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News Giovedi 05 Dicembre 2013

Quale futuro del vino Uniti per difendersi

Stare insieme non significa inevitabilmente rallentare i processi decisionali o, peggio ancora, costruire sovrastrutture costose.

di Fabio Piccoli

C’è stato un tempo in cui il concetto "fare squadra" appariva più come un’espressione demagogica che una concreta esortazione ad essere uniti. Lo dicevamo, a volte sembrando quasi convinti e convincenti, ma in realtà, nel nostro profondo, sapevamo che prima di rinunciare al nostro individualismo, ne sarebbe dovuta passare di acqua sotto i ponti.
Agire insieme, condividere i progetti, soprattutto associarsi con i nostri "competitor", rappresenta forse il principale limite dell’impresa italiana e quella vitivinicola, purtroppo, non è un’eccezione.
Eppure tra gli aspetti principali emersi anche nella nostra recente indagine sulle prospettive del vino italiano sui mercati internazionali, vi era proprio il "vino italiano deve fare squadra".
E allora cosa c’è di nuovo oggi? Perché dovremmo considerare oggi più attendibili le dichiarazioni degli imprenditori del vino italiani rispetto al passato?
Per una ragione che potremmo dire "freudiana". Secondo il fondatore della psicanalisi, l’uomo tendenzialmente non cambia mai. C’è solo uno stato che lo può portare alla modifica del suo assetto caratteriale, dei suoi comportamenti: la necessità estrema.
Oggi a nostro parere siamo di fronte ad una necessità estrema. Non tanto e non solo perché continua a far sentire il suo peso una crisi economica globale profonda, quanto perché i mercati si sono profondamente modificati e l’individualismo, l’intuito dei singoli non sono più sufficienti per essere competitivi.
Vi è da superare un ultimo scoglio che noi definiamo culturale: l’idea che l’impresa, soprattutto quella italiana, è forte perché si muove con flessibilità, senza troppi vincoli, e questo soprattutto perché è "sola" e ci mette poco a decidere.
Che vi sia ancora del vero sull’affermazione sopra esposta, non vi è dubbio. Ma l’errore è nel pensare che stare insieme significhi inevitabilmente rallentare i processi decisionali o, peggio ancora, costruire sovrastrutture costose.
Qui sta il nodo della questione che i nostri esperti prenderanno in esame molte volte nelle prossime settimane: come costruire reti di imprese efficienti, veloci, poco costose, senza gravare sulle singole imprese e riuscendo al tempo stesso di salvaguardare le singole identità.
Oggi tutto questo non solo è necessario ma anche possibile, non cogliere queste opportunità sarebbe oggi gravissimo.