La passione per la Sardegna, un progetto ambizioso, un metodo rigorosamente scientifico. Nasce così Ghjlà, il primo vino firmato Vigne Cappato, giovanissima azienda di Berchidda (SS) che da oggi va ad affiancarsi alle migliori espressioni vitivinicole locali portando nel territorio un’impronta enologica decisamente nuova, attraverso un Vermentino di Gallura dallo stile differente e dall’appeal moderno – unico e riconoscibile – pensato per sedurre il consumatore internazionale.

Proprio in una delle zone più vocate della DOCG Vermentino di Gallura e a quote più alte rispetto alla gran parte della produzione locale, il fondatore Giovanni Cappato – enologo milanese classe 1973 da sempre affascinato dalla Sardegna e attratto dalle sue potenzialità vitivinicole – ha scelto di coltivare un Vermentino che sappia di passato ma anche di futuro, di dare voce a questo “dialetto” regionale secondo le sue peculiarità naturali ma anche e soprattutto alla luce delle evidenze scientifiche più aggiornate. Un Vermentino che valorizzi i particolari descrittori dell’areale mantenendosi fedele al territorio da cui proviene ma allo stesso tempo, con un meticoloso lavoro mirato a preservare l’acidità naturale delle uve, proponga un nuovo equilibrio con le morbidezze tipiche dell’espressione classica dei Vermentini di Gallura, conferendo alla varietà la statura di un vino importante ed un grande potenziale di evoluzione nel tempo.

Da questo progetto prende vita Ghjlà, Vermentino in purezza dall’elaborata acidità che lo rende unico nel panorama dei Vermentini di Gallura.
Ghjlà significa “gelo”, a ricordare il gelicidio del 2017 che ha segnato la prima vendemmia di Cappato. Un colpo durissimo per la neonata vigna: produzione persa, molte viti da ripiantare, le altre da allevare da capo. Ma da questa caduta l’azienda si è rialzata e anzi ha deciso di onorare lo straordinario e potente fenomeno atmosferico dando il suo nome al primo vino imbottigliato. La produzione di Ghjlà è caratterizzata da una rigorosa catena del freddo. La vendemmia – realizzata in notturna, con cernita manuale e conservazione in piccole cassette riposte in cella frigo fino alla diraspatrice e pressate entro 8 ore dalla raccolta – è seguita da macerazione in acciaio a freddo per 36 ore, fermentazione in acciaio per 18 giorni a temperatura condizionata e con lieviti selezionati e affinamento in acciaio per 6 mesi e in bottiglia per almeno altri 6 mesi. Ghjlà viene vendemmiato a settembre per uscire sul mercato solo ad ottobre dell’anno successivo. Una scelta imprenditoriale dettata da un metodo rigoroso, che anche a costo di rischi insegue costantemente l’obiettivo dell’eccellenza, come spiega lo stesso Cappato: “In Italia il bianco è generalmente percepito come vino dell’anno, specie il Vermentino che non ha fama di longevità. Ma poiché riteniamo che Ghjlà non sia pronto in estate, preferiamo aspettare, anche se questo può comportare svantaggi dal punto di vista commerciale”.

L’approccio di Vigne Cappato alla viticoltura può essere definito a tutti gli effetti artigianale, quasi sartoriale: la scrupolosità del lavoro in vigna e la cura estrema dell’uva dalle radici alla bottiglia – facendo sempre le scelte migliori possibili per il prodotto – sono considerati presupposti inderogabili per garantire elevati standard qualitativi. Per Cappato, infatti, fare vino è una questione di scienza: per quanto sia fondamentale assecondare il flusso della natura, la vigna è frutto dell’intervento e dello studio dell’uomo e come tale va trattata e fatta crescere.

Coniugare il fascino e la storia della Gallura con il pensiero cosmopolita del terzo millennio: ecco la sfida di Vigne Cappato, che con il suo Vermentino mira a rendere la cultura del vino e del territorio di questa regione accessibile a tutti grazie ad un linguaggio moderno. Una volontà che si riflette pienamente non solo nello stile comunicativo ma anche nel visual della cantina, dal logo alle etichette, in cui la componente simbolica prevale su quella espressiva per creare un’immagine solida e contemporanea, seppur non dissacrante del passato, in grado di rappresentare la Sardegna “meticcia” di Cappato.