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News Lunedi 15 Marzo 2021

Come sono cambiate le abitudini di consumo nel 2020: punti fermi cercasi!

Cerchiamo di definire quali sono le "certezze" che ci portiamo dopo un anno di pandemia, aiutandoci con l’indagine di mercato di GWI.

di Agnese Ceschi

Photo by Guillermo Nolasco on Unsplash

Dopo quasi un anno di pandemia, abbiamo esplorato in dettaglio molti degli effetti che questa situazione di isolamento e distanziamento sociale ha causato. Dalla scelta delle vacanze, passando per le attitudini al consumo di alimenti fuori casa, dal lavoro alla vita sociale, perfino la scelta di cosa bere e mangiare in casa: ogni frangente è stato inesorabilmente influenzato da questa pandemia. Analizzando i cambiamenti, non sorprende quanto anche l'interesse delle persone per le bevande alcoliche sia stato profondamente influenzato.

Tuttavia, se certi frangenti sono stati tristemente (e ci auguriamo temporaneamente) eliminati dalla vita delle persone, pensiamo all’idea di viaggiare o frequentare locali, teatri, cinema e occasioni di festa, le abitudini di consumo delle persone rispetto agli alcolici sembra che non siano scomparse, anzi sembra che il virus sia stato un catalizzatore nell’aumentare l'assunzione di alcol e iniziare a sperimentare nuovi brand e tipi di bevande alcoliche.

Vediamo assieme dunque quali sono i punti fermi (se di punti fermi possiamo parlare, nella completa incertezza del momento) con cui concludiamo questo primo anno di pandemia, formulati da un’interessante indagine di mercato condotta dalla società internazionale GWI

1 Le persone bevono di più a causa della pandemia.

Secondo gli intervistati, consumatori mondiali che bevono abitualmente birra, vino, liquori o altre bevande alcoliche, gli stessi dicono di aver iniziato a consumare più alcol e più spesso durante il giorno di quanto farebbero normalmente. Queste nuove abitudini, guidate senza dubbio da noia ed isolamento, sono state messe in atto principalmente da consumatori abituali e da alcuni gruppi specifici. Alla fine di maggio 2020, alcuni dei lock down più gravi come quelli entrati in vigore in Nuova Zelanda, Regno Unito e in molte aree urbane degli Stati Uniti, hanno registrato alcuni dei maggiori aumenti nell'assunzione di alcol. 

Tuttavia, i lock down non hanno sempre avuto questo effetto. In Italia, che ha registrato alcuni dei più alti tassi di infezione e il duro lock down primaverile, i consumatori hanno sviluppato il 42% in meno di probabilità rispetto alla media globale di dire che stavano bevendo di più a causa del coronavirus.

I consumatori più coinvolti in questo fenomeno a livello globale condividono una serie di caratteristiche: uomini giovani, con reddito e livello di istruzione più elevati rispetto alla media. Inoltre, l’homeschooling e la difficoltà a gestire la quotidianità familiare con didattica a distanza dei figli e nervosismo per la chiusura delle scuole e delle attività pomeridiane ha portato molti genitori, specialmente quelli delle generazioni Millennial e Z, ad aumentare il consumo degli alcolici, visti come momento per spezzare la difficile routine quotidiana. 

2 Gli acquisti di alcolici online sono aumentati nel corso del 2020.

Gli acquisti online di alcolici sono cresciuti su tutta la linea. Tuttavia, l'adozione di servizi di consegna online differisce leggermente in base al tipo di alcolico e ai brand.

Mentre i bevitori di vino e liquori hanno dimostrato di acquistare online di più rispetto al consumatore medio, gli amanti della birra sono rimasti sostanzialmente in linea con i consumatori in generale.

Non sorprende che la maggior parte di questi ordini online sia stata effettuata da Millennials o consumatori esperti della Generazione X. Prima della fine del 2020 oltre un quinto dei wine lovers Millennial ha ordinato alcolici online e i Millennial sono anche i più propensi di tutte le generazioni a cercare i brand online prima dell'acquisto.

3 I consumatori hanno iniziato a sperimentare nuovi brand.

In uno spazio sempre più orientato al distanziamento sociale, sembra che i consumatori siano meno fedeli al brand. A livello globale, solo circa la metà dei consumatori di bevande alcoliche afferma di essere fedele ai brand che gli piacciono e la percentuale è diminuita su tutta la linea lo scorso anno. Secondo i dati dello studio sul coronavirus di GWI vediamo che molti bevitori hanno utilizzato la pandemia per sperimentare completamente nuovi brand e nuovi tipi di bevande. 

Al culmine dell'isteria del coronavirus la scorsa primavera, oltre il 15% dei consumatori in 20 mercati ha dichiarato di aver provato nuovi brand o tipi di alcolici durante la pandemia. E ciò è strettamente collegato all’aumento degli ordini online per tutto il 2020.

Dove stiamo andando dunque?

I dati suggeriscono che nell'immediato futuro molte di queste abitudini di consumo persisteranno. Il bere in casa è diventato più comune e molti bevitori sono ancora interessati a tornare ai ristoranti locali e agli eventi pubblici. Alla fine del 2020, solo il 40% dei bevitori in 8 paesi ha affermato di sentirsi a proprio agio nel tornare a cenare al coperto e solo il 35% ha affermato di sentirsi a proprio agio nel partecipare a grandi eventi all'aperto, come concerti o festival. Questi livelli di comfort saranno ovviamente influenzati dall'introduzione del vaccino, dalle politiche sui passaporti dei vaccini e da altre misure di sicurezza per la vita pubblica.

Nel frattempo, i brand dovranno concentrarsi sui canali digitali in cui gli acquisti di alcolici sono in aumento per mantenere la loro base di clienti contro l’estrema infedeltà e variabilità dei gusti dei consumatori.