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02 2020

E ora che si fa?

Alla luce dell’ennesimo DPCM abbiamo raggiunto telefonicamente alcune cantine per capire con loro se quanto sta accadendo fosse in qualche modo stato previsto. Ci si era preparati? E se sì, come? Quali potrebbero essere i nuovi scenari del vino e come rispondere a una nuova crisi sugli strascichi della precedente? Quali le aspettative dal "ristoro" governativo?

di Giovanna Romeo

Forse era prevedibile. Probabilmente ognuno di noi ha sperato che quanto accaduto fino al mese di giugno potesse essere solo un brutto ricordo. Invece no; una nuova stretta con il DPCM del 24 ottobre ci riporta ancora una volta nell’oblio. Preoccupati sul fronte della salute e della tenuta del nostro sistema sanitario, non possiamo non chiederci che cosa ne sarà questa volta del comparto che più ci riguarda: il vino, i produttori, tutto il tessuto che ruota intorno ad esso ancora una volta schiacciato da decisioni che lo collocano, agonizzante, in una terapia intensiva. Da nord a sud le sensazioni variano anche in risposta a Ordinanze che restringono o addirittura allargano la maglia delle possibilità. Penso all’Alto Adige che ha stabilito, contrariamente al resto d’Italia, la chiusura dei bar alle 20 e dei ristoranti alle 22, anziché alle 18 come il resto del territorio nazionale.

È Armin Gratl, Direttore Generale di Cantina Valle Isarco che ha sugellato proprio in questi giorni un importante collaborazione con Riccardo Cotarella, ad esprimere scetticismo sulla rapida risoluzione di quanto sta succedendo. “Ero certo che ci sarebbe stata una seconda ondata, purtroppo sia noi come Cantina Valle Isarco, sia tutti i produttori altoatesini che lavorano con il turismo e con il canale horeca saremo di nuovo pesantemente colpiti. Le perdite del primo lockdown sono state dell’80%; ora il consumo è nuovamente in discesa con la chiusura imposta alle ore 18. Sebbene il nostro margine temporale sia più ampio (chiusura alle 22) ciò che ci colpisce in modo importante è la decisione della Germania di classificarci come regione a rischio. Questo significa niente tedeschi, niente turismo che rappresenta il 40% del consumo locale. Le misure prese a mio giudizio non saranno sufficienti, la paura che tutto questo durerà per l’intero inverno è più che concreta. Immaginare gli scenari futuri? Sicuramente non potranno che essere ancora una volta tempi difficili; da due settimane il nostro punto vendita sta nuovamente fatturando di meno e sin dal primo lockdown sono mancati completamente gli aiuti al settore del vino, sia a livello nazionale che locale. Mi riferisco ad aiuti alle cantine, contributi a fondo perso per sostenere un settore in grande crisi. Per fortuna in Alto Adige abbiamo aziende tutte piuttosto sane che negli anni hanno lavorato bene. Ci rimane ancora un filo di fiato per superare qualche altro mese di difficoltà e portare avanti gli importanti investimenti che Cantina Valle Isarco ha deciso negli ultimi anni, e sviluppato in un programma strategico pluriennale che vede peraltro la collaborazione e la consulenza di Riccardo Cotarella già dalla vendemmia 2020.

Appeso ad un filo del DPCM è rimasto anche Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta e Direttore Generale di Barone Pizzini, una delle realtà più importanti del territorio franciacortino da vent’anni in perfetto equilibrio tra ambiente e innovazione Rimandato a data da destinarsi l’evento Italia - Hong Kong, 50 anni di amicizia in programma meno di una settimana fa a Milano, Bresciani ammette di essere evidentemente molto preoccupato. “La chiusura alle ore 18 è un colpo pesantissimo. Si poteva intervenire creando forse delle zone rosse, penso a Milano e Napoli, o riducendo ancora una volta la capienza dei locali ma mantenendo viva l’attività. Chiudere tutto significa il crollo totale del mondo Horeca perché anche volendo rilanciare il momento pranzo, questo rimane una fase di lavoro generalmente più veloce e con scontrini più contenuti. Eravamo preparati? Credo che tutti fossimo consapevoli che ci sarebbe stata una seconda ondata, probabilmente non di questa entità. I nostri mercati ci indicano però che la situazione è addirittura peggio nel resto d’Europa, mentre migliora in Cina. Decreto Ristoro e interventi di sostegno, cosa ne pensa? Fino a giugno le cose importanti sono state fatte: cassa integrazione per le aziende agricole e, per le aziende sotto i cinque milioni, il 20% di fatturato perso ma soprattutto il blocco dei mutui, sono stati un contributo importante per la gestione delle aziende.

In Gallura, a Olbia, Gioacchino Sini titolare dell’azienda vinicola Un mare di vino - 8 ettari e mezzo di proprietà e 3 in affitto con una produzione di circa 60mila bottiglie nelle migliori annate - ammette di essere stato molto ottimista e ad avere creduto che qualcosa di più fosse stato fatto per affrontare il periodo autunnale. “Le perdite stimate da marzo a fine giugno sono di circa 85mila euro. Al Prowein avrei dovuto presentare il mio nuovo vino “Nero Smeraldo”; poi Vinitaly, fiere entrambe già pagate insieme al Merano Wine Festival. Mi sono difeso molto bene in un mercato che da marzo ha messo in piedi forti scontistiche. Dal 3 giugno ho recuperato un + 22% di fatturato. Speravo di poter lavorare in questa stagione un po' di più soprattutto con le mie etichette di rossi, ma vista la situazione non solo sarà molto difficile ma sarà addirittura probabile lo slittamento di Prowein 2021. Sarà necessario pensare immediatamente ad altre strategie; penso all’acquisto di botti grandi dove poter prevedere un maggiore tempo di affinamento per i vini rossi e per non dover svalutare ulteriormente il nostro lavoro”. 

Terre di Leone, ovvero Federico e Chiara, nel cuore della Valpolicella Classica sulle colline di Marano sono smarriti. Guardiamo avanti con positività anche se il mondo vino è strettamente collegato al mondo della ristorazione, del vivere, del muoversi. Esistono due stati d’animo, quello vissuto con la carica emotiva della difficoltà contingente e quello del guardare oltre l’ostacolo. Il mondo vino probabilmente appartiene di più al secondo pensiero: viviamo costantemente con una certa alea, si parte a marzo di ogni anno con il taglio della vigna senza sapere cosa succederà fino a ottobre, tempo della vendemmia. Si vive sempre sotto cause sospensive, un po' quello che proviamo oggi. Una visione forse troppo escatologica, d’altronde il lockdown non ha fermato la natura. Il tempo a volte è un alleato - racconta Federico -; i frutti di quest’annata li vedremo più avanti, lo spazio temporale che si frappone tra la vigna e la bottiglia o se vogliamo lo spazio temporale per cui si esauriranno gli effetti della pandemia. Perché c’era d’aspettarsela questa seconda ondata, mi verrebbe da dire. Come arginare le difficoltà? Per un’azienda piccola come la nostra (circa 45mila bottiglie) la soluzione la vedo nella teoria della lentezza. Non siamo un’azienda che produce oggi per vendere domani quindi tutto ciò ci permette di avere respiro. Rallentare, almeno nel nostro caso, ha costi in più ma anche qualche beneficio”. 

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