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News Giovedi 25 Febbraio 2021

California: quanto l’uso delle nuove tecnologie ha aiutato a contrastare il Covid-19

Ecommerce, e-mail marketing, degustazioni virtuali e importanti campagne sui social media: queste le attività di Kermit Lynch Wine Merchant, importatore e distributore di vini italiani e francesi.

di Federica Lago

Abbiamo contattato Anthony, figlio di Kermit Lynch, che nel 1972 ha aperto il suo primo negozio di vini in California a Berkeley. Ora è una realtà che distribuisce solo i vini che selezionano esclusivamente da Francia ed Italia, in tutti i 50 stati, Porto Rico e alcune province canadesi.

A lui abbiamo chiesto un feedback sul primo lockdown, lo scorso anno, e quali azioni hanno messo in campo per reagire al momento storico.
 

Anthony, descrivici la vostra realtà, come è nata e qual’ è il core business?

Kermit Lynch Wine Merchant è stata fondata nel 1972 quando mio padre, Kermit Lynch, ha deciso di aprire un piccolo negozio di vini al dettaglio ad Albany, in California. Dopo il negozio inizia a viaggiare, soprattutto in Francia per conoscere e degustare i loro vini; da li instaura rapporti proficui con i produttori e comincia ad importare direttamente da loro. 

Nel tempo è diventato uno specialista nell’importazione e nella selezione di piccoli domaines tradizionali, vendendo le sue selezioni nel negozio e successivamente aggiungendo la distribuzione nazionale negli Stati Uniti. 

Oggi rappresentiamo circa 170 fornitori di Francia e Italia, continuiamo a vendere i vini nel nostro negozio di Berkeley e a distribuirli in tutto il paese.

 

Cosa vi ha spinto a focalizzarvi solo sui vini francesi ed italiani?

La decisione di puntare sui vini francesi e italiani è stata una scelta naturale, basata sul sentimento più che su un “dogma” prestabilito. 

Entrambi sono paesi la cui cultura del vino ha emozionato, ha trasmesso di più a Kermit nei suoi anni di formazione rispetto ad altri, una scelta che si è consolidata negli anni, viaggio dopo viaggio, degustazione dopo degustazione, in queste grandi nazioni del mondo del vino. 

Con tutta l'esperienza che abbiamo accumulato in decenni, proviamo un profondo legame con la Francia e l'Italia, con la loro cultura per il vino, una vera e propria “immersione” che ci ha messo in una posizione unica per comprendere i vini e comunicare i loro valori anche ai nostri clienti.

 

Come avete vissuto il primo lockdown lo scorso anno e quali azioni avete messo in campo per contrastare l’incertezza del periodo?

Il primo lockdown lo scorso anno ha rappresentato una vera sfida per noi perché non avevamo mai vissuto nulla di simile prima e non eravamo preparati. Il nostro obiettivo principale era ovviamente quello di garantire la salute e la sicurezza del nostro personale e dei clienti, ma siamo stati in grado di elaborare strategie e scegliere nuovi modi per gestire la nostra attività rispettando tali protocolli. Abbiamo chiuso il nostro negozio al dettaglio al pubblico e ci siamo concentrati sulle offerte online, aumentando in modo significativo la portata della nostra piattaforma di e-commerce. Abbiamo realizzato una serie di promozioni e offerte speciali per incoraggiare i clienti a ricevere gli ordini. Attualmente mettiamo in atto linee guida rigorose per il distanziamento sociale, l'uso di mascherine e l'igiene in tutte le nostre strutture. Abbiamo raggiunto i nostri clienti con offerte e-mail e campagne sui social media. E abbiamo comunicato a stretto contatto con i nostri fornitori e distributori per cercare di soddisfare al meglio le loro esigenze.

 

Sicuramente l’utilizzo delle nuove tecnologie vi ha aiutato molto, raccontaci che impatto hanno avuto nel vostro lavoro quotidiano?

Le nuove tecnologie si sono rivelate essenziali per superare la pandemia, in particolare l'uso dell' e-commerce per continuare la nostra attività di vendita al dettaglio in assenza di acquisti in negozio. E piattaforme interattive live come Zoom ci hanno permesso di rimanere in contatto con i nostri fornitori e clienti nonostante non potessimo viaggiare e incontrarci di persona.

 

Ci descrivi il mercato californiano per il vino italiano?

Il vino italiano in generale è molto popolare in California, i clienti sono sofisticati nei loro gusti e nello loro scelte e generalmente piuttosto informati. C'è un vero e sincero entusiasmo per i vini più famosi d'Italia come Barolo, Barbaresco e Brunello, ma anche per le regioni emergenti (Etna, Alto Piemonte) e interesse per i vini tradizionali da uve autoctone e zone meno conosciute (Gambellara, Liguria, Alto Adige). 

I gusti dei californiani sono cambiati, ora prestano più attenzione ai vini equilibrati dove prevale la freschezza e la facilità di beva piuttosto che vini potenti di stile e prodotti con uve internazionali. Questa è un'ottima opportunità per i vini italiani perchè il cliente medio è abbastanza esigente e aperto a provare cose nuove.

 

Ultima domanda: che consigli ti senti di dare ai produttori italiani che vogliono entrare in questo mercato?

I produttori italiani che vogliono entrare in questo mercato dovrebbero concentrarsi sulla loro capacità produttiva e realizzare i propri vini nel modo più autentico possibile. 

Importatori e consumatori sono sempre più consapevoli e apprezzano vini equilibrati, prodotti con cura, con un'anima e un senso genuino del luogo dove nascono.

Investire molto nel marketing a scapito della qualità del prodotto ha purtroppo ottenuto l’effetto contrario, gli italiani devono capire che il punto di forza del vino italiano è la sua autenticità e la storia

Il mercato inoltre è sempre più interessato all'agricoltura sostenibile (biologica e biodinamica) e alla vinificazione naturale, limitando al minimo gli interventi. Proprio per questo motivo i viticoltori dovrebbero concentrarsi nella produzione di vini puliti, equilibrati e tipici preferendo questi metodi artigianali: il successo sarà loro assicurato.