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News Lunedi 27 Giugno 2022

Fiere del vino: il futuro post-pandemia è un rebus

La pandemia potrebbe causare alle fiere del vino ciò che ha provocato alla popolazione globale: lasciare alcuni indenni, indebolire altri e uccidere i più vulnerabili.

di Emanuele Fiorio

In un mondo in cui il potere d'acquisto sembra essere sempre più in mano ad un numero esiguo di persone, le fiere sembrano, se non proprio inutili, sicuramente una modalità onerosa per cercare di far crescere la propria attività.

La pandemia ha interrotto le fiere, per ovvie ragioni. Fin dai primissimi mesi del 2020 non c'è stata nessuna fiera fino a Wine Paris, che è stata aperta (un po' sorprendentemente) a un pubblico esitante a metà febbraio 2022. Poi si sono succedute Vinitaly ad aprile, Prowein a maggio e a giugno la London Wine Fair.

Come giustamente evidenzia Chris Losh sulle pagine di Just Drinks, è chiaro che le aziende che gestiscono le fiere hanno un motivo per farle ripartire il prima possibile: è la loro fonte di reddito. Ma la domanda è se gli espositori e i visitatori abbiano ancora voglia di partecipare.

Dal boom della vendita al dettaglio online, alle degustazioni su Zoom, allo smart working: la pandemia ha cambiato il nostro atteggiamento verso molte cose.

Le fiere che stanno andando avanti non sono più quelle di una volta. Prowein ha dovuto allargare i corridoi per favorire il distanziamento sociale (in gran parte simbolico) ed il numero di visitatori è stato, senza grande sorpresa, notevolmente ridotto.

I visitatori provenienti dall'Asia e dagli Stati Uniti si sono fatti notare soprattutto per la loro assenza, il che è dannoso per un evento che ha centrato la sua promozione sul proprio appeal internazionale.

Il numero relativamente basso di visitatori, il prezzo degli stand ed i notevoli costi di alloggio di Düsseldorf, hanno dato vita a tre giorni che molti produttori hanno trovato difficili da giustificare. 
Molti di questi ritengono Wine Paris una alternativa migliore, soprattutto perché Parigi ha il vantaggio di essere una città più grande, con molti più alloggi a prezzi ragionevoli e buone infrastrutture.

L'aumento della pressione sui prezzi e la diminuzione della fiducia dei consumatori potrebbero indurre gli operatori più cauti a tenere il portafoglio chiuso. Molto potrebbe dipendere dall'atteggiamento degli organizzatori: se saranno flessibili sui prezzi, la gente tornerà, se saranno rigidi, le aziende potrebbero abbandonare l'evento.

C'è un precedente in questo senso. Nel 2008, la London Wine Fair era una fiera imponente con pretese globali. Dopo la crisi finanziaria di quell'anno, ha continuato a tenere alti i prezzi. Decine di aziende, temendo per il loro futuro, se ne sono andate perché non avevano altra scelta. Molte non sono più tornate.

La London Wine Fair si sta reinventando come evento nazionale, piuttosto che internazionale. Sono state apprezzate le aree dedicate ai piccoli importatori, alle cantine non rappresentate e alle confezioni alternative.

I prossimi 12 mesi saranno cruciali. Nel mondo del vino c'è molto meno denaro rispetto a cinque anni fa, le aziende dovranno prendere decisioni difficili su dove investire e le fiere dovranno essere flessibili e realistiche riguardo a offerta e prezzi.

In caso contrario, la pandemia potrebbe causare alle fiere quello che ha provocato alla popolazione in generale: lasciare alcuni indenni, indebolire altri e uccidere i più vulnerabili.