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News Venerdi 11 Novembre 2016

Ho presentato vini italiani ad Hong Kong e

Impressioni dalla degustazione di Wine Meridian all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

di Fabio Piccoli

Ieri è iniziata l’Hong Kong International Wine & Spirits Fair. C’è stata una buona affluenza e apparentemente anche autorevole. L’apparentemente è d’obbligo quando si commentano eventi internazionali, soprattutto in mercati che, nonostante tutto, continuano ad essere a noi "molto remoti". Già in questa prima osservazione c’è una prima evidenziazione dei limiti del vino italiano sul mercato cinese. L’abbiamo ripetuto talmente tante volte che ormai penso che si saranno annoiati anche i nostri lettori (noi sicuramente sì).
Ma non vogliamo parlare di questo adesso, aspettiamo la fine della manifestazione per fare commenti più esaustivi (ammesso che si possa essere esaustivi su aspetti e problematiche così complesse).


Oggi abbiamo guidato una interessante degustazione di vini italiani ad una platea di circa trenta operatori, tra buyer (soprattutto ristoratori, sommelier ma anche piccoli importatori e rappresentanti di piattaforme di vendita online che sono in crescita continua e di cui scriveremo presto) e qualche giornalista (soprattutto wine blogger).
Abbiamo presentato una selezione, a nostro parere molto interessante del nostro panorama vitienologico e, più precisamente: Contadi Castaldi Franciacorta Saten 2011, Aegedes Grillo Erice doc 2015, Concilio Pinot Grigio Contessa Giovanna Manci Trentino doc 2015, Diodoros (Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio) Sicilia doc 2015, Bertani Secco Vintage Verona Igt 2013, Marina Cvetic Montepulciano d’Abruzzo 2013, Quercus Cabernet Sauvignon Principe di Corleone Sicilia doc 2012, Cesconi Pivier Merlot Vigneti delle Dolomiti igt 2011, Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella Tenuta Sant’Antonio 2012, Raise Corte Moschina igt Veneto 2011.

Un successo straordinario. Degustazione sold out con lista d’attesa. Interesse manifestato ampio. Commenti entusiasti riguardo la qualità dei vini e il profilo delle aziende.
Ma qui potremmo chiudere i, seppur entusiastici, nostri commenti. Perché a questo va aggiunto che tutt’oggi il livello di conoscenza, anche delle nostre grandi denominazioni, da parte degli operatori (tra quelli presenti al tasting ma anche quelli che hanno affollato il nostro stand) continua ad essere drammaticamente troppo basso (e pensare che c’è chi ancora ha dubbi sull’importanza di investire in formazione, educazione almeno del trade).
Purtroppo anche tra coloro che manifestano una certa cultura in realtà evidenziano palesi lacune e molti stereotipi e luoghi comuni sui vini italiani.
Il problema linguistico rimane elevatissimo anche ad Hong Kong dove l’inglese rimane una competenza di pochi.
Morale, se non cresce la cultura sul vino italiano qui non si fa strada. Ed elevarla significa investire risorse vere senza più paura e aggregandosi il più possibile.
L’aspettativa è elevata nei nostri confronti e quasi tutti ci hanno detto in questo primo giorno:"Ma l’Italia del vino cosa sta aspettando?".
 
A presto!