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News Martedi 08 Ottobre 2019

La rapida ascesa enologica della Moldavia

Viaggio in Moldavia: una repubblica emergente che vanta al contempo una lunga tradizione vitivinicola.

di Giovanna Romeo

 

Geograficamente disegnata proprio a forma di grappolo d’uva, la Moldavia si colloca nel sud est dell’Europa, nel bacino del Mar Nero tra Ucraina e Romania, in quei luoghi dove la vite ebbe origine, ricchi di storia e di tradizioni popolari legate alla produzione del vino. Collocata alle latitudini più idonee, gode di un clima di natura continentale e di rilievi collinari vocati per una viticoltura di qualità. 


Politicamente è una repubblica stretta tra due poli economici che ne hanno condizionato la crescita e lo sviluppo. Un’economia vincolata dal governo dell’Unione Sovietica, per la quale divenne il più grande produttore ed esportatore di vino, contrapposta al desiderio e all’attrazione d’integrazione del Paese verso l’Europa. Momenti di oblio dovuti all’embargo sull’importazione di vino decretato nel 2006, hanno ulteriormente ritardato la modernizzazione del settore vinicolo che arriverà solo dopo il 1991, anno in cui venne proclamata l’indipendenza. 

La produzione del vino e la viticoltura oggi seguono le tendenze internazionali e stanno indiscutibilmente vivendo un importante rinascimento enologico. L’attività vinicola è in continua espansione rappresentando il 3,2% del valore del prodotto interno lordo e il 7,5% dell’export. I terreni vitati sfiorano i 132 mila ettari e sono coltivati a Vitis Vinifera, comprendendo vitigni europei, caucasici e varietà autoctone (il 5%), come Fetească Alba, Fetească Neagră, Rara Neagra, Plavai, Viorica. La superficie dei vigneti è costituita per il 70% da uve a bacca bianca come Chardonnay, Rkatsiteli, Sauvignon blanc e Aligoté, mentre nella regione centrale di Codru prevalgono il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Saperavi e il Pinot Noir. 

Una rivoluzione nel mondo della produzione del vino significativa ed essenziale per l’economia nazionale diventata il più importante fattore di traino. Nel 2017 ha raggiunto i 180 milioni di litri, con un incremento dal 2010 del più 29%, favorita anche dalle buone condizioni climatiche delle vendemmie di questi ultimi sette anni. Il 2013 segna addirittura il record con circa 200 milioni di litri. I dati relativi sempre all’anno 2017 parlano di una prevalenza di vini fermi pari all’88%, il 4% sono i vini spumanti elaborati secondo il Metodo Champenois e solo il 5% i vini fortificati.
 
Va detto che in un lasso di tempo relativamente breve, la Moldavia ha completamente ripensato al settore vinicolo lavorando alla modernizzazione per un valore di investimenti per 75 milioni di euro. Un upgrade tecnologico supportato da modelli basati sulle normative dell’Unione Europea che prendono come riferimento i disciplinari di produzione delle indicazioni di protezione geografica e l’inversione del modello di produzione, non più teso alla ricerca della quantità ma della qualità. 

Ora l’obiettivo è sia diversificare i mercati, sia coadiuvare il recente turismo del vino attraverso il programma nazionale per la promozione "Wine of Moldova".
I dati relativi all’export riferiti al 2017 dicono che sono 140 milioni gli ettolitri di vino esportati, il 5.5% in più rispetto al 2016, per un valore di 128.46 milioni di dollari, il 16% in più rispetto al 2016. Un dato importante su cui riflettere sono ancora le proporzioni tra il vino sfuso e l’imbottigliato, quest’ultimo è al momento pari al 29%, anche se il trend è in crescita e ci dice che il 2017 ha visto un incremento del 15% di bottiglie commercializzate all’estero.
Sono 67 milioni le bottiglie che ogni anno dalla Repubblica Moldava sono destinate a 30 differenti paesi nel mondo. Curiosamente sono in crescita paesi come Canada e Cina, soprattutto per le uve a bacca rossa, ben il 55%, al quale si aggiunge l’Unione Europea con il 46 %. 

I top buyers delle più importanti etichette di vino? La Polonia con il 14%, Cina, Romania e Russia per 12% e per un solo punto la Repubblica Ceca.
Lo sviluppo e la crescita di una nuova generazione di winemakers che parla la lingua dell’artigianalità e della tradizione tesa alla qualità e alla sostenibilità, va di pari passo con un nuovo turismo. È quello del vino, tutto proteso alla conoscenza di luoghi di cultura millenaria. Un popolo caratterizzato da un forte senso di ospitalità che vede raddoppiate nell’ultimo anno, le aziende che hanno aperto al turismo enologico. Oggi sono ben 26 le cantine che offrono accoglienza e degustazioni.