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News Lunedi 25 Ottobre 2021

40° Premio Masi: i vincitori firmano la storica botte di Amarone

"Visione e coraggio" è il titolo voluto dalla Fondazione Masi, organizzatrice del Premio, nel suo quarantesimo anniversario.

di Redazione Wine Meridian

Sono il fisico Roberto Battiston, la ricercatrice ambientalista Jane da Mosto e il musicista imprenditore Paolo Fazioli - Civiltà Veneta -, il professore e divulgatore Attilio Scienza - Civiltà del Vino - e la Senatrice a vita e biologa di fama internazionale, Elena Cattaneo - Grosso d’Oro Veneziano - i vincitori della 40^ edizione del Premio Masi che hanno firmato la storica botte di Amarone, nelle cantine Masi in Valpolicella, alla presenza di Isabella Bossi Fedrigotti, Sandro Boscaini e Marco Vigevani - rispettivamente Presidente, Vicepresidente e Segretario della Fondazione.

I cinque interpreti del binomio “Visione e Coraggio” - capacità di guardare oltre il presente, immaginando soluzioni nuove ai problemi contemporanei, e audacia nell’intraprendere un cammino non ancora percorso - hanno riflettuto sul significato del ricevere il Premio Masi:

Roberto Battiston: “Sono onorato di ricevere il Premio Masi Civiltà Veneta, un riconoscimento da parte di una comunità che affronta con gli strumenti della cultura e dell’impegno professionale le sfide del mondo contemporaneo”.

Jane da Mosto: “È un onore completamente inaspettato e molto apprezzato ricevere il Premio Masi Civiltà Veneta. Il fatto che sia stata scelta significa che ora è il momento di agire, tutti insieme, con ‘visione e coraggio’. Ognuno di noi deve fare la propria parte per contribuire al ripristino degli equilibri - per salvare Venezia e la sua laguna e, con questo, aiutare il mondo”.

Paolo Fazioli: “Sono estremamente lusingato per essere stato scelto fra gli insigniti del Premio Masi Civiltà Veneta. La mia prima preoccupazione è quella di chiedermi se me lo sono veramente meritato. Ho sempre lavorato intensamente per la realizzazione del mio progetto di vita – altri più poeticamente lo definiscono il sogno di un visionario –, senza pensare che tutto questo prima o poi avrebbe destato la curiosità di chi monitora cosa accade nella società. Questo premio per me è la testimonianza che la determinazione e passione a portare avanti una missione importante non può passare inosservata agli occhi di chi esamina con attenzione le vicende del Paese e in particolar modo il panorama imprenditoriale. Tutto ciò rappresenta un incoraggiante viatico per continuare a percorrere il lungo e difficile viaggio che ho intrapreso”.

Attilio Scienza: “Ritengo questo premio una sorta di Nobel che intende evidenziare la ricchezza culturale del Veneto. I premiati afferiscono a discipline diverse, a testimoniare i rapporti di interdipendenza che esistono tra arte, letteratura, musica e ricerca scientifica. Mi sento davvero un privilegiato e ringrazio la Giuria del Premio Masi Civiltà del Vino per avermi scelto. Mi auguro che questo riconoscimento rappresenti per i giovani uno stimolo a cercare nello studio e nel lavoro la sintesi tra la cultura scientifica e la cultura umanistica.”

Elena Cattaneo: “Vincere il ‘Premio Internazionale Masi Grosso d’Oro Veneziano, riconoscimento nato per premiare l'impegno nel diffondere messaggi di cultura e progresso, mi onora. Un onore ancora più grande è riceverlo in un periodo così particolare della nostra esistenza, in cui la scienza ha dimostrato in maniera evidente come il suo metodo sia uno strumento a disposizione di tutti per affrontare le sfide del mondo che ci circonda, anche quelle che sembrano insuperabili. Questo premio, oggi più che mai, è un invito a promuovere l'importanza del metodo scientifico e della conoscenza”.

L’edizione di quest’anno segna un importante traguardo per la Fondazione: l’anniversario dei 40 anni del Premio Masi. Il Presidente, Vicepresidente e Segretario hanno così ripercorso questi decenni con un pensiero dedicato a ciascuna categoria del riconoscimento:

Isabella Bossi Fedrigotti ha ricordato la storia del Premio Civiltà Veneta: “Sono trascorsi quarant’anni dalla partenza del Premio Masi e abbiamo percorso un bel tratto di strada. Se cerchiamo una parola che incarni il riconoscimento Civiltà Veneta non ho dubbi nel dire ‘identità’; sebbene sia stata a volte un’identità difficile da individuare e di cui i veneti per primi sono spesso poco consapevoli, ma sempre presente nella traccia del premio, nella continuità data dal profilo dei premiati. Tutti quanti ci confermano di essere figli di una terra socialmente aperta, consci delle proprie radici ma non attardati a rimirarsi, che eventualmente praticano il dialetto però frequentano il mondo intero. La Fondazione Masi, oggi una delle istituzioni più attive al servizio del patrimonio culturale delle Venezie, ha messo sul piedistallo il Veneto vero, policentrico e dalle radici unificanti, un Veneto amato e celebrato non solo per nascita ma anche per adozione”.

Sandro Boscaini ha commentato in merito alla Civiltà del Vino: “Il Premio Masi Internazionale Civiltà del Vino, riconoscimento a personalità del mondo che hanno contribuito a esaltare l’antica cultura della vite, è nato in una fase critica della storia del vino italiano, colpito dallo scandalo del metanolo. C’è voluto questo momento di crisi per far capire che il vino è un patrimonio da salvaguardare, portatore di benessere al territorio e alle sue genti. Abbiamo messo sullo stesso piano la cultura del vino e la cultura tout court, premiando anche i rappresentanti del nobile e antico mestiere con la botte di Amarone, simbolo della tradizione culturale delle nostre genti e uno dei migliori prodotti della nostra terra, un made in Italy apprezzato nel mondo”.

Marco Vigevani ha così ripercorso la storia del Premio Grosso D’Oro Veneziano: “Già alla sua nascita (2003) il Grosso D’Oro Veneziano ha ricevuto dal suo fondatore, nostro Presidente onorario, Demetrio Volcic, i segni caratteristici che l’hanno accompagnato sino al giorno della sua maggiore età: riconoscere, nel segno della multiculturalità, personalità che abbiano attivamente operato per la pace e la comprensione tra i popoli. Il Grosso in questi anni ha mantenuto caparbiamente, più per sua virtù o suo Dna, che per una nostra scelta consapevole, i suoi tratti originari: non ha conosciuto confini, non si è lasciato ingabbiare in categorie ma come ogni organismo vivente si è sviluppato secondo una logica propria. Con i nostri amici e amiche di Fondazione non abbiamo guardato né alla nazionalità né al genere né alla lingua e nemmeno al campo di attività dei nostri premiati, eppure abbiamo composto quasi naturalmente una “famiglia” di personalità, ciascuna delle quali illumina una sfaccettatura di quell’idea condivisa di umanità alla quale, ancora e nonostante tutto, crediamo”.