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News Giovedi 19 Settembre 2019

I 30 anni che hanno cambiato lexport italiano

Nomisma Wine Monitor ci aggiorna su questi ultimi 30 anni di export italiano nel mondo

di Noemi Mengo

I top exporter UE - Fonte: Nomisma Wine Monitor

Sono del 10 settembre appena trascorso i dati rilasciati dalla piattaforma Wine Monitor Nomisma e Denis Pantini, durante una conferenza sui trent’anni dell’export italiano tenutasi a Firenze. Dati preziosi per chi, come noi, guarda ai cambiamenti e ai traguardi del passato, per costruire un futuro più solido e, possibilmente, non ripetere errori.
Analizziamo quindi alcuni dati emersi da questo dettagliato report, per capire in che ruolo abbiamo giocato bene ed in quale avremo bisogno di maggiore allenamento.

Panoramica generale: i top player
Una cosa è certa, il mondo del vino non è rimasto con le mani in mano, ed i consumi di vino e l’import si sono spostati nel giro di trent’anni. Nel 2018 i consumi mondiali si attestavano a 256 milioni di ettolitri, e l’import globale a 108 milioni di ettolitri. Mentre dal 1986 al 1990, i consumi restavano a 240 milioni e l’import di allora restava solo a 43 milioni. È possibile quindi vedere come i consumi siano cresciuti più moderatamente, mentre c’è stato un evidente salto verso l’alto della quota di import.

I player principali restano gli stessi, ma cambiano le percentuali. La Francia a fine anni ’80 registrava consumi per il 17% sulla quota mondo, mentre nel 2018 è scesa all’11%, una variazione modesta sui consumatori francesi. Per quanto riguarda l’import invece, c’è stata una diminuzione più evidente: a fine anni ’80 la Francia occupava l’11% del totale mondiale di import, mentre nel 2018 solo il 6%. Germania: invariata la quota dei consumi, all’8% sul mondo sia trent’anni fa, che oggi, diminuito però l’import che passa dal 22% all’odierno 14%. Gli Stati Uniti si distinguono, e laddove gli altri paesi hanno diminuito i consumi nel giro di trent’anni, gli USA li hanno aumentati. Il 9% registrato dal 1986 al 1990 si è trasformato in un fiero 14% nel 2018.

La situazione italiana
Come si sono evolute l’Italia consumatrice e l’Italia esportatrice? Nel 1986/90 consumava una quota del 15% sul totale, a distanza di trent’anni quella quota è scesa al 9%.
Parlando invece di export l’Italia rientra fra quelli che Wine Monitor classifica come i 5 exporter UE nel mondo, dopo la Spagna, con una differenza di esportazione che vede i milioni di ettolitri passare da 12,6 registrati negli anni ’80, a 19,5 milioni del 2018. La Spagna, fra tutti, è quella che ha corso più velocemente: da 4,6 milioni di ettolitri a fine anni ’80, passa a 21 milioni nel 2018.

Tornando sempre all’Italia, ciò che è interessante notare è che nel corso di trent’anni, si è colmato il divario tra consumi interni ed export di vino: i calcoli su una popolazione che va dai 15 anni in su, riportano che nel 1986 l’export si quotava a 12,6 milioni di ettolitri, contro 36,6 milioni di consumi interni, mentre nel 2018 l’export comprende 19,5 milioni e i consumi interni 22,9. Inoltre, nel 1986 i litri pro capite erano 80, nel 2018 44, quasi la metà.

Cambiando le abitudini di consumo, è cambiata anche la quantità di sfuso, oggi inferiore rispetto all’imbottigliato. Guardando al valore, nel 1991 il totale esportato toccava i 919 milioni di euro, dei quali il 24% solamente occupato dal vino sfuso, il 62% dai fermi e dai frizzanti e il 14% dagli spumanti. Nel 2018 si è arrivati a 6,15 miliardi di euro, dei quali il 70% rappresentato da fermi e frizzanti, il 25% dagli spumanti e solamente il 5% dal vino sfuso. Guardando invece al volume, nel 1991 si esportava un quantitativo pari a 12,6 milioni di ettolitri, dei quali il 56% rappresentava il vino sfuso, il 37% fermi e frizzanti e il 7% spumanti; mentre nel 2018 si è saliti a 19,5 milioni di ettolitri, di cui il 60% di fermi e frizzanti, il 20% di sfuso e l’altro 20% di spumanti.
Fra i nostri mercati di sbocco, la Germania ha perso il grande spazio occupato precedentemente, lasciando spazio agli Stati Uniti, oggi il nostro mercato di riferimento. Nel 1991 infatti la Germania occupava il 34% del totale di export, mentre gli USA solo il 17%, nel 2018 la situazione è stata ribaltata: USA occupano il 23,4% del totale, la Germania solo il 16,8%. Gli altri paesi di oggi? UK, Svizzera, Canada, Francia, Svezia, Giappone e Cina.