Artconvert Ritrama – live Waves, durante il webinar dedicato al wine design ha dato voce a Mario Di Paolo, artista di packaging competitivo, direttore creativo di Spazio di Paolo, una boutique creativa vocata al marketing e al packaging per il settore Food&Beverage divenuto il centro di un fluente scambio e frequentazione dei massimi rappresentanti delle avanguardie artistiche contemporanee a livello internazionale. Le origni di Mario Di Paolo sembrano segnate già dall’inizio, in un percorso che lo ha portato in alto nel mondo artistico. Di Paolo, infatti, è nato in una famiglia di artisti, con un padre fotografo e una madre scultrice e pittrice. “Sono sempre stato a contatto con l’arte e con le immagini. Ho fatto da assistente per mio padre durante numerose campagne pubblicitarie che ha creato. Mi sono sentito davvero fortunato – continua Di Paolo – perché ho avuto l’opportunità di imparare attraverso strumenti analogici. Da bambino, inoltre, ho capito come guardare le cose e come rifletterci, quindi come trasmettere messaggi e come sviluppare gli strumenti cognitivi tramite la fotografia, che è sempre stata molto importante per me proprio per il significato che esprimono le immagini”

L’abitudine di guardare il mondo attraverso la lente di una fotocamera è stato il trampolino di lancio, per l’artista, in modo da capire come riflettere su quello che ogni giorno vedeva. In questi anni si è spesso sottovalutata l’importanza di come si usano le mani e gli occhi per poi dare un senso compiuto al messaggio che vogliamo trasmettere, questo è ciò che Di Paolo cerca sempre di far capire, che l’esperienza tecnica rende possibile analizzare meglio la realtà. Per analizzare il target e le strategie di comunicazione che arrivino al consumatore è essenziale affidarsi a numerosi strumenti che partono proprio dall’esperienza. 

Il marketing, infatti, si è evoluto molto, adesso ci sono bisogni differenti e stumenti digitali ed è molto importante distinguersi. Il mercato, infatti, ora è globalizzato e ci sono talmente tante cantine o distillerie che non basta più puntare solo sul prodotto in sé, ma è imprescindibile mostrare la propria identità, il proprio DNA e se si riesce a far ciò si punta al giusto target. “L’arte è libertà di espressione, superare i propri limiti – ci confida Di Paolo -. Attraverso i colori, per esempio, si può comunicare il vino, e le rocce o il suolo dove crescono le vigne da dove l’uva nasce”.

Un altro aspetto in cui si è focalizzato Di Paolo è come l’etichetta si inserisce in maniera armoniosa sulla bottiglia. Non dobbiamo mai dimenticare la tecnologia che è collegata all’etichetta. La necessità è quella di creare etichette che possano essere riprodotte e applicate da impianti industriali. È importante, quindi, prestare molta attenzione a tutti i passaggi del processo di wine making e della creazione e applicazione dell’etichetta sulla bottiglia. “Cerchiamo quelli che sono i dettagli unici per una specifica linea,  in modo da evidenziare le caratteristiche che solo quel vino ha e renderla così indimenticabile. Ogni progetto è differente – continua Mario Di Paolo – si analizza in maniera separata dalle altre, con materiali particolari che esaltino al meglio le caratteristiche di quello specifico prodotto”.

La natura è una fonte di ispirazione, aiuta a definire i parametri della strategia di marketing, soprattutto per un prodotto come il vino, che nasce proprio dalla terra. È importante focalizzare sull’origine di quel prodotto per far passare il messaggio di quella realtà. L’Italia, infatti, ha il più alto livello di biodiversità al mondo. I prodotti che escono da Spazio di Paolo appaiono sofisticati ma genuini. “Attraverso la natura trasmettiamo il messaggio di tornare alle radici, per trasmettere emozioni. L’identità dell’azienda è la parte fondamentale che ci impegniamo di trasmettere al meglio. Abbiamo tutti le nostre caratteristiche – racconta l’artista – e sta a noi esaltarle e creare connessioni che parlino di natura, cultura, conoscenza e storia, tutti elementi essenziali”.

Un articolo pubblicato sulla Harvard Business Review intitolato “Si prega di toccare la merce esposta” spiega come, se un consumatore prende in mano una bottiglia e l’etichetta ne amplifica l’esperienza tattile, le possibilità dell’acquisto raggiungano il 99% perché le emozioni derivanti dal tatto provocano nel consumatore un’un’illusione di possesso che poi spinge il consumatore a possedere quella bottiglia per davvero e quindi ad acquistarla. 

La carta svolge un ruolo molto importante nella ricerca del piacere tattile. Specie se si tratta di una carta naturale, morbida e soffice, oppure ancora una carta goffrata o dall’effetto soft touch.

Come diceva Gianni Masciarelli, noto winemaker italiano, “non vendo vino ma emozioni“. “Queste parole riflettono quella che dovrebbe essere la strategia di marketing giusta – conclude l’artista – e io, come tutto il team Spazio di Paolo, lavoriamo partendo proprio da questo presupposto”.