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Export Lunedi 04 Aprile 2022

Vino, crollo mercato russo? I 5 fattori determinanti

Finora le sanzioni della UE sono state limitate al segmento del lusso, ma quali saranno i 5 fattori che determineranno il futuro del mercato del vino russo?

di Emanuele Fiorio

Secondo le stime di Nomisma Wine Monitor, la Russia nel 2021 era il settimo mercato al mondo per consumi assoluti di vino con oltre 9 milioni di ettolitri, in leggero aumento su base quinquennale.
Le importazioni di vino nel 2021 erano salite nuovamente sopra il miliardo di euro. 

Il vino italiano lo scorso anno aveva consolidato la sua leadership registrando un +17,8% a valore (344 milioni di euro) e un +20% a volume. Dopo l’Italia (con una quota di mercato pari al 33%), si erano posizionate Francia (19%), Spagna (12%), Georgia (10%) e Portogallo (4%).

Sergey Panov ha analizzato sulle pagine online di Wine Business International l’inedita e difficile situazione del mercato del vino in Russia.

Le sanzioni economiche inflitte da Stati Uniti ed Unione Europea stanno andando a colpire non solo il vino ed i beni di lusso ma tutto il commercio russo. A questo dato di fatto si aggiunge che il rublo non è più una moneta convertibile ed il rischio di un default è sempre più concreto.

I prezzi stanno andando alle stelle, i distributori russi ovviamente stanno tentando di mettersi al riparo, rivolgendosi ai vini nazionali o a vini importati da Georgia, Armenia o Turchia.

Il 14 marzo gli Stati Uniti hanno annunciato un embargo sulle importazioni di vino e distillati americani in Russia.
Anche l'UE ha deciso di limitare le esportazioni, ma finora le misure sono state limitate al segmento del lusso, puntando ai vini di fascia super-premium da 300 euro in su. Questa decisione risparmia la maggior parte del vino europeo.

Da parte loro, i buyer russi temono che il governo russo possa vendicarsi, vietando le importazioni di vini europei, come era già accaduto nel 2014 per  i prodotti alimentari europei.

La società di beni di lusso LVMH ha annunciato l'intenzione di chiudere i suoi circa 120 negozi in Russia. Diageo, Pernod Ricard ed Eddington hanno sospeso le vendite. Il California Wine Institute e il German Wine Institute hanno fermato le attività di marketing ed il Vinitaly Roadshow Russia che doveva tenersi il 3 marzo è stato cancellato.

I 5 fattori che determineranno il futuro del mercato russo

1 - Caduta del rublo e aumento dei tassi di interesse   
Nell'ultimo mese il tasso di cambio rublo-dollaro fissato dalla Banca Centrale è crollato da 73 rubli a 116 rubli per dollaro. Per la prima volta dagli anni '90, il rublo ha essenzialmente cessato di essere una moneta liberamente convertibile. La vendita di contanti ai privati è vietata, le banche hanno istituito una commissione forzata del 12% oltre al tasso di cambio. L'unica possibilità di acquistare dollari a prezzi di mercato rimane la borsa. Gli importatori di vino hanno concluso accordi di vendita al tasso di 73 rubli per dollaro, ma devono comprare nuove forniture a 108 rubli. Le aziende che non hanno abbastanza risorse finanziarie per compensare la differenza, rischiano di dover sospendere la loro attività. 

La liquidità è divenuta un problema. La Banca centrale ha aumentato il suo tasso di riferimento dal 9,5% al 20% e le banche stanno aumentando i loro tassi di prestito. Tutto questo crea il pericolo di un vuoto di liquidità. Con il calo della domanda, il crollo della moneta nazionale e i prestiti costosi, le aziende stanno affrontando rischi sempre maggiori. Il primo che ha chiuso i battenti è stato Delta Club, distributore di vini russi da 20 anni.

2 - Possibile bancarotta
L'economista russo Sergei Guriyev, ex capo della European Bank for Reconstruction and Development, ha annunciato il pericolo di fallimento e forse di nazionalizzazione delle banche private entro pochi mesi. Gran parte degli attivi bancari sono sotto forma di azioni di società russe e prestiti a imprese russe. Il 24 febbraio, le azioni hanno subito la flessione più forte di sempre, con il principale indicatore del mercato azionario russo (l'indice RTS), che è precipitato del 61%. La Borsa di Mosca è rimasta chiusa dal 28 febbraio, ha riaperto lunedì 21 marzo solamente per la contrattazione dei titoli di Stato federali russi mentre resterà ancora fermo il mercato azionario.

3 - Logistica complicata
Se c'è ancora speranza per i produttori di vino europei, quelli del Nuovo Mondo stanno vivendo ancora più preoccupazioni e difficoltà. Otto linee marittime (Maersk, CMA-CGM, MSC, Evergreen, Yang Ming, HMM, Hapag Lloyd, One) hanno sospeso le spedizioni verso la Russia, rendendo indisponibili il 95% dei container.

4 - Calo del potere d'acquisto e aumento dei prezzi del vino
Secondo una previsione di Robin Brooks, economista capo dell'Institute of International Finance, il PIL russo scenderà del 30% nel 2022, riportando l'economia al livello dei primi anni '90. Le sanzioni porteranno a una contrazione della domanda interna. I consumatori russi aumenteranno la loro quota di spesa per cibo e beni di prima necessità, riducendo inevitabilmente la spesa per il vino. 

Per molti russi il vino sta diventando praticamente inaccessibile. Anche prima della crisi, il prezzo medio della bottiglia di vino era di circa 350 RUR (3,26$/2,95€) sullo scaffale. Ora, in sole due settimane, la seconda marca argentina più popolare, Canciller Malbec, è salita di prezzo da 369 RUR a 629 (6,03$/5,46€). 
Tra i fine wines, Roederer Brut Collection è passato da 8.790 a 12.200 RUR. Una bottiglia di Champagne costa ora poco meno del salario minimo mensile di 13.890 RUR ($129/€117).

5 – Crollo importazioni
È probabile che il segmento di prezzo più popolare, fino a 400 RUR (3,37€), sia costituito esclusivamente da vini russi, georgiani e armeni.
Il mercato russo del vino non si è mai ripreso dall'annessione della Crimea. Il paese ha importato 1,227 miliardi di euro/1.350 miliardi di dollari di vini fermi e spumanti nel 2013 e non è stato in grado di tornare a quella cifra nonostante la crescita costante del vino. 

Come dicevamo in apertura, l’anno scorso l’import totale di vino in Russia aveva superato il miliardo di euro con una crescita in valore del +11,9% sul 2020 e l’import di vini italiani avevano toccato i 344 milioni di euro.
In questo momento, un ritorno del mercato al livello del 2009, quando la Russia importava solo 638 milioni di euro di vino in totale, appare uno scenario desiderabile ed ottimistico.