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News Lunedi 09 Settembre 2019

Fattoria Varramista: una sfida per il futuro, che cresce su radici antiche

Un’azienda legata alla nobile storia italiana, in varie sfaccettature, che oggi vuole crescere e rinnovarsi, senza dimenticare le proprie origini

di Noemi Mengo

Il giardino della villa

Ci troviamo nel cuore antico e pulsante della Toscana, tra città d’arte e cultura come Pisa, Firenze e Siena, la cui notorietà già parla da sé. Immaginiamo le colline, le distese di pioppeti e se chiudiamo gli occhi, sentiamo persino il vociare simpatico e caloroso tipico degli abitanti locali. Partiamo da qui, lasciandoci trasportare in questa atmosfera, forse un po’ anni ’50, per conoscere Fattoria Varramista, oggi un’azienda vitivinicola dell’entroterra, che con gli anni’50, ed in particolare un oggetto simbolo di quell’epoca, ha un legame solido e forte.

L’azienda per come è intesa oggi nasce attorno agli inizi degli anni’90, sebbene le terre su cui sorge vantino una storia che ci riporta indietro fino alla fine del 1500. Ancora oggi si mostra agli occhi orgogliosa una villa storica, costruita dalla famiglia Capponi, a cui al tempo vennero donati 1200 ettari dalla provincia di Firenze per una vittoria molto importante su Pisa; vittoria di una delle tante battaglie che all’epoca avvenivano fra pisani e fiorentini, i quali ancora oggi non si scambiano eccessive simpatie, per ragioni di mercato: Firenze non aveva l’accesso al mare, mentre Pisa sì, e per questo aveva più facilità negli affari via acqua. Accanto alla villa, un meraviglioso giardino all’italiana, una "chicca" che rende unica la tenuta cinquecentesca. Le cantine storiche, ancora oggi vengono utilizzate come tali, per l’affinamento, mentre la vinificazione viene fatta in un altro edificio ristrutturato a rendere l’azienda una cantina moderna.

Ma continuando a parlare di storia, ci spostiamo in un’epoca più recente rispetto a quella rinascimentale, ovvero quella di metà del ‘900. Durante la fine degli anni’50 la tenuta venne acquistata da Enrico Piaggio, il padre della celebre Vespa, trascinato dal buon scorrere degli affari di famiglia di quel periodo ed affezionato alla zona geografica su cui sorge l’azienda. La crescita dell’azienda ha pertanto potuto godere di un forte legame con un altro settore del Made in Italy, in quegli anni in grande espansione, e della volontà di investire in un’azienda vitivinicola, ovvero in un settore, quello del vino, durante gli anni ‘80 più "esclusivo" e meno tangibile dal numero di consumatori che riesce a toccare oggi. Non solo, inutile nascondere che il matrimonio tra le due famiglie Piaggio e Agnelli, padri della nota casa automobilistica FIAT, ha incentivato notevolmente la buona riuscita di un investimento nel settore, sostenuto naturalmente da un business solido come quello dell’automobile nella seconda metà del ‘900.

La svolta arriva agli inizi degli anni ’90, quando Giovanni Alberto Agnelli, il nipote di Piaggio, eredita i vigneti e mette in atto una riconversione degli stessi e dell’intero sistema produttivo, sotto la guida dell’enologo Federico Staderini, che ancora oggi assiste nella produzione dei vini.
La storia narra che letteralmente Giovanni Alberto andò a "prelevare" Staderini per portarlo in vigna e che lui, alla vista dei terreni, esclamò: "qui viene buono solo il grano, il mais, forse meglio i girasoli". Una sfida che non intimorì l’enologo e, tantomeno, l’azienda: su quei terreni, buoni solo a far crescer grano, oggi si producono i vini che caratterizzano Fattoria Varramista.

Su quei vigneti del 1975, reinnestarono syrah e nel giro di due tre anni si ottenne la prima produzione e la prima etichetta ufficiale, uscita nel 1994. Nel 1997 si aggiunge un vino, il Frasca, il secondo vino dell’azienda, di carattere molto francese, vista la grande ammirazione per la filosofia produttiva dei francesi, nutrita da Staderini.
"Il syrah, il cru dal nome "Il Varramista", è il vino che più ci rappresenta" affermano ad oggi con fierezza. Siamo lontani dal classico siciliano, ed è un syrah che proviene da un’idea lungimirante, che l’ha portato ad evolversi in un vino elegante, senza pesantezza, mai assordante. "Un syrah pregiato, come la seta, che scalda ma non appesantisce" lo definiscono. Altri due prodotti caratterizzano la produzione dell’azienda, che al momento conta una produzione totale di 35000 bottiglie: sono lo Sterpato ed il Chianti Monsonaccio, due vini, insieme al Frasca, a cui l’azienda vuole donare il giusto dinamismo per penetrare i mercati del mondo, distinguendosi nel vasto percepito dei vini toscani, in Italia ma all’estero soprattutto.

Parlando di mercati, per ora l’export è la quota minore, ma comunque rilevante: 37% in Svizzera, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Svezia e, di recente, Brasile, contro il restante 63% in Italia.
Ma il potenziale attrattivo all’estero viene esaltato ancora di più per quei consumatori che scelgono di diventare enoturisti in Italia, l’azienda infatti presta molta attenzione all’hospitality, disponendo di due aree, una dedicata alla visita in cantina e alle degustazioni ed un agriturismo immerso fra i vigneti. L’area della cantina, in particolare, è celata allo sguardo di primo impatto, dal cancello d’ingresso si entra e si percorre un lungo viale alberato, una passeggiata che fa sognare e che trasporta il visitatore all’interno di quelle epoche lontane, nell’Italia che molti di noi ricordano come l’Italia degli anni d’oro.