Una statua in ricordo di un innovatore, un creativo, un visionario, ma soprattutto un vignaiolo: Giuseppe Quintarelli detto “Bepi”.
A dieci anni dalla scomparsa, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella ha voluto dedicare una statua ed intitolare il quartiere generale consortile di Sant’Ambrogio di Valpolicella, al “grande maestro” del Recioto e dell’Amarone.

“Era doveroso dedicare la sede del Consorzio ad un grande uomo, ad un grande vignaiolo come Giuseppe Quintarelli detto il Bepi” ha sottolineato Christian Marchesini, presidente del Consorzio ai nostri microfoni, “Oggi abbiamo dato rilevanza a questo uomo che ha reso grande l’Amarone e la Valpolicella moderna. È stato un innovatore che ha portato l’Amarone in tutto il mondo ed è riconosciuto come icona dei vini della Valpolicella”.

La statua in ferro è stata realizzata dal “sarto del ferro” e fabbro d’arte, Simone Scapini che ha spiegato in un video le scelte artistiche e concettuali alla base dell’opera: “Ho voluto rappresentare il territorio andando a mettere in evidenza delle impronte tipiche. La prima lamiera della scultura riprende la conformazione geografica e le caratteristiche del suolo che danno la connotazione al vino, la seconda lamiera è più esplicita con una impronta legata a delle rotondità che richiamano l’acino ed una sorta di movimento sinuoso che vuole rappresentare la fermentazione. L’ultima lamiera regala una impronta molto più profonda, lineare attraverso cui ho voluto indicare il carattere che Giuseppe Quintarelli ha impresso nel voler percorrere una nuova strada per il vino”.

“Ho l’onore di essere qua a ricordare el Bepi, come voleva essere chiamato lui” ha esordito Lorenzo Simeoni, cavaliere benemerito dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. “La cosa che ricordo maggiormente di lui è che con la sua flemma, con il suo modo di ragionare impersonava perfettamente il vino che produceva. Non dimenticherò mai intere mezze giornate passate nella tavernetta da basso a discutere. Lui non era enologo, lui ragionava in base alla sua esperienza e su ciò che aveva appreso dai maestri, persone del 1800. Non aveva fretta, impersonava la capacità di attendere il vino, per dare il giusto tempo. Giuseppe Quintarelli era profondamente credente, vorrei citare un cenno di San Paolo: “Benchè sia morto, parla ancora”. Infatti oggi noi siamo qui e perpetuiamo la sua persona e le sue parole”.

Fiorenza Quintarelli, figlia di Giuseppe Quintarelli ha ricordato il padre: “Oggi sento un misto di gioia, riconoscenza, gratitudine e ringrazio il Consorzio e tutte le persone presenti. Grazie perché ancora dopo 10 anni siamo qui a parlare di lui, a ricordarlo insieme a mia mamma Franca che è stata altrettanto importante per quello che ha costruito”.

Significative le parole di Andrea Lonardi, vicepresidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, “Credo che le denominazioni in grado di apprezzare il valore storico di importanti imprenditori particolarmente illuminati nella loro capacità di graffiare un territorio, di disegnarlo e di renderlo migliore di quello che era prima, dimostrino di stare bene e di avere una visione per il futuro. Giuseppe Quintarelli ha rappresentato questo per la Valpolicella, un innovatore, un creativo, con la capacità di vedere il futuro e di saper coniugare l’espressione di un territorio con una grande dote comunicativa. Ritengo che dedicare questa sede ad una figura così importante, così iconica ma anche così semplice sia una bellissima occasione per fare comunicazione e soprattutto per dire grazie a chi ci ha preceduto nel costruire nuove strade”.