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News Lunedi 12 Settembre 2022

Cambiamento climatico: la mano dell’uomo può fare la differenza

Antonio Rallo ci parla dello stato dell’arte della vendemmia in Sicilia e ci illustra l’importanza di intervenire correttamente per canalizzare gli effetti di una natura che ci sfida.

di Claudia Meo

La vendemmia siciliana si contraddistingue per la sua lunghezza: per fare cifra tonda, 100 giorni per raccogliere tutte le uve di questo variegato continente enologico. Abbiamo intervistato il Presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, Antonio Rallo, per condividere le sue riflessioni a circa metà percorso, quando le varietà precoci internazionali sono quasi tutte in cantina ed è in corso la raccolta degli autoctoni, con i dovuti distinguo legati a varietà e terroir.

“A differenza del resto del Paese non possiamo dire di aver sofferto la mancanza di pioggia in questa stagione: dal 1° ottobre dello scorso anno abbiamo rendicontato precipitazioni superiori del 20-25% rispetto all’anno scorso ed ha piovuto di più anche rispetto alla media degli ultimi 10-20 anni. Il caldo eccessivo che si è verificato a giugno, quando il frutto ha bisogno di accrescere le proprie dimensioni, ha inciso tuttavia sulla grandezza dell’acino; circostanza che ha comportato cali di resa in termini di quantità stimabili nell’ordine del 20%”.

Queste sono le prime proiezioni di una vendemmia che procede a raggera, partendo dalla costa occidentale e si sposta gradualmente verso sud est, per concludersi a ottobre inoltrato sui crinali dell’Etna e che, rispetto a vent’anni fa, fa comunque registrare in media circa una settimana di anticipo.

“Bacca piccola fa buon vino, possiamo però dire con orgoglio: stiamo vedendo uve molto sane, in quanto l’estate non è stata umida e il percorso dell’uva dalla fioritura è stato buono: ci aspettiamo un’ottima concentrazione e, per quanto riguarda i rossi, ottima struttura e setosità dei tannini”.

Quali sono i meriti dell’uomo in un anno come questo, che comunque ha scritto una pagina complessa nella storia recente della viticoltura italiana?

“La mano dell’uomo fa sempre la differenza: pensiamo ai violenti incendi che hanno interessato Pantelleria: le zone coltivate hanno aiutato a contenere grandemente gli effetti devastanti del fuoco. La terra coltivata non brucia: i nostri cappereti, i vigneti e in certa misura anche gli oliveti hanno contribuito a frenare l’avanzata degli incendi; i muretti a secco hanno dato il loro importantissimo contributo”.

Riflessione di grande attualità e, riteniamo, di grande portata socio-economica: l’agricoltura può dare un enorme contributo per la tutela della sicurezza dell’uomo e dell’ambiente, per la protezione del paesaggio e, quindi, per la conservazione di un patrimonio culturale e turistico di inestimabile valore, come è l’intero territorio siciliano, a partire dai suoi arcipelaghi per arrivare al suo ricchissimo entroterra.
Se si considera poi che il riscaldamento globale si combatte anche e soprattutto con il corretto uso delle acque, diventa cruciale che chi governa e chi gestisce il patrimonio viticolo operi nel modo più illuminato.

“Quest’anno siamo partiti con gli invasi tutti pieni e siamo riusciti ad arginare i momenti di eccessivo calore: come uomini del sud siamo abituati a gestire anche annate estremamente siccitose. Anche le singole aziende dispongono di laghetti collinari ad uso irriguo e le dighe in periodi estremi vanno a beneficio di tutti i produttori. Ciò ci ha permesso di arginare il calo quantitativo e di gestire al meglio il processo fisiologico della pianta. Per questo motivo non ci piace parlare di irrigazione di soccorso, ma di irrigazione di qualità”.

Non è quindi l’assenza di acqua che preoccupa i gestori siciliani del patrimonio vitato, ma, semmai, la necessità di sfruttare al meglio il patrimonio idrico, evitando dispersioni e sprechi. “Potremmo essere ancora più efficaci gestendo meglio la rete distributiva tra i diversi invasi, preservando le risorse idriche per i momenti di maggiore bisogno, e canalizzando le acque laddove gli eventi atmosferici, sempre più estremi e diversificati sul territorio, lo rendano necessario”.