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News Sabato 07 Novembre 2015

Per l'Italia è tempo di creare una nuova "credibilità" con i consumatori emergenti mondiali

Creare una nuova loyality nei mercati per combattere i competitor, puntando sui Millennials: questa l’idea di Daniele Gozzi di Wine Intelligence

Una sbirciata a cosa stanno facendo gli altri… Spesso e volentieri i produttori italiani sono talmente focalizzati sul successo dei vini italiani nel mondo, che non si rendono conto che i competitor stanno avanzando e il mercato sta diventando un campo minato con molti player che, anzi, stanno facendo meglio di noi. Per questo abbiamo deciso di spostare la visuale per qualche minuto e abbiamo chiesto a Daniele Gozzi, Senior Research Analyst di Wine Intelligence, società londinese di ricerca di mercato e consulenza strategica, informazioni sullo scenario globale in cui i vini italiani si trovano a combattere con numerosi competitor, provenienti da Paesi storici nella produzione del vino, ma anche da Paesi emergenti.

Come è cambiato lo scenario globale negli ultimi anni?
Mentre fino a qualche tempo fa eravamo abituati a considerare il mondo del vino come un marketplace con pochi players (Italia e Francia si giocavano la partita
su quasi tutti i mercati), adesso siamo in un periodo storico-culturale dove stiamo assistendo alla completa apertura di tutti i mercati a competitor che non consideravamo come tali: Cile, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti (California in primis), Sud Africa, Argentina...

Come si stanno muovendo questi Paesi? Cosa fanno meglio di noi?
Quando parlo con produttori, export manager, rappresentanti di consorzi spesso mi affermano: "Il nostro vino non compete con Barossa Valley in Australia, o con Maipo in Cile, o con il vino di questa azienda sudafricana". Affermazioni che, spesso, non mi trovano d’accordo. Ci stiamo chiedendo il perché del successo dei vini australiani in UK negli ultimi anni e dell’attuale boom di Sauvignon Blanc dalla Nuova Zelanda? No, vi assicuro che il fattore "mondiale di Rugby" non c’entra niente, e non è neanche un fattore di prezzo.

Perché allora?
I nostri nuovi competitor non stanno fermi a guardarci solo perché abbiamo "heritage" e siamo "rispettati" o abbiamo alti punteggi sulle guide. Non possiamo permetterci di essere convinti di navigare in acque tranquille: i nostri competitor si stanno connettendo in modo assolutamente magistrale con i consum-attori di oggi. "They do it better", e conquistano quote di mercato.

Cosa dovrebbero fare gli italiani in questo scenario?

Andiamo oltre all’euforia delle buone notizie sui "sorpassi" in termini di quantità rispetto ai vicini francesi! Il lavoro che c’é da fare adesso é quello di creare una nuova Reason Why e una nuova Loyalty nei mercati.

A chi dovrebbero rivolgersi?

Soprattutto alle nuove generazioni di wine drinkers della ultra-new-economy (si parla giá da molto tempo dei Millennials) che, al momento, utilizzano la "nazione dove è prodotto il vino" come primo elemento di scelta in un vino.