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News Venerdi 20 Settembre 2019

Manager del vino: nel network le risposte e le opportunità

Il nostro Wine Manager Day ha testimoniato ancora una volta che nelle relazioni tra i manager si possono individuare gran parte delle soluzioni alle problematiche del nostro settore vitivinicolo

di Fabio Piccoli


Molti ci chiedono come mai voi di Wine Meridian e Wine People siete così "ossessionati" dall’importanza di costruire relazioni.
Chi ha partecipato al nostro Wine Manager Day il 16 settembre scorso presso la suggestiva sede di Fico a Bologna, pensiamo l’abbia capito bene: perché sono utili, preziose, concretamente vantaggiose.
Gran parte, se non tutte, le problematiche del nostro settore vitivinicolo, ma anche le opportunità che esso offre, possono trovare risposta all’interno delle relazioni tra i manager del vino.
L’isolamento è il pericolo maggiore per chiunque abbia responsabilità manageriali, a qualsiasi livello.
Per questa ragione con questa terza edizione del Wine Manager Day abbiamo deciso di fare una nostra "piccola rivoluzione" e cioè di coinvolgere tutti i manager del vino e non più solamente l’export manager.
Siamo felici di averlo fatto e il nostro invito è stato ampiamente raccolto da numerosi manager del vino italiani, sia dell’area commerciale (export manager, agenti Italia, direttore commerciali, consulenti commerciali, ecc.) che tecnica (enologi, agronomi, ecc.), che hanno riempito la bella sala convegni di Fico.
A Fico abbiamo voluto confermare l’importanza che i manager del vino italiani inizino a trovare molti più momenti di confronto nei quali condividere analisi, opportunità, soluzioni, consigli.
Mai come oggi, infatti, il nostro settore presenta problematiche così complesse che sarebbe estremamente pericoloso affrontare "da soli".
Quotidianamente incontriamo manager che ci raccontano di sfide molto difficili (talvolta ai limiti del possibile) alle quali gli è stato chiesto di dare risposta.
Per questa ragione, quest’anno, abbiamo deciso di fare parlare "altri" che fossero in grado di evidenziare alcune delle principali problematiche del settore ma anche tra le più interessanti opportunità.
Siamo partiti da Paolo Errico, ceo di Maxfone, che proprio in queste settimane ha sottoscritto una collaborazione con Wine Meridian, sul tema dell’analisi dei cosiddetti "big data". Milioni di informazioni che si muovono sui social, preziosissime per la definizione di strategie di immagine, comunicazione, ma anche commerciali per le aziende, ma che necessitano di una chiave di lettura e di interpretazione concreta ed operativa.
Siamo passati poi ad uno dei più autorevoli giuristi del vino italiani, Marco Giuri, consulente di alcune delle aziende del vino italiano più prestigiose. Il suo intervento si è focalizzato su un "lato debole" di molte delle imprese vitivinicole italiane: la definizione di contratti adeguati sia con la propria rete commerciale ma anche, e soprattutto, con gli importatori. Oggi molte aziende hanno scelto la via del "non contratto" nell’illusione pericolosa dell’essere liberi con tutte le conseguenze negative del caso. Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla classica problematica che se condivisa riesce a trovare molte risposte tra le varie esperienze maturate tra i manager.
Altro tema chiave, oggi considerato tra i più problematici nel nostro settore, è l’individuazione di agenti preparati sul mercato italiano. Su questo fronte è intervenuto Lorenzo Righi, direttore di Club Excellence, che riunisce tra i più prestigiosi distributori di vino e importatori nazionali. Righi ha ripercorso l’evoluzione degli agenti del vino italiani per arrivare alla definizione attuale dell’identikit ideale che sarebbe oggi necessario. Una figura nuova, meno "agente" e più "consulente commerciale", capace di "sposare" quei brand per i quali è maggiormente portato. Non più quindi un portfolio costruito per mera sommatoria di aziende ma frutto di una precisa strategia commerciale, credibile e autorevole.
Anche questo un fronte chiave dove la condivisione delle esperienze oggi è assolutamente fondamentale.
Altro tema affrontato quello del vino bio italiano. Un comparto in cui ormai l’Italia si può considerare leader a livello internazionale con i suoi oltre 100.000 ettari di superficie vitata (tra già certificata e in via di conversione). Ma un comparto, hanno sottolineato Elisa Spada e Debora Bonora, ideatrici del progetto Organic Value, in qualche modo orfano soprattutto sul fronte internazionale. Tante aziende bio costrette a muoversi sui mercati internazionali senza un’identità precisa e riconoscibile. Da tutto ciò la nascita del progetto Organic Value per la formazione dei produttori bio italiani su temi come la comunicazione e l’internazionalizzazione e, al tempo stesso, l’organizzazione di eventi b2b sui mercati oggi più sensibili alle produzioni biologiche (a partire dai Paesi nordeuropei).
Infine, un ritorno per il Wine Manager Day, quello di Vincenzo Russo, il maggiore ricercatore italiano in tema di neuromarketing applicato al mondo del vino.
Russo ha ancora una volta "emozionato" la platea facendo capire chiaramente le attuali frontiere del neuromarketing capace di analizzare in maniera sempre più approfondita le reazioni emozionali dei consumatori nei confronti di un prodotto, di un packaging, di una campagna promozionale.
Oggi, su quest’ultimo fronte, l’obiettivo è di come trasformare le informazioni che si raccolgono attraverso le numerose analisi di neuromarketing in azioni strategiche e operative aziendali.
Provate ad immaginare, anche su quest’ultimo aspetto, quanto potrebbe essere prezioso il confronto tra diversi manager del marketing delle aziende del vino italiane.
Abbiamo chiuso il nostro terzo Wine Manager Day ancor più convinti dell’importanza del network ma anche di come i manager del vino italiani abbiano bisogno di una "casa" nella quale incontrarsi e "ritrovarsi".
Quella di Wine Meridian e Wine People è pronta ed è a disposizione.