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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour, we trust in our future: 1 mese e 5000 mila km, alla scoperta della nostra Italia del vino. Un viaggio che ci porterà ad incontrare uomini e donne del vino nel Post Covid-19.
Italian Wine Tour Venerdi 14 Agosto 2020

Il futuro è adesso

Inutile perdere troppo tempo nel comprendere quando saremo fuori definitivamente da questa pandemia e quale sarà il futuro che ci aspetta, quello che conta è riuscire a vivere il presente con tutte le problematiche e le opportunità che ci prospetta. I tanti esempi positivi sia tra le aziende che tra la ristorazione.

di Fabio Piccoli

Sarà che sono rinfrancato dall’Italian Wine Tour che abbiamo da pochi giorni concluso ma non riesco a non essere ottimista. Nemmeno i pressanti titoli negativi dei nostri quotidiani e dei tg riescono a deprimermi. 

Forse mi sbaglierò ma non solo penso che ce la faremo, ma ritengo veramente che ne usciremo più forti.

Io con la mia famiglia questa forza l’ho toccata con mano grazie al camper Gino che ci ha accompagnato in quasi 60 aziende del vino italiano. E non tutte erano grandi e storicamente forti, alcune erano piccole e nate recentemente.

La loro forza ha tante motivazioni, ma quella che contraddistingue tutte è che vivono costantemente il presente cercando di individuare ogni possibile spiraglio per cogliere delle opportunità.

Insomma non si fanno sopraffare dalle problematiche che, per carità lo sappiamo tutti, sono tante come pure lo sono le incognite.

È chiaro che il fronte più preoccupante è quello del canale horeca e le quotidiane notizie che ci fornisce la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) non sono certo incoraggianti.

Tanto per citare un esempio, l’ultimo studio che ci è giunto dall’importante associazione ci racconta di un’Italia ancora spaventata e probabilmente più povera, con il 72% degli italiani che non è ancora entrato in un bar per fare colazione dopo la fine del lockdown; come pure il 67,9% dei nostri connazionali non ha ancora fatto un pranzo fuori casa e più o meno è la stessa percentuale che non ha fatto una cena fuori dalle mura domestiche. E la situazione peggiora, se possibile, guardando i dopocena fuori casa.

Non sta a noi discutere sull’attendibilità assoluta di questi dati, sicuramente non è un numero in più o in meno che può migliorare il quadro della situazione che è certamente preoccupante.

Il punto, però, come più volte abbiamo sottolineato, è trovare già oggi le possibili soluzioni per convivere con questo stato delle cose. Al tempo stesso, inoltre, dobbiamo però anche chiederci se la comunicazione che sta portando avanti la filiera vitivinicola, soprattutto in alcuni suoi segmenti, è quella corretta.

Mi permetto solo di ricordare che il vino è un prodotto ad alto valore emozionale. E cioè si tratta di un prodotto che, soprattutto nelle sue versioni di maggior posizionamento, richiede un’atmosfera positiva da parte dei consumatori.

Non vogliamo giudicare male le costanti informazioni negative che ci arrivano da media e organizzazioni professionali ma queste, purtroppo, generano ulteriore disorientamento da parte del trade e dei consumatori.

Non si tratta di omettere le negatività, ci mancherebbe, ma si dovrebbe però almeno provare a non utilizzare toni apocalittici che rischiano di scoraggiare anche quei consumatori, e noi riteniamo che non siano poi così pochi, che sono nelle condizioni di poter ritornare a frequentare con sicurezza un wine bar o un ristorante.

Ma fatta questa annotazione sul fronte della comunicazione, vogliamo raccontare di quel trade, ristoranti, enoteche, wine bar che hanno accettato la sfida della riapertura cercando di creare le condizioni di sicurezza ideali per i loro clienti e al tempo stesso garantirsi una sostenibilità economica adeguata.

Non esistono su questo fronte dati certi, peccato, e quindi dobbiamo rifarci alle esperienze personali, di amici e conoscenti e vari addetti ai lavori. Pur quindi non avendo dati statistici possiamo con serenità dire che nonostante le tante difficoltà ci sono locali che non solo hanno riaperto, ma stanno funzionando con dati talvolta anche superiori al medesimo periodo dello scorso anno.

Lo stesso vale per quelle cantine che hanno ridato fiato alla propria accoglienza e che oggi godono di presenze, soprattutto italiane, molto interessanti.

Certo, probabilmente è una minoranza, spesso fatta di realtà più organizzate e dinamiche che qualcuno potrebbe dire hanno sofferto meno anche nella fase uno di questo maledetto Coronavirus. 

La morale però che ci consegnano queste realtà in movimento è la possibilità concreta di andare avanti, di vivere già adesso un futuro che ci auguriamo tutti sia presto migliore per tutti.

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