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News Venerdi 18 Giugno 2021

L’importanza di essere oggi non più solo agricoltori, ma imprenditori agricoli

L’esperienza "attraverso la pandemia" dell’azienda sarda Siddùra tra multicanalità, digitale e ricerca del consumatore.

di Agnese Ceschi

“I momenti di crisi creano storicamente una grande aspettativa di ripartenza, di rinascita e di riapertura”. È con questa grande consapevolezza che Massimo Ruggero, ad di Siddùra, una delle aziende vitivinicole sarde più moderne e innovative, ha condotto la sua “barca” in acque sicure durante la pandemia dell’ultimo anno. E lo ha fatto scommettendo su quello che il consumatore chiedeva in quel preciso momento, andandolo a cercare in nuovi territori di vendita, anche mai esplorati prima, con il coraggio di provare. Vediamo assieme a lui come queste scelte abbiano pagato e possano far guardare l’azienda di Luogosanto ad un futuro migliore. 

Come ha affrontato Siddùra la pandemia?

Prima di tutto abbiamo preso coscienza del momento e abbiamo cercato, come da nostra filosofia, di contenere la negatività riprogrammando le attività ordinarie a aggiungendone di nuove in grado di raggiungere il consumatore. Siamo partiti da una considerazione di base: un mercato può morire soltanto quando manca totalmente la domanda. La pandemia – costringendo alla chiusura moltissime attività - ha spinto il cliente finale a cambiare forma di acquisto. La nostra strategia è stata quella di seguire il consumatore, sia nella scelta dei canali di vendita sia nelle forme di comunicazione. 

Che tipo di attività avete declinato per seguire il consumatore?

Con i virtual tour in cantina, ad esempio, abbiamo cercato di portare nelle case non solo il vino, ma anche i profumi della terra che ci ospita. In termini positivi possiamo dire che era necessario vendere ugualmente: non solo vino ma anche comunicazione, affiancamento, supporto a tutti i nostri partner e soprattutto ai consumatori finali che non hanno mai avuto una sensazione di abbandono, di rinuncia e di pessimismo da parte dell’azienda. Sapevamo tutti di essere “in guerra”,  abbiamo cercato di dare il nostro miglior contributo.

Quali sono le vostre aspettative per la ripartenza? 

In realtà l’azienda Siddùra non ha mai arrestato la macchina. I momenti di crisi storicamente creano sempre una grande aspettativa di ripartenza, di rinascita oppure – è il caso del settore a noi più vicino -  di riapertura. Confidiamo in un futuro prossimo positivo, con nuove opportunità di crescita che andranno ad interessare diversi settori.

Come hanno reagito i due mercati, italiano ed estero, alla pandemia? Quali sono i mercati che hanno sofferto di più e quali quelli che sono già ripartiti?

Uno dei fattori di notevole interesse che abbiamo potuto osservare da vicino è stata la  rinascita del “made in Italy” in Italia. Siamo diventati tutti consumatori ed estimatori dei nostri prodotti. Siamo stati capaci di riconvertire il mercato globale in mercato nazionale. Il mercato estero ha avuto un lungo periodo di rallentamento, ma abbiamo visto come tutte le aziende italiane che negli anni hanno costruito il loro brand all’estero, basandolo sulla qualità, la serietà e la professionalità, hanno già iniziato a recuperare le quote di export.

Quale è la vostra esperienza rispetto alla burocrazia?

La burocrazia in Italia è una malattia contro la quale i nostri dottori non vogliono trovare un vaccino. Questo penalizza tantissimo tutte le aziende, piccole medie e grandi imprese che forse - per una volta - si trovano ad essere unificate e tutte uguali. Il male più grande è il rallentamento, la mancanza di possibilità di sviluppo che si nasconde dietro complessi congegni burocratici. In Sardegna, ad esempio, le aziende vitivinicole che hanno voglia di crescere e svilupparsi  - quindi creare nuova economia e posti di lavoro- vengono bloccate dai meccanismi di assegnazione delle quote che prevedono quantitativi talmente limitati e residuali da bloccare la reale crescita del settore e di ciascuna attività produttiva che lo compone.

Multicanalità, digitale, sostenibilità: queste sono tematiche molto sentite in questo momento storico, accelerate dalla pandemia. Come si è mossa la vostra azienda in tal senso?

Oggi è fondamentale essere non solo agricoltori, ma imprenditori agricoli. Bisogna tracciare con anticipo le nuove tendenze del mercato e anticiparle laddove possibile. È necessario anche mantenere una linea continuativa con il consumatore. La multicanalità consente di interagire costantemente col mercato. Siddùra oggi opera nell’Horeca, il primo canale tradizionale che ci ha dato la possibilità di crescita, nella Do e Gdo che hanno rappresentato per tutto il periodo di difficoltà il rifugio del consumatore e sul digitale che ha permesso a Siddùra di entrare nelle case dei consumatori incrementando la confidenza naturale tra azienda e cliente finale.

La sostenibilità fa parte della filosofia di Siddùra ma deriva anche da una crescente presa di coscienza: la tutela ambientale e l’integrità del prodotto in termini di qualità, saranno i fattori che condizioneranno lo sviluppo futuro in ottica regionale, nazionale e mondiale.