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News Mercoledi 13 Ottobre 2021

Fine wines: l’Italia detta legge

La forza dell’Italia è l’offerta diversificata. Il successo va oltre Piemonte e Toscana, catapultando il nostro Paese nell’Olimpo dei vini pregiati mondiali.

di Emanuele Fiorio

Il mercato secondario italiano si sta diversificando e le regioni italiane che sinora erano poco rappresentate, stanno prendendo slancio. 
Questo secondo il recente report di Liv-ex denominato "Italy's underdogs", che esplora lo sviluppo del mercato secondario italiano al di fuori di Toscana e Piemonte.

Il report esamina le ragioni dietro la crescita dell'Italia negli ultimi anni, quali vini vengono commercializzati e ulteriori approfondimenti sui vini di punta di Veneto, Abruzzo, Umbria, e altre regioni.

Prezzi in aumento e commercio in crescita
I prezzi dei fine wines sono aumentati in tutte le regioni. Dell'indice Liv-ex 1000, che traccia la performance dei prezzi di 1000 vini di tutto il mondo, il sotto-indice "Italy 100" è ora il terzo miglior risultato dell'anno scorso, con un aumento del 12,2%.

La sua performance di prezzo a lungo termine è stata caratterizzata da una bassa volatilità e da rendimenti costanti. Il sotto-indice “Italy 100” è cresciuto del 240% dalla sua creazione, avendo goduto di 5 anni particolarmente positivi.

Una maggiore diversificazione e una crescente attività da Stati Uniti, Regno Unito, Asia ed Europa hanno portato a un maggior numero di scambi di vini pregiati italiani. Per esempio, la quota dell'Italia negli scambi sul mercato secondario è attualmente al livello record del 16% da inizio anno, il che significa che i fine wines italiani sono ora la terza categoria più scambiata sul mercato secondario dopo Bordeaux (40,5%) e Borgogna (20,4%).



Quanti vini italiani vengono scambiati sul mercato secondario?
L'Italia è anche una di pochi paesi in cui il numero di vini unici scambiati (cioè il numero di vini con un'annata) anno per anno ha già superato nel 2021 i livelli raggiunti per tutto il 2020, del 5,3%.

Questo aumento sostenuto indica una significativa espansione del mercato e un'accresciuta domanda di vino italiano pregiato. Sono entrati nel mercato secondario più marchi italiani, spingendo il trade su una gamma più ampia di annate. Tra il 2010 e il 2021, l'aumento dei vini italiani scambiati (LWIN11s) ha raggiunto livelli impressionanti, con una crescita del 2.566%.



Diversificazione, esclusione dai dazi e forte domanda da USA a Asia
L'aumento della diversificazione dei vini italiani commercializzati sul mercato secondario non sarebbe stato possibile senza il rafforzamento, sulla scena internazionale, dell'immagine dell'Italia come forza competitiva nel settore dei vini di qualità.

I vini della Toscana e del Piemonte hanno attirato gli acquirenti, che ora stanno esplorando anche altre regioni italiane. I rari Nebbiolo hanno contribuito all'impressionante performance dei prezzi ed hanno acceso l'interesse degli investitori, i Super Tuscans acclamati dalla critica (grazie alla forza del brand e alle quantità maggiori) hanno generato la maggior parte degli scambi e offerto rendimenti costanti e bassa volatilità.

L'esclusione dell'Italia dai dazi statunitensi del 25% (imposte a ottobre 2019 e sospese a marzo 2021) ha contribuito ad aumentare la domanda da parte degli acquirenti americani. Nel 2020, i commercianti statunitensi si sono concentrati soprattutto sui vini italiani, che hanno assorbito il 27,4% del commercio totale, rispetto al 26,5% di Bordeaux e all'11% della Borgogna.

Come evidenziato di recente, un altro mercato tradizionalmente dominato dal Bordeaux, l'Asia, ha anch'esso rivolto il suo sguardo verso l'Italia. I Barbaresco figurano tra i vini più scambiati per volume in Asia nel 2021, evidenziando la forza dell'Italia sul mercato secondario.

Per quanto riguarda il futuro, la qualità ed il valore offerti dai vini italiani sembrano attirare più attori a livello globale ed il pieno potenziale dell'Italia deve ancora essere svelato.