IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

Export

Trova le informazioni per approfondire la conoscenza dei mercati internazionali e per sviluppare un business vincente. Troverai una suddivisione per zona geografica.

Export Mercoledi 23 Marzo 2022

Vino, Australia: tramutare problemi in opportunità

Concentrare i propri investimenti su un singolo mercato è un errore: la perdita del mercato cinese può rappresentare un'opportunità per l’export di vino australiano.

di Emanuele Fiorio

Il 26 marzo 2021 il governo cinese ha imposto dazi fino al 218% sulle importazioni di vino australiano in bottiglia fino al 2026. Questo ha effettivamente chiuso le porte al più grande mercato di esportazione dell'Australia.
La vendemmia 2022 è ben avviata ma una nuvola di incertezza incombe sui produttori, in questo secondo anno di effettiva esclusione dal mercato cinese.

L'industria vinicola australiana si basa molto sulle esportazioni, il 60% della sua produzione viene spedita oltreoceano. In meno di un decennio, la Cina è salita in cima alla classifica dell’export australiano, diventando il primo mercato vinicolo con un valore di 1 miliardo di dollari australiani (733 milioni di dollari) nel 2019. Fino a poco tempo fa, la Cina rappresentava il 39% di tutte le esportazioni di vino australiano.

Come riferisce Wine Enthusiast, alla fine del 2021, un anno dopo la prima tornata di dazi, le esportazioni di vino australiano verso la Cina continentale erano diminuite del 97% in valore. Secondo l'ultimo Export Report di Wine Australia, il valore globale delle esportazioni di vino australiano è affondato del 30%.

Warren Randall, proprietario del Randall Wine Group, promotore negli anni passati degli investimenti sul mercato cinese ha rilevato che "In 180 anni, l'industria vinicola australiana non ha mai subito una tale battuta d'arresto".

L'impatto sulla Cina
I dazi non colpiscono solo i produttori australiani, anche gli importatori e i distributori cinesi hanno subito un colpo.

Baron Hong, direttore generale di Pran Wines, importatore e distributore cinese specializzato in vini australiani di qualità conferma quanto detto: "Da quando è stata annunciata la politica antidumping, non abbiamo importato neanche una bottiglia di vino australiano perché i dazi hanno reso impossibile venderli a causa dei prezzi smisurati. I vini australiani erano i più popolari tra i consumatori di vino cinesi, al primo posto in termini di quota di mercato". Per ora, l'attenzione di Hong si è spostata sui vini sudafricani e statunitensi.

L'impatto sull'Australia
Grandi aziende come The Randall Wine Group e Treasury Wine Estates, hanno i mezzi per trovare nuovi sbocchi di mercato. Randall ha annunciato piani per acquisire diversi brand australiani con forti connessioni ai mercati export al di fuori della Cina. Treasury, che ha annunciato una perdita di profitto di 77 milioni di dollari lo scorso agosto, si sta concentrando sui mercato domestico e su quelli di USA, Thailandia, Singapore e Malesia.

Ma i piccoli produttori hanno possibilità limitate e molti faranno fatica.

"La chiusura del mercato cinese lascia circa il 25% del raccolto senza una destinazione", evidenzia Dudley Brown, proprietario e fondatore di Inkwell Wines, piccola azienda vinicola biologica nella zona di McLaren Vale nel South Australia. "Molti coltivatori non hanno più canali distributivi dove piazzare la loro uva".
Nell'immediato questo potrebbe significare prezzi drasticamente ridotti con vini sfusi venduti a basso costo in altri mercati di esportazione.

Imparare dai propri errori
L'Australia sta lavorando per contrastare i dazi cinesi in sede WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) ma il processo è lungo e il primo tentativo è già stato fermato dalla Cina.

Alcuni, in questo contesto sfavorevole, vedono la perdita del mercato cinese come un'opportunità per l'industria australiana del vino. È necessario imparare dai propri errori ed evitare di concentrare i propri investimenti e progetti esclusivamente in un singolo mercato, come è accaduto in Cina.

Brown identifica nella sovrapproduzione un problema cronico del settore vino australiano e ritiene che la rimozione di alcuni vigneti sia una necessità, in particolare nelle aree di produzione intensiva che si affidano all'acqua di irrigazione a buon mercato.

Per Brown "questa potrebbe essere una occasione storica per selezionare varietà adatte al clima, coltivarle in quantità ragionevole e produrre nuovi stili di vino meravigliosi e freschi che il mondo ancora non conosce”.