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News Martedi 22 Ottobre 2019

Del Rèbene e l’antico sentiero Cimbro, patrimonio dei Colli Berici

Un’azienda produttrice di vino e di olio, dalle origini storiche, di convinzione profondamente biologica, dove il territorio ed i prodotti parlano da sé.

Sebbene la vita ci porti a percorrere sentieri diversi, spesso torniamo alle origini là da dove siamo partiti.

Un concetto, questo, che il territorio su cui sorge l’
Azienda agricola Del Rèbene, testimonia molto bene: un’azienda oggi completa grazie alla produzione di olio, di vino e ad una suggestiva zona hospitality. Per scoprire di più su questa piccola realtà del vicentino, abbiamo chiacchierato con Francesco, fiero custode di un terreno dalle origini antiche.

Nel 1990, inoltrandosi in un impervio sentiero, a margine della strada dorsale dei Colli Berici, Francesco individua i ruderi di una contrada del 1500, abbandonata nel secondo dopoguerra: le rovine del borgo erano visibili su di un poggio, un antico camino vulcanico che domina la Valle Del Gazzo, oggi tutelata come bellezza naturale e paesaggistica d'Italia. Sebbene incolta da decenni, la zona appariva particolarmente vocata per la vite. Una mappa antica nominava la strada che conduce a questo poggio "del Rebene" da "Reben" che significava "vite, vigneto" nella antica lingua Cimbra parlata in questi colli dal 1300 al 1500, ed ancor oggi ha questo significato in lingua tedesca.

La posizione dei vigneti, molto suggestiva anche dal punto di vista paesaggistico, è a 300 mt di altitudine, in pendenza, in un’area solatia e ventilata. Su queste pendici, nel cuore dei Colli Berici, i vitigni autoctoni, in prevalenza Carmenére e Tai Rosso e quelli internazionali come Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, occupano le posizioni privilegiate. Il terroir di matrice calcareo-marina, in condizioni climatiche paragonabili a quelle della macchia mediterranea, caratterizzate da grandi escursioni termiche favorite dall'altitudine e la lavorazione in vigna biologica e biodinamica, consentono alle uve di raggiungere una maturazione completa e di produrre vini di alta qualità.

Anche gli olivi però hanno origini ben salde su questi terreni, i primi ritrovamenti sugli estimi catastali, risalgono infatti al 1700. Dal ’90 Francesco ha iniziato un lento lavoro di recupero che ha portato a 3 ettari di olivo di varietà autoctone come la Rasara ed anche Leccino, Coratina e Pendolino.

Questi elementi hanno dato a Francesco la forza e la determinazione di riportare questi terreni alla loro antica vocazione e di creare una piccola azienda familiare ed artigianale che oggi conduce assieme alla compagna Claudia. Da sempre l'azienda adotta metodi di coltivazione e trasformazione dei prodotti naturali e biologici e già dal 2006, anche quando erano ancora di là da venire i continui odierni riconoscimenti, ha chiesto ed ottenuto la certificazione di legge. Vigneti ed oliveti sono interamente circondati da antichi boschi di latifoglie che li proteggono da fonti di contaminazione provenienti da altre coltivazioni. Proprio perché di ferma convinzione biologica, l’azienda aderirà il 15 novembre 2019 alla tappa del progetto "Organic Value" organizzata a Copenaghen. "Un evento strategico ed un mercato privilegiato per i nostri prodotti, che abbiamo scelto di promuovere per la loro naturale qualità" sostiene Francesco.

Ma Del Rèbene è anche un’azienda che ha saputo farsi riconoscere e che è stata premiata in diverse occasioni sia per l’olio che per il vino, ad esempio ottenendo la chiocciola Slow Food per il Veneto nella guida agli oli extravergini d'Italia, oltre a numerosi altri riconoscimenti, o l’inserimento all’interno della guida dei Vini Veronelli, oltre a prestigiose recensioni riconosciute anche da Slow Wine.

Gli obiettivi futuri sono ambiziosi, ma Del Rèbene segue l’approccio dei piccoli passi, scegliendo accuratamente come procedere e a quale velocità. Per ora il mercato principale resta l’Italia, ma l’adesione ad iniziative internazionali è volta ad espandere l’area di export, ad oggi localizzato principalmente in Belgio ed in Canada.

"Vogliamo guardare oltre" conclude Francesco "senza dimenticare le origini da cui siamo partiti, quelle che ci rendono ciò che siamo oggi".