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News Sabato 19 Ottobre 2013

Export vino in Cina In campo viceministro "Stop alle ritorsioni"

L'Italia chiede alla Ue che venga scongiurato il rischio di ulteriori dazi

di Redazione Wine Meridian

Nella sfida commerciale tra Cina ed Europa al momento ad avere la meglio sono gli asiatici e ad andarci di mezzo è l’export del vino, che vede l’Italia in prima fila. L'accordo Ue-Cina di quest’estate sui pannelli solari non chiude il contenzioso sui vini europei. E rimane in piedi l'ipotesi di una guerra commerciale con l'Europa.
Il ministero del Commercio ha ribadito che l'inchiesta anti-dumping e anti sussidi sui vini provenienti dall'Unione europea andrà avanti nonostante l'accordo euro-cinese sui pannelli solari siglato il 27 luglio.
Ma l’Italia non ci sta e ritiene che la Comunità Europea debba «continuare a lavorare per vie diplomatiche con Pechino» per risolvere la controversia. Uno dei più convinti sulla teoria della trattativa ad oltranza viceministro dello sviluppo economico Carlo Calenda che, alla riunione dei ministri del commercio a Lussemburgo, ha chiarito la posta in gioco: «Per noi si tratta di una chiara ritorsione contro quegli Stati membri che hanno sostenuto la Commissione europea nell'indagine sui pannelli solari cinesi», ha detto il viceministro. La questione «chiama in gioco la compattezza degli Stati membri ed il ruolo della stessa Commissionei». Pare infatti che l'iagine cinese sia molto invasiva per le aziende vinicole italiane, che sono un numero consistente, circa 1500 che esportano vino in Cina, quasi tutte piccole realtà dall’alto valore aggiunto, il meglio del nostro made in Italy». Per l'Italia il tema deve far parte dell'agenda del prossimo vertice con la Cina.
Per chi non ricordasse l’incidente commerciale si era ingigantito quando la Cina aveva lanciato un'inchiesta sui vini europei il 5 giugno scorso, una decisione che era stata letta come una sorta di ritorsione alla decisione della Commissione europea di applicare dazi provvisori all'11,8% sui pannelli solari provenienti dalla Cina. Alla fine del mese scorso le due parti avevano raggiunto una «soluzione amichevole» che ha permesso a Pechino di evitare i dazi al 47,6% sui propri pannelli fotovoltaici diretti verso l'Eurozona.
Sembrava tutto risolto e invece il sacrificio sui pannelli solari non è bastato a chiudere l’inchiesta aperta dai cinesi.