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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour, we trust in our future: 1 mese e 5000 mila km, alla scoperta della nostra Italia del vino. Un viaggio che ci porterà ad incontrare uomini e donne del vino nel Post Covid-19.
Italian Wine Tour Martedi 21 Luglio 2020

Velenosi dove il vino è donna

La nota impresa marchigiana rappresenta un esempio perfetto per evidenziare il ruolo dell’imprenditoria femminile nel nostro settore vitivinicolo.

di Fabio Piccoli

Sono sempre di più le aziende del vino italiane sapientemente custodite nelle mani delle donne. Imprenditrici, manager, attive in ruoli tecnici o gestionali ma sempre e comunque strategiche nel successo delle imprese nelle quali sono coinvolte.

Potremmo citare un mare di esempi al riguardo, ma questo nostro Italian Wine Tour ci ha portato in un’azienda che dal 1984 ha una forte connotazione al femminile.

Stiamo parlando di Velenosi, ad Ascoli Piceno, che oggi rappresenta un ottimo esempio di azienda dove la componente femminile ha un ruolo veramente strategico.

Pensiamo siano pochi nel nostro mondo del vino che non conoscano Angela Velenosi che è stata tra le primissime donne ad emergere nel maschile settore vitivinicolo.

Adesso può apparire facile l’accreditamento di una donna nel nostro settore ma quando Angela si è affacciata nel mondo del vino la situazione era ben diversa.

E l’ha fatto a modo suo, cioè non rinnegando mai il suo essere donna e la sua femminilità. 

Coraggio e intraprendenza sono doti che non le sono mai mancate e se oggi le donne del vino possono muoversi con libertà assoluta nel comparto vitivinicolo lo devono sicuramene anche a donne come Angela.

Adesso in azienda si sta affacciando anche la figlia di Angela, Marianna, che abbiamo avuto la fortuna di conoscerla proprio nella nostra visita durante il Tour e dobbiamo ammettere che ci è subito piaciuta. 

Marianna, possiamo dirlo già adesso con sicurezza, rappresenta una garanzia che il lato femminile non verrà mai meno in casa Velenosi.

Attenzione, non vogliamo apparire ingenerosi nei confronti degli uomini presenti in azienda, a partire da Ercole Velenosi che insieme ad Angela ha fondato l’azienda, o a Paolo Garbin che è entrato nella gestione dell’impresa nel 2005, ma penso che nessuno di loro se ne avrà a male se diciamo che Angela ha un ruolo centrale nella Velenosi.

Velenosi è diventato negli anni un’azienda chiave nel panorama vitivinicolo marchigiano e se oggi questa regione gode di una reputazione importante nel mondo del vino sicuramente lo deve anche al ruolo giocato in questi trentasei anni da quest’azienda picena.

Angela ci ha accolto nella sua azienda con il suo proverbiale entusiasmo e calore. 

Ci ha ricordato che non è stato facile imporre nel mondo del vino un marchio dal nome così “pericoloso” come Velenosi.

Ma anche in questa scelta di non voler assolutamente nascondersi si cela lo spirito di Angela e della sua azienda volto ad essere sempre se stessi, costi quel che costi, a volte anche con una giusta punta di provocazione.

In un mondo del vino talvolta un po’ ovattato e chiuso, Angela ha sempre avuto il ruolo di rompere gli schemi, spesso uscendo dalla noiosa diplomazia.

Ma non si deve mai essere tratti in inganno, Angela con il suo staff rappresentano una realtà di estrema concretezza, con una visione molto chiara del mercato e di come va affrontato.

Anche in questa fase così difficile Angela ci ha evidenziato la sua fiducia del futuro e come l’azienda non si sia mai fermata nemmeno durante la fase del lockdown più dura.

Mentre degustiamo uno strepitoso Roggio del Filare (70% Montepulciano e 30% Sangiovese), uno dei vini italiani più premiato e, lo ammetto, uno dei miei vini rossi preferiti, un cane grande continua a ronzarci attorno.

Angela ci racconta che è un cane ribelle, che ha scelto la loro azienda una decina di anni fa senza più andarsene.

“Ne ha fatte di tutti i colori, è un cane assolutamente anarchico che non ha mai accettato nessuna regola”. Questa descrizione mi ricorda il carattere di un componente chiave dell’azienda…

Dopo aver salutato tutti, usciamo dall’azienda ma il cane si mette davanti al nostro camper Gino impedendoci di andarcene.

Ci guarda sornione quasi a dirci “dove volete andare, rimanete qua come ho fatto io”.

Alla fine si sposta con fatica, ma forse aveva ragione lui.

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