Come testimonia The Bulk Wine Club, le importazioni statunitensi di vino in bottiglia sono diminuite di 16 milioni di litri nei primi 6 mesi da quando sono stati imposti i dazi (18 ottobre 2019), mentre le importazioni di vino sfuso sono aumentate di 20,7 milioni di litri.

La Francia, il paese più colpito dai dazi di Trump sui vini in bottiglia, ha aumentato notevolmente le vendite di vino sfuso negli Stati Uniti ad un prezzo che è salito di oltre il 50%, raggiungendo i 4,37 USD/litro. Il paese transalpino ha incrementato le vendite di vino sfuso negli Stati Uniti sia in termini di volume (+348%, da 790.000 litri a 3,54 milioni di litri) che di valore (+574%, da 2,3 milioni di dollari a 15,5 milioni di dollari), a un prezzo medio che è salito di oltre il 50%, raggiungendo i 4,37 dollari al litro, notevolmente superiore alla media.

Negli States da novembre 2019 ad aprile 2020 si è registrato un enorme aumento degli acquisti di vino sfuso anche da Canada, Cile e Nuova Zelanda, mentre c’è stato un significativo calo da Australia, Sudafrica, Italia e soprattutto Argentina.

Per quanto riguarda l’import di vino sfuso, le crescite maggiori si sono registrate nei mesi di dicembre 2019 (+99,6%) e febbraio 2020 (+41,7%), mentre aprile 2020 è stato il mese più negativo con -23,8%.

I dazi relativi alle bottiglie di vino importate dall’Europa non hanno incluso il Portogallo e l‘Italia – principale fornitore di questa categoria di vini nel mercato statunitense – e altri paesi del Nuovo Mondo.

I dati di aprile 2020 relativi alle statistiche sulle importazioni di vino pubblicati pochi giorni fa dalla dogana statunitense permettono di sapere come sono andate le importazioni nei primi 6 mesi con le “Trump Tariffs” in vigore.
In questo semestre, le importazioni di vino in bottiglia degli Stati Uniti sono diminuite del 4,4% in volume e del 9,5% in valore, registrando perdite per 16 milioni di litri e 210 milioni di dollari. Al contrario, gli acquisti americani di vino sfuso sono aumentati di oltre 20 milioni sia in litri che in dollari; quindi, sia in volume che in valore si è registrato un aumento di circa il 12%, ad un prezzo medio che si è mantenuto a 94 centesimi al litro.
Questo aumento degli acquisti di vino sfuso compensa il calo degli acquisti di vino in bottiglia in termini di volume. Ma non in termini di valore, il crollo delle importazioni di vino in bottiglia è stato di oltre 200 milioni di dollari.
Gli acquisti di spumanti sono cresciuti di circa il 15% (+9,3 milioni di litri e +87 milioni di dollari), mentre i vini in bag-in-box hanno registrato un calo significativo.

In questo semestre, la Nuova Zelanda si distingue come il Paese con il maggior fatturato derivante dalle vendite di vino sfuso negli Stati Uniti con un incremento del 23,6% raggiungendo i 64,3 milioni di dollari (+12,3 milioni di dollari), che rappresenta il secondo incremento più alto in termini assoluti, subito dopo quello della Francia (+13,2 milioni di dollari).
Il Cile si posiziona ancora una volta al secondo posto, con 47 milioni di dollari (+6,4%), e un incremento ancora maggiore in termini di volume (+46%), a prezzi sostanzialmente inferiori.
Il Canada è comunque il primo Paese fornitore in termini di volume con 73 milioni di litri (+23,3%), anche se, dato che il prezzo medio canadese ha raggiunto appena 23 centesimi al litro, si colloca al quarto posto in termini di valore, lontano dalla Nuova Zelanda, il cui prezzo ha raggiunto i 3,12 USD/litro.
In negativo: le importazioni di vino sfuso australiano sono calate di oltre il 12%; le vendite dell’Argentina sono calate dell’84% (da 13,6 milioni di litri a 2,2 milioni di litri). Brutto semestre anche per il Sudafrica.