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News Mercoledi 06 Luglio 2016

Cantina di Soave, crescere in coerenza con il territorio

La grande responsabilità, sentita, della Cantina di Soave nel presente e nel futuro del grande bianco italiano. Un futuro all'insegna del rispetto del territorio, del posizionamento dei prodotti, della competenza delle risorse umane

di Fabio Piccoli

Bruno Trentini

Il progetto "Soave Next Generation" è tuttora in fase di realizzazione. Sono molte le aziende da incontrare e le nostre non vogliono essere solo "semplici" interviste ma incontri dai quali riuscire a capire quali sono i sentimenti, le aspettative, perchè no anche le paure di questa generazione che oggi ha in mano il presente e il futuro di una delle denominazioni storiche italiane.
Siamo a circa metà del nostro lavoro e abbiamo deciso di iniziare a pubblicare i primi "racconti" di questi nuovi protagonisti del Soave. Non sono nella versione integrale che sarà oggetto di una pubblicazione più ampia ma servono per evidenziare fin da subito quello che è il "sentiment" attuale dei produttori nei confronti della loro denominazione.
Sensazioni che potremmo sintetizzare giù nelle seguenti "parole chiave":

Fiducia: nel futuro
Consapevolezza: della responsabilità
Orgoglio: nella propria denominazione
Eredità: importante ricevuta e da valorizzare ulteriormente
Ricerca: di nuovi valori di riconoscibilità
Disponibilità: a confrontarsi tra produttori senza barriere e pregiudizi
Coraggioo: nell' affrontare mercati sempre più complessi
Curiosità: nel non limitarsi a guardare solo il proprio "orticello"
Formazione: nella consapevolezza che si può crescere solo se competenti
Consorzio: fiducia ancora nell'importanza dell'aggregazione
Innovazione: di prodotto e di comunicazione
Ambiente: la consapevolezza di tutelarlo

Non si può affrontare il tema del passaggio generazionale nella denominazione del Soave senza ascoltare anche la visione di quella che è la realtà più rappresentativa e cioè la Cantina di Soave.

Anche la cooperazione, inoltre, vive, magari con modalità diverse rispetto alle realtà private, il tema dei cambi generazionali sia all’interno del suo motore produttivo (i soci conferitori) ma anche nella sua struttura gestionale (dalla cantina alla comunicazione).

Per queste ragioni abbiamo ritenuto molto importante capire dal più grande attore produttivo di questa denominazione visioni future, speranze e preoccupazioni.

 

Quando ci si trova di fronte a grandi produttori dal cui destino dipende anche molto dell’immagine, della reputazione e, più in generale, dell’economia di un territorio, di una denominazione, si deve avere sempre una forte attenzione ed evitare le semplificazioni o, peggio ancora la facile demagogia.

Bruno Trentini, direttore generale ormai da quasi vent’anni della Cantina di Soave, una delle più importanti realtà cooperative del nostro Paese e il player più grande sia nella denominazione Soave che Valpolicella, è cosciente della responsabilità che la cantina che dirige ha nei confronti dei territori in cui è presente.

"Spesso si pensa, sbagliando, che un grande produttore conduca la sua battaglia produttiva e commerciale senza riflettere bene rispetto alle conseguenze che la sua azione può avere per tutto il territorio di produzione. Nulla di più falso, i primi attori produttivi che hanno interesse nell’avere una denominazione con una buona reputazione e posizionamento sono le grandi aziende che investono cifre enormi per gestire produzione e mercato e hanno un fabbisogno assoluto di sostenibilità economica". Così ci accoglie Bruno Trentini un manager del vino di lunga esperienza e con la caratteristica preziosa di dire quello che pensa e di non nascondersi mai dietro le parole. "Io penso che la Cantina di Soave abbia dato molto all’immagine di questo grande bianco italiano e cerchi sempre di qualificare al meglio non solo il prodotto ma anche la sua immagine "spiega Trentini" e questo lo dimostra anche la nostra crescita sul brand Rocca Sveva che da anni ormai è tra i punti di riferimento dell’enologia di qualità della nostra denominazione, riuscendo a portare a casa riconoscimenti importanti della più autorevole critica enologica internazionale".

"La dipendenza che esiste tra la nostra denominazione e il nostro successo commerciale, la nostra reputazione è talmente forte ed evidente che saremmo folli a non preoccuparcene quotidianamente. Per questo, ad esempio" aggiunge Trentini" siamo parte attiva nei Consorzi di tutela in cui siamo presenti al fine di dare un contributo costante non solo economico ma anche di strategie per tenere alto il posizionamento dei nostri vini. Come pure eclatante è l’esempio dell’Amarone della Valpolicella dove, pur potendo produrne molto di più, abbiamo scelto responsabilmente di crescere senza mai rischiare di far perdere il corretto posizionamento a questo grande vino veronese".

Per Trentini fondamentale è avere coscienza e competenza sulle proprie potenzialità produttive ma al tempo stesso conoscere sempre di più le dinamiche dei mercati.

"Talvolta" sottolinea Trentini "alcune imprese medio piccole del nostro Paese faticano a trovare una giusta capacità competitiva non solo per questioni dimensionali (che pur rimane un gran problema) ma anche per non avere competenze e risorse umane adeguate ad affrontare la complessità attuale dei mercati. A quel punto il prezzo diventa l’unica leva che riescono ad utilizzare e se non hai dimensioni adeguate rischi di uscire dal mercato. Per questo io ritengo che le capacità imprenditoriali, la forza delle aggregazioni, la competenza delle risorse umane sono oggi pre requisiti imprenscindibili per essere competitivi sui mercati".

E rispetto al Soave e soprattutto al suo futuro, quale è il pensiero del maggiore attore della denominazione?

"Io sono tra quelli che vede il bicchiere non solo mezzo pieno ma che considera oggettivamente buona la situazione del nostro grande bianco. Se guardo anche solo la crescita di questi ultimi due anni siamo passati dai 400.000 hl venduti nel 2014 ai 420.000 hl dello scorso anno. Penso che quindi, grazie allo sforzo di tutti i produttori e anche del nostro Consorzio di tutela nella promozione si sta cercando di far fronte non solo alle evoluzione dei mercati ma anche alla evidente competizione di altri prodotti, a partire dal Pinot Grigio e dal Prosecco".

"E a questo proposito, vorrei evidenziare " conclude Trentini" che in una fase così complessa, con due competitor del peso di Prosecco e Pinot Grigio, il Soave è stato l’unico bianco italiano ad essere competitivo. E questo non lo dobbiamo mai dimenticare".