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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour: 6 settimane, 90 aziende e 7000km in camper alla scoperta della nostra Italia del vino con focus l'Hospitality. Un viaggio che ci porterà a scoprire i servizi enoturistici e le risorse umane delle cantine italiane che hanno fatto dell'accoglienza un asset strategico della loro azienda.
Italian Wine Tour Martedi 11 Agosto 2020

Quanti insegnamenti e quante sorprese ascoltando i manager del vino

Ancora una volta ho imparato a non dare nulla per scontato e ad ascoltare con apertura le storie di chi porta avanti l’Italia del vino.

di Lavinia Furlani

Gli ultimi giorni del nostro Italian Wine tour sono stati contraddistinti dalla stanchezza mia e di Fabio ma soprattutto dalla gestione dei bambini che ormai sono arrivati stravolti! 

Ma ogni volta che scendo in un’azienda entro in un nuovo viaggio che mi fa sentire come al primo giorno. 

Non ho trovato un’azienda simile ad un’altra, non solo dal punto di vista produttivo ma soprattutto dal punto di vista umano. Questo è il potere dell’identità delle risorse umane che animano il nostro mondo del vino, la vera chiave della riconoscibilità. 

Ogni volta che risalgo sul camper mi accorgo che sale con me anche un pezzo delle persone con cui ho parlato. Mi porto via emozioni, sogni, fatiche, visioni. Ed è per questo che mi sento sempre diversa. 

Ormai lo sapete che durante le visite ci lasciamo ispirare dalle carte di The Wine Village, il nostro nuovo progetto legato allo sviluppo delle competenze nel mondo del vino e che parte dal presupposto che siamo tutti abitanti di un villaggio con ruoli e funzioni diverse e con una simbologia radicata in noi e nelle nostre storie di vita.

 

Che cosa ho imparato da Giampaolo Gavioli, Davide Guarini e Renato Guarini di Losito e Guarini

Ci sono degli incontri che nascono in salita, e questo è uno di quelli. Abbiamo cambiato programma e orario di visita più volte, fino ad arrivare a pensare che avremmo potuto intervistare i titolari in modalità digital. 

Ma è grazie a Giampaolo che invece l’incontro è avvenuto, grazie alla sua tenacia e a quel pizzico di insistenza tipico di chi sa che è importante che un incontro avvenga. 

Da Gianpaolo ho imparato quindi cosa significa essere convincenti e tempestivi, due caratteristiche che non possono mancare in un manager del vino oggi. 

Grazie per aver creato questo incontro e per avermi anche permesso di conoscerti meglio, credo che ci sia bisogno di persone con la tua visione in questo mondo, e grazie anche per avermi fatto capire che da soli non si va da nessuna parte, ogni successo nasce da un lavoro di squadra e da una molteplicità di competenze. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato il Cacciatore.

Veniamo poi ai titolari, Davide e Renato, che abbiamo incontrato per la prima volta ma che dopo dieci minuti erano già tutt’uno con il nostro mood. Due persone cosi diverse tra loro, non tanto su aspetti fisici, quanto su modalità di approccio. Ma cosi complementari, in sintonia e armonia da far sembrare semplice la gestione della loro azienda. Da loro ho imparato che esistono ancora l’empatia e i colpi di fulmine professionali, a prescindere dal tipo di azienda che si conduce, basandosi solo sulle caratteristiche delle persone che fanno le aziende. 

Renato mi ha insegnato che per far funzionare le aziende di famiglia occorre trovare un proprio spazio e un proprio ruolo che siano ben definiti e non sovrapposti ad altri, e che occorre il avere il dono della mediazione e del compromesso.  Renato mi ha trasmesso quel meraviglioso atteggiamento di chi sa essere presente pur lasciando spazio a chi ha un carattere più esuberante, e che con la giusta dose di ironia si può contribuire al successo di una azienda.

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato l’Agricoltore.

Davide mi ha insegnato che il sorriso, il buonumore, l’umorismo e l’amore per il proprio lavoro sono contagiosi e alla base della buona riuscita delle nostre imprese. 

Mi ha insegnato che oltre all’apparenza c’è sempre un duro lavoro che a molti sfugge e che oggi nessun manager può essere superficiale nella gestione delle relazioni commerciali, perché e’ un attimo fare errori che poi inficiano il business. 

Ma soprattutto Davide mi ha insegnato una cosa tanto fondamentale quanto rara: l’amore per la propria identità aziendale e produttiva, la trasparenza di scattare una fotografia reale della propria azienda, senza edulcorare nulla, senza scimmiottare altri e senza voler apparire per quello che non si è. Per essere cosi lucidi e trasparenti occorre aver fatto un percorso di maturità manageriale e di consapevolezza dei propri valori ma anche dei propri limiti. 

Grazie Davide per avermi fatto vivere tutto questo, senza ostentare la tua forte e contagiosa personalità . 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato lo Sciamano.

Non posso terminare il racconto senza citare l’incontro con Luisa, la mamma di Davide e Renato, con cuoi abbiamo trascorso solo pochi minuti. Ma sufficienti per farci capire che l’impostazione in questa azienda è stata dettata da lei, dal suo sguardo fiero, profondo, brillante e curioso.Quell’atteggiamento tanto orgoglioso verso i figli quanto di continuo monitoraggio che le cose vengano fatte come intende lei. Quegli incontri che ti fanno capire tutto senza dire niente.

 

Che cosa ho imparato da Mario Falcetti di Quadra

Mario fa parte di quelle persone che ti colpiscono per la lucidità di pensiero e per la capacità  di lettura dei fatti.  

Da lui ho imparato che non possiamo mai interpretare soggettivamente i fatti quando si parla di gestione aziendale, ma che dobbiamo prepararci ed avere una serie di chiavi di lettura complementari tra loro e con approccio oggettivo. Ascoltare Mario per me è stato come ascoltare un professore, da quanto ha saputo delineare uno scenario aziendale e globale con chiarezza e con analisi meticolosa senza essere incomprensibile.

Mario ha quell’approccio di chi sa vedere oltre alle cose, pur vivendo impastato nelle cose. 

Grazie Mario per la tua concretezza e per la tua capacità di sintesi. Due doti che non  sono innate ma che sono coltivate da preparazione costante, studio, analisi, letture e pensiero allargato. Ci ho pensato a lungo e sicuramente rintraccio in Mario quella velocità di incastrare le informazioni e di interpretarle per farle diventare strategia e azione tipiche di chi vede oltre e con velocità. 

Pertanto, tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato lo Sciamano.

 

Che cosa ho imparato da Silvia Gardina e Andrea Monico di Quota 101

Conosco Andrea da tanti anni e ho sempre apprezzato la sua capacità divulgativa chiara e appassionante. Da Andrea ho imparato che si possono cambiare ruoli nella propria carriera professionale ma che il segreto è non cambiare mai noi. Rimanere fedeli al proprio modo di essere, di concepire la vita e di trasmettere passione per il prodotto che si rappresenta. 

Andrea è un manager molto attento a ciò che lo circonda, anche quando pensi che sia distratto, ed è una spugna di informazioni. La sua curiosità lo salverà sempre e credo che questa sia una caratteristica importante per ogni risorsa umana nel mondo del vino. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato il Cuoco. 

Silvia mi ha insegnato che è fondamentale ascoltarsi per capire se la direzione che abbiamo preso è quella giusta. 

La sua esperienza professionale è stata segnata da un cambio di rotta importante e lei ha saputo avere il coraggio di cambiare, di non aver paura e di osare. 

Grazie Silvia perché mi hai insegnato che anche quando tutto sembra essere deciso, possiamo ancora determinare le sorti del nostro futuro. E lasciatelo dire, non ti vedrei in nessun altro posto se non nella corte di Quota 101, a dondolare  sull’altalena e sognare il futuro del vino italiano nel mondo!

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato l’Eroe.

 

Il nostro viaggio sta terminando ma non termina il germe che è stato gettato dentro di me e che mi farà ripensare il mondo del vino vissuto con ancora più centralità delle risorse umane che lo abitano e che sanno fare la differenza.