Spesso ci si rammarica che il vino italiano non abbia una vera cabina di regia per la promozione del sistema enologico nazionale sui mercati internazionali. Su questo fronte vi sono numerosi punti di vista tra gli addetti ai lavori: chi considera indispensabile una regia per coordinare al meglio le iniziative internazionali e definire una strategia collettiva del brand “vino made in Italy”; chi invece pensa che non sia poi cos fondamentale e che le aziende ormai sono mature per organizzarsi in maniera autonoma.

Su questo tema, molto complesso per la verit, siamo intervenuti pi volte in questi primi mesi di Wine Meridian, e sicuramente ci torneremo ancora, ma, approfittando dellintervista a Stevie Kim, senior advisor della direzione generale di VeronaFiere, nonch la managing director di Vinitaly International (www.vinitalyinternational.com), noi consideriamo il brand “Vinitaly” il potenziale, straordinario contenitore dellimmagine del vino italiano nel mondo.
Per questo riteniamo molto interessante il punto di vista di Stevie Kim che ormai da quasi cinque anni infaticabile manager di Vinitaly International che accompagna centinaia di aziende vitivinicole italiane su numerosi mercati mondiali del vino.
Conosciamo Stevie fin dallinizio della sua “avventura” con VeronaFiere Vinitaly e di lei abbiamo sempre apprezzato entusiasmo e passione e, pur non essendo italiana, un assoluto coinvolgimento nel destino della nostra enologia.

Innanzitutto Stevie, alla luce della tua ormai importante esperienza di Vinitaly International nell’accompagnamento delle imprese del vino italiano nei mercati internazionali, quale dal tuo punto di vista la capacit attuale del sistema vino Italia nel proporsi al mondo? E sempre dal tuo osservatorio privilegiato come vedi lo stato di salute del vino italiano sui mercati internazionali? Ritieni che in questi anni l’immagine del vino italiano nel mondo sia cresciuta?
Il vino, insieme alla cultura e alla storia di questo Paese, sono elementi che hanno sempre suscitato ammirazione ed interesse oltre confine. Il vino italiano, infatti, non ha avuto grosse difficolt a ritagliarsi una fetta di mercato in Paesi vicini come Germania, ma anche oltreoceano, in America dove il nettare di bacco molto conosciuto ed apprezzato. Paesi invece come Russia e Cina, hanno un gran potenziale ma purtroppo mancano ancora di conoscenza sufficiente del nostro prodotto, cos da portare i consumatori a scegliere dellaltro (es. vino francese o addirittura spagnolo o australiano in Cina). Ma i numeri promettono bene.
La nostra debolezza, soprattutto nei Paesi emergenti, sta nella mancanza di un vero e proprio sistema Paese. I nostri produttori spesso tendono a muoversi in modo frammentato senza tenere conto del fatto che unazione unitaria potrebbe portar maggiori risultati.

Sempre alla luce della tua esperienza quali sono gli errori da non commettere da parte delle imprese italiane sui mercati internazionali, soprattutto nei confronti di buyer e media?
Prima di tutto i nuovi mercati, ad esempio quello cinese, dovrebbero essere affrontati con prospettive realistiche. Popolazioni numerose come quella cinese sembrano offrire infinite possibilit di vendita, si dovrebbe, tuttavia tenere conto del fatto che qui la classe media ancora in via di sviluppo, soprattutto se si parla di approccio al vino; non interessata al vino importato, ma soprattutto non lo compra perch ancora non lo conosce abbastanza. In Paesi come la Cina, quindi, importante far conoscere la cultura italiana, insegnare ai consumatori locali come apprezzare il nostro vino, che essendo pi complesso di quello francese anche pi complicato da capire e quindi da vendere. Solo chi pronto ad un continuo lavoro ed investimento a lungo termine pu penetrare questo mercato e consolidare qui la propria posizione. I punti di forza dellItalia sono la moda e la cucina e quindi il famoso “stile italiano” che oltremare suscita forte interesse ed ammirazione. Dovremmo dunque usare questo come leva per introdurre il vino italiano nei mercati esteri.

Quali sono a tuo parere i mercati internazionali oggi pi favorevoli e pronti al vino italiano?
Sicuramente quello degli Stati Uniti il mercato dove il vino italiano meglio radicato (il vino italiano negli Usa leader tra i vini stranieri con una quota di mercato del 26,8% in volume e del 32,6% in valore). Paesi invece che stanno attraversando in questo periodo una forte crescita economica, come per esempio la Russia, la Cina, e certi paesi di Sud America, sono degli ottimi sbocchi per il mercato del vino italiano. In questi Paesi insieme con una crescita economica molto forte, aumentando repentinamente anche linteresse verso il nostro paese e i suoi prodotti.

Tra i mercati emergenti quali sono realmente i pi interessanti, quali azioni si potrebbero realizzare su questi mercati per accelerare le possibilit di sviluppo per il vino Italiano e le sue imprese?
In Russia, per esempio, il vino di moda come abbiamo potuto appurare dai ristoratori e distributori locali in occasione dellultimo Vinitaly Russia a Mosca. I russi hanno sicuramente una conoscenza maggiore del vino italiano rispetto al popolo cinese, il quale, pur essendo ancora molto affezionato al prodotto francese sta cambiando atteggiamento. Durante Vinitaly China ad Hong Kong i primi due giorni erano interamente dedicati al pubblico trade. Limpressione che abbiamo avuto che laffluenza fosse maggiore nel padiglione italiano rispetto a quello francese. Il terzo giorno invece, dedicato ai consumatori, linteresse era maggiormente rivolto al vino francese. Questo ci fa capire che il consumatore, che rappresenta il presente, ancora preferisce ci che conosce. Il trade, invece, che programma le tendenze di mercato future, guarda al vino italiano. Ogni territorio va dunque valutato singolarmente in base alla conoscenza che la popolazione ha sul vino e dal suo potere dacquisto.

Quali sono le strategie attuali e future di VeronaFiere Vinitaly per sviluppare ulteriormente le opportunit di export per le imprese del vino made in Italy?
La nostra strategia sta nel far diventare Vinitaly sempre pi internazionale. Per raggiungere questa meta cerchiamo di far partecipare sempre pi opinion leaders, importatori, buyers e giornalisti stranieri. Ci teniamo a creare rapporti di comunicazione e co-marketing con i key players e gli opinion makers locali, non limitandoci allevento singolo, ma mantenendo aperto il dialogo durante il corso dellanno. Lo scopo quello di scambiare le rispettive opinioni al fine di comprendere il modo migliore per ottimizzare il servizio fornito ai produttori, soprattutto per quanto riguarda la visibilit: far vendere una bottiglia in pi rimane sempre il nostro obiettivo! Questanno, in occasione di Vinitaly Usa a New York il 3 febbraio lanceremo due nuove iniziative:
– VIIC: “Vinitaly International Importer Connect” progetto B2B in partnership con Beverage Trade Network, una delle pi grandi piattaforme che mette in rete tutti attori del beverage, acquirenti, distributori, importatori e produttori e che fa base negli States.
– VIA Vinitaly International Academy, che aprir per la prima volte le proprie porte in occasione di Vinitaly Usa il 3 febbraio a New York presso il Metropolitan Pavilion. Si tratta di uninnovativa serie di masterclass che combiner degustazioni mirate con lezioni specifiche su i principali vitigni italiani. Laccademia, la cui direzione scientifica stata affidata ad uno dei maggior giornalisti ed opinion leader internazionali, Ian DAgata, stata creata per spiegare, divulgare e trasmettere le caratteristiche del vino italiano, per tutti i livelli di conoscenza, dal novello allesperto, in base al mercato a cui si rivolger.


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