma Mariana Onofri, se rispettato e propriamente adoperato, è in grado di regalare ottimi risultati.

Nonostante ciò, osservano gli imprenditori, le difficoltà non sono poche. Crearsi un network diventa più difficile che in altri luoghi e senza il supporto di giornalisti e critici enogastronomici la visibilità dei propri prodotti diventa una vera e propria sfida. 

In Patagonia, ad esempio, anche quelle che sembrano procedure ordinarie come l’etichettatura dei propri prodotti, diventano step che procedono a ritmi compassati e che richiedono una grande capacità organizzativa da parte dei produttori.

Ma ai loro occhi, l’unicità di quei luoghi in termini di qualità e identità ripaga appieno le sfide che quotidianamente sono chiamati ad affrontare e che rendono i loro prodotti competitivi e appetibili al pari di qualsiasi altra rinomata selezione di vini.

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