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News Giovedi 24 Ottobre 2019

Brasile: tra burocrazia e grandi potenziali di crescita

Approfondiamo oggi le dinamiche del mercato sudamericano brasiliano, croce e delizia per i produttori italiani, nostra prima tappa del calendario tour 2020.

di Agnese Ceschi

Parliamo oggi di uno dei mercati più complessi al mondo in tema di importazione di prodotti vinicoli, e dunque parliamo del Brasile. Paese in cui molti produttori italiani stanno investendo energie non indifferenti, perché sulla carta mostra grandi possibilità, ma che impone ad oggi ancora significative barriere in entrata.
Per quanto riguarda il mercato del vino, secondo l’ultimo Osservatorio Vinitaly - Wine Monitor Nomisma, tra i Paesi emergenti ritenuti più promettenti al primo posto figura proprio il Brasile, con i suoi 324,9 milioni di euro di vino importato a livello globale e con un balzo in avanti in dieci anni del 156% dal 2007. Nei primi sette mesi del 2019, in particolare, il Brasile ha importato vino dal mondo per un valore complessivo di 171,86 milioni di euro (+0,8% rispetto allo stesso periodo del 2018), di cui 18,05 milioni dall’Italia (-2,7%).

Nonostante le rosee previsioni, purtroppo la situazione allo stato attuale è la seguente: le barriere tariffarie e non tariffarie presenti in questo Paese impediscono o rallentano lo sviluppo del business delle imprese vitivinicole.
Le aziende che esportano in Brasile devono conformarsi ai parametri e ai limiti analitici previsti dalla normativa brasiliana e fornire un certificato analitico dettagliato per ciascuno di essi (titolo alcolometrico, acidità totale, acidità volatile, acido citrico, solfati, cloruri, ceneri, estratto secco, alcool metilico, coloranti ed edulcoranti e sovrappressione per i vini spumanti).
È importante sottolineare che gli unici esami analitici accettati dalle dogane sono quelli emessi da laboratori riconosciuti e inseriti nel sistema SISCOLE del Ministero dell’Agricoltura brasiliano (MAPA). I laboratori di Unione Italiana Vini sono riconosciuti dal MAPA.

Una seconda disposizione, entrata in vigore lo scorso anno, introduce alcune novità in materia di documentazione all’importazione dei prodotti vitivinicoli in Brasile e stabilisce i format dei certificati che dovranno utilizzare gli esportatori. Il provvedimento è entrato in vigore a novembre 2018, ma è stato previsto un anno di transizione dall’obbligo di emissione dei nuovi format che, per quanto riguarda l’importazione di vino in Brasile, sono sostanzialmente due: il certificato di origine e, in alcuni casi specifici, il certificato di tipicità. Al certificato di origine deve essere allegato il certificato di analisi. Il certificato di tipicità è previsto unicamente per i prodotti che non rispondono ai requisiti di identità e di qualità, ad esempio rispetto al tenore alcolico minimo. Vale la pena rimarcare, che una specifica deroga all’emissione di questo documento è prevista per i vini a Dop e a Igp. Nonostante l’obbligo di emissione dei certificati nei nuovi format entri in vigore definitivamente a partire dal mese di novembre, sono diversi gli importatori che chiedono già adesso un adeguamento a tale normativa. Inoltre, considerando che normalmente una nave impiega 15-20 giorni per raggiungere il Brasile dall’Italia, è opportuno che il vino sia accompagnato quanto prima dal certificato con il format aggiornato. Poiché i prodotti importati possono essere commercializzati soltanto se conformi agli standard brasiliani, la normativa ha previsto campionamenti e ispezioni sistematiche prima dello sdoganamento dei vini. Tale obbligo avrà, ovviamente, un impatto sulle tempistiche delle procedure doganali.

Per quanto riguarda le tasse di importazione, anche su questo fronte vi sono alcuni cambiamenti in atto, ma in estrema sintesi allo stato attuale se un vino entra a 10 euro, nei vari passaggi di intermediazione lo portano con un ricarico tra l’80 e il 90% al retailer finale (ristoratore), di cui circa un 50% già per l’importatore. Il che significa che il prezzo è una variabile di estrema importanza in Brasile, anche i centesimi contano.

Proprio perché si tratta di un mercato così interessante, abbiamo scelto questa prima tappa per iniziare il nuovo anno. Il 30 ed il 31 gennaio 2020 partiremo, infatti, per il Brasile, dove San Paolo, città situata nell’omonima regione brasiliana, ci accoglierà per la nostra prima tappa 2020, in una due giorni di incontri B2B organizzata in partnership con Wonderfud.

L’evento B2B in partnership con Wonderfud vuole sostenere i produttori di vino italiani che desiderano ricavarsi uno spazio all’interno di un mercato così promettente. Il programma prevede infatti una sessione formativa iniziale sulle caratteristiche del mercato ed una serie di incontri b2b programmati con gli operatori del settore brasiliani, inclusi importatori, buyer e membri della stampa locale. Wonderfud si avvale di un metodo esclusivo per supportare le aziende italiane nei principali mercati di interesse: il suo nome è GOOD (Goal One Operation Development) ed è un metodo che parte dalla ricerca del mercato obiettivo e seleziona gli operatori stranieri interessati, programmando incontri di business in loco con modalità one-to-one, definendo il piano d’azione e stabilendo una relazione di partnership tra produttore e operatore.

I posti sono limitati, per ricevere maggiori informazioni sulla tappa, scrivere a eventi@winemeridian.com.