L’Erbamat vinificato in purezza oggi è ancora solo un campione di vasca (vendemmia 2020), ma non passerà molto tempo perché il lungo progetto iniziato nel 1997 trovi risultati definitivi che esprimano pienamente il suo potenziale. Dopo anni di studi, ricerche, prove di vinificazione con un work in progress di tre espressioni, “Tesi 1”, “2” e “3”, nasce Animante Franciacorta DOCG, metodo classico da uve Chardonnay 77%, Pinot nero 17%, Pinot bianco 3% con un saldo di Erbamat (3%). Novantamila bottiglie racchiudono l’anima di un territorio antico e il successo di una sfida alla ricerca di più alti orizzonti qualitativi.

Un traguardo complesso, economicamente rilevante per gli investimenti fatti, che Silvano Brescianini, General Manager di Barone Pizzini, ha affrontato con la lungimiranza che da sempre lo contraddistingue. Il percorso è stato però di più ampio respiro, includendo il prezioso contributo di figure professionali come il Centro vinicolo provinciale di Brescia che negli anni ’90 ha dato il via allo studio di antiche varietà autoctone salvando ben 18 specie, recuperate tra vecchie vigne a pergola dall’estinzione. Gli approfondimenti condotti dagli agronomi Pierluigi Villa, Ottorino Milesi e Attilio Scienza sono stati resi noti nel 1997 e riportavano descrizioni precise sia dal punto di vista ampelografico che enologico.

Molte varietà sono state accantonate e, per la scarsa qualità e, per la difficoltà di gestione. Molte, tranne l’Erbamat, già citato dal medico bresciano Agostino Gallo nel 1564 nell’opera “Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa”, poi scomparso da tutte le mappe dei vigneti fino ai giorni nostri. Veniva così descritto: “utilizzato in uvaggi essenzialmente per apportare acidità e finezza”.

Nel 2008 Barone Pizzini, azienda nota per il suo lungo percorso biologico, insieme all’agronomo Pierluigi Donna dello Studio Sata, inizia la sperimentazione sul vitigno. Si scopre che l’Erbamat non è per nulla facile: tardivo, dalla buccia molto sottile per il quale necessita di posizioni ben esposte e ventilate, di elevata acidità, molto produttivo – predilige terreni magri -, scarsa quantità di zuccheri e conseguente bassa gradazione alcolica sviluppata. La sfida nella sfida che, con una buona dose di saggezza e un pizzico di follia, porta Barone Pizzini a declassare un ettaro di vigneto dai registri della DOCG, un ettaro di certezze ora impiegate per la produzione di Erbamat.

Il coraggio è dettato dalla convinzione che il vitigno sarà la chiave di lettura del futuro franciacortino, di un ulteriore sviluppo qualitativo della produzione nell’ottica di un’attenzione verso i cambiamenti climatici. Vendemmiato per la prima volta nel 2012, degorgiato dopo 60 mesi sui lieviti, prende il nome di “Tesi 1” (al quale seguiranno “Tesi 2” e “Tesi 3”), un VSQ Metodo Classico prodotto con un assemblaggio così suddiviso: Erbamat 60%, Pinot Nero 20%, Chardonnay 20%. Dopo oltre 10 anni di studi e di osservazioni direttamente in vigna, di mesovinifcazioni, di momenti duri e sfidanti, oggi finalmente prende forma il “nuovo” Animante con un 3% di Erbamat, più i classici vitigni Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco, il primo tra i Franciacorta proposti ad appassionati e critica enologica.

L’antico vitigno è stato inserito in Animante, perché questo vino rappresenta l’anima di Barone Pizzini racchiudendo in sé la natura viva di tutti i suoi vigneti e coronando il lungo e pionieristico percorso di rinnovamento in vigna ed in cantina che ha sancito la primogenitura di Barone Pizzini nell’esperienza biologica in Franciacorta, e oggi si presenta in una nuova veste. L’Erbamat ci ha colpiti per una condizione di quadro acidico molto stabile oltre che per il basso contenuto zuccherino, caratteristiche che – afferma l’agronomo Pierluigi Donna – se opportunamente studiate, potranno essere d’aiuto per i Franciacorta del futuro. Infatti l’altra caratteristica peculiare è la tardività, che favorisce complessità e aspetti aromatici e degustativi interessanti, ma soprattutto consente un grande adattamento al global warming”.

Un primo passo importante – ad oggi sono una decina i produttori che stanno lavorando con l’Erbamat -, un primo passo che ha trovato l’ulteriore spinta nell’aggiornamento del disciplinare di produzione che nel 2017 ha inserito la compresenza del vitigno fino ad un massino del 10%. Sono però ancora molti gli studi da compiere, tra questi la selezione clonale a cura dell’Università Statale di Milano e l’osservazione dell’evoluzione del vino. Una sfida che ha reso profondità al territorio franciacortino la cui viticoltura ha una storia di oltre cinque secoli. Un vero ponte tra passato e futuro.

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