Non sappiamo se essere soddisfatti o ulteriormente preoccupati nell�aver trovato conferma alle nostre valutazioni da quanto � emerso in un recente workshop internazionale sul tema “Il vino e la Cina” – organizzato a Montepulciano e coordinato dalla Biblioteca Archivio “P.Calamandrei” in collaborazione, tra gli altri, del Consorzio del Vino Nobile.
Osservazioni che si potrebbero sintetizzare nella frase di seguito riportata e tratta dal comunicato stampa elaborato dal Consorzio del Vino Nobile.
“Al vino italiano non fanno difetto n� qualit� n� prestigio per imporsi sul mercato cinese ma il mancato coordinamento tra una miriade di azioni, che pure hanno puntato sulla qualit� e su un�immagine corretta, ne ha finora frenata una pi� massiccia ed incisiva presenza”.
Potremmo gi� chiuderla qua la questione. Se pensiamo, infatti, di proseguire con questo tipo di frammentazione di iniziative per il vino italiano sar� difficile sfruttare al meglio le straordinarie potenzialit� del mercato cinese.
Anche all�ultimo recente Vinitaly sono state presentate, da numerosi soggetti, alcune iniziative sul mercato cinese, tutte, per carit�, che hanno al proprio interno aspetti interessanti ma siamo convinti difficilmente capitalizzabili se almeno non proviamo a creare una struttura di coordinamento per il sistema vino Italia.
Immaginare, infatti, visto il livello culturale attuale nel mercato cinese riguardo al prodotto vino, viste le dimensioni medie aziendali italiane, visto la difficolt� di monitorare con attenzione le reali competenze dei diversi soggetti proponenti la miriade di iniziative, di aderire a qualche progetto proposto sembra pi� una “scommessa” che un reale investimento.
Sempre durante il sopracitato workshop � stato rimarcato che, secondo un recente sondaggio condotto dal “China wine information network”, il 95% dei consumatori cinesi ha una limitata conoscenza del vino e del suo mondo ma � disponibile ad approfondirla. Il 60% preferisce, a parit� di prezzo, acquistare vino importato rispetto a quello domestico, con una marcata, recente tendenza a privilegiare vini di prezzo medio/medio alto rispetto a quelli di fascia alta. I margini di crescita, insomma, non mancano e la Cina � un immenso mercato ancora da valorizzare.
Interessanti anche i risultati di una ricerca presentata dal sociologo Qiu Zeqi, dell�Universit� di Chongqing, sulla percezione del vino occidentale in Cina e sulle abitudini dei consumatori. Il vino di qualit� si beve quasi esclusivamente in compagnia e viene considerato un eccellente strumento per cementare le relazioni sociali; addirittura, consumare nel corso di un banchetto una quantit� di vino che da ebbrezza � considerato un segno di fiducia verso gli altri commensali.
Durante il workshop, inoltre � stato sottolineato come alcune recenti misure restrittive adottate dalle Istituzioni cinesi in materia di scambio di regali di lusso, al fine di ridurre la corruzione, paradossalmente avrebbe aiutato il vino italiano che non si posiziona nella fascia top ma � apprezzato anche per l�eccellente rapporto qualit�-prezzo.
Purtroppo dietro quest�ultima verit� si cela anche il rischio di un posizionamento attuale del vino italiano in Cina ben al di sotto di quella che dovrebbe essere la reputazione e l�immagine del nostro vino. Il rischio forte �, in un mercato in cos� forte evoluzione, ma ancora molto “acerbo” sul piano della conoscenza del vino di qualit�, di essere percepiti come un Paese produttore di profilo “medio/basso”.


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