Noi attenti osservatori del mercato cinese abbiamo preferito stare “zitti” in questi primi mesi del 2014 rispetto al progressivo calo dell�export enologico sul mercato cinese. Anche adesso che vogliamo iniziare a dire la nostra preferiamo un tono basso perch� i segnali che arrivano dalla Cina sono sempre di difficile interpretazione e diffidiamo di coloro che hanno in tasca “facili traduzioni” delle dinamiche del mercato cinese.
Detto questo, � indubbio che il mercato del vino in Cina sta evidenziando profonde battute d�arresto.
Basti pensare � come sta puntualmente evidenziando il Corriere Vinicolo, il settimanale edito da Unione Italiana Vini, il pi� attento strumento di informazione economica per il settore vitivinicolo italiano � che dopo aver chiuso un 2013 in calo (-0,5% del valore), ha registrato nei primi 3 mesi di quest�anno un vero e proprio crollo con una perdita di circa il 20% sia a volume (-62 milioni di litri) che a valore (-312 milioni di dollari). Il maggior calo (-30%) lo registrano i vini francesi (i vini di Bordeaux nel primo trimestre 2014 hanno perso il 20% in volume e il 22% in valore!) ma notevoli riduzioni le registrano anche Australia e Usa (-20% in volume). Si salva il Cile che si difende soprattutto con la sua politica aggressiva sul fronte prezzi mentre noi e la Spagna “galleggiamo” con una riduzione a valore nostra del 2% (grazie ad aumento dei prezzi medi delle nostre bottiglie esportate in Cina del 5%) e del 4% degli spagnoli.
Se questa � l�istantanea attuale � difficile capire con esattezza le ragioni di questo calo. Indubbiamente la politica di “austerity” voluta dal Governo Cinese, soprattutto per far fronte al dilagare della corruzione istituzionale (che coinvolgeva anche le vendite di vino, grazie alle regalie immense realizzate con soldi pubblici degli ultimi anni), ha inciso su questa diminuzione ma da sola non sarebbe sufficiente per giustificare un decremento cos� forte.
E� certo che anche l�economia cinese nel suo complesso sta crescendo ad una velocit� molto pi� ridotta rispetto al passato. Non a caso nel periodo d�oro dell�ascesa economica cinese (dal 2004 al 2008) si � registrato un aumento dell�import del vino dell�81,9% mentre nel periodo 2009/2013 l�aumento si � pi� che dimezzato (38,4%).
Se a questo aggiungiamo il calo di fatturato delle aziende vitivinicole cinesi (-40% dei profitti nel 2013 delle principali aziende vitivinicole cinesi) potremmo pensare che per il vino in Cina � notte fonda.
Eppure noi abbiamo invece la sensazione che siamo finalmente in presenza di un nuovo avvio del mercato cinese, molto pi� razionale e meno speculativo con la notizia buona che la Francia � stata messa in discussione nel suo ruolo incontrastato di leadership. Non dobbiamo assolutamente bearci delle “disgrazie altrui”, sarebbe una scempiaggine, ma costruire finalmente una identit� del vino italiano in Cina molto pi� forte e coordinata.
E� in atto una selezione delle societ� di importazione in Cina a dimostrazione che si sta esaurendo la fase speculativa e si sta evidenziando una maggiore corrispondenza tra le reali richieste del mercato con l�offerta.
A quest�ultimo proposito interessanti gli spunti di riflessione emersi nel recente seminario tenutosi nell�ambito di Vinexpo Asia-Pacific a Hong Kong, che ha evidenziato le pi� recenti evoluzioni del mercato cinese. A partire dalle modifiche della stessa struttura del mercato che sta portando ad una durissima selezione delle societ� di importazione passate in poco tempo � come scritto dal Corriere Vinicolo � da quasi 10.000 alle attuali circa 4.000. Si stanno quindi finalmente eliminando le tante societ� improvvisate a vantaggio di quelle pi� professionali. Come pure sta migliorando decisamente la logistica � ha sottolineato Dixon Yuan nel seminario sopracitato � con trasporti e consegne anche nelle zone pi� decentrate. Senza dimenticare la modernizzazione del sistema pagamenti a favore di carte di credito e pagamenti online invece del classico contrassegno.
Tutti segnali che in qualche misura fanno da contrappeso al calo dei numeri.
Segnali che possono diventare a nostro parere ottime opportunit� per le nostre imprese se finalmente il vino italiano sapr� conquistarsi una sua autorevole credibilit� e visibilit� su questo mercato.

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