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News Martedi 15 Ottobre 2013

Vendemmia, perché conviene dire sempre la verità

La trasparenza nelle informazioni e nei dati per essere credibili

di Fabio Piccoli

 Siamo ancora in piena vendemmia un po’ in tutti i territori del vino italiani. Ma è da oltre due mesi che sulla vendemmia 2013 si "abbattono" previsioni e giudizi. In perfetto stile italiano, ormai da anni, si tratta quasi sempre di giudizi positivi, molto positivi o, nel migliore dei casi, quando proprio non si può fare a meno, "che si tratta di una qualità vendemmiale a macchia di leopardo, con differenziazioni all’interno dello stesso territorio tra chi va molto bene e chi un pochino meno". Questo è il massimo della trasparenza che riusciamo a comunicare.

Ma siamo così convinti che questa modalità "omertosa" sia una scelta corretta? E soprattutto conveniente? Lungi da noi fare valutazioni di tipo "moralistico", "etico", non è il nostro intento in questo caso, ma semplicemente vorremmo porre all’attenzione i rischi di una comunicazione ormai non credibile e dei vantaggi, invece, di informazioni che abbiano un reale legame con la realtà.

 Ci viene in aiuto un recente articolo di Rudy Ruitenberg  sulla vendemmia 2013 a Bordeaux. L’articolo si è avvalso delle notizie ufficiali provenienti dal Consiglio interprofessionale dei vini di Bordeaux che, attraverso la portavoce Valerie Descudet, segnalava per quest’anno un crollo della produzione di circa il 20% rispetto all’anno precedente, la più bassa degli ultimi 22 anni. Bordeaux, hanno spiegato i responsabile del wine bureau, ha registrato una primavera fredda che ha fortemente influito sull’impollinazione, seguita dai gravi danni causate dalle grandinate di agosto.

"Stiamo concludendo la vendemmia meno produttiva a Bordeaux dal 1991, e dovremo verificare attentamente cosa questo causerà sul fronte prezzi di mercato", ha sottolineato Tom Gearing, direttore di Cult Wine ltd, una società di investimento inglese.

La Descudet, inoltre, ha rinunciato a dare stime precise sulla produzione per avere maggiori certezze alla fine della vendemmia (evitando la solita ridda di cifre che invece caratterizza il nostro sistema vitivinicolo).

Quello che però, a nostro parere, risulta più interessante, sono le descrizioni sulla stato dell’annata produttiva divulgate in maniera trasparente dai rappresentanti dei produttori francesi, non solo di Bordeaux, che utilizzando i dati meteo ufficiali pubblicati dal Ministero dell’agricoltura, hanno evidenziato i seguenti aspetti: i vigneti francesi hanno sofferto in generale di una diminuzione della produzione dovuta ad una inusuale fredda e piovosa primavera che ha fortemente condizionato l’andamento delle impollinazioni. Molto enfatizzati anche i danni causati dalle grandinate agostane che hanno danneggiato circa 15.000 ettari solo nel territorio di Bordeaux tra l’area di Deux-Mers e Libournais. Di questi, oltre 7.000 ettari hanno visto compromettere circa l’80% della produzione. Sono stati risparmiati, ha evidenziato la portavoce del Consiglio interprofessionale di Bordeaux, solo le aree del Pomerol e di Saint Emilion. Quasi altri 1.500 ettari sono stati coinvolti da danni gravi anche nel territorio della Borgogna.

"Siamo quindi certi – ha spiegato la Descudet – che la nostra produzione 2013 sarà decisamente più bassa e questo rischia di farci perdere quote di mercato".

Tralasciamo ulteriori dettagli presentati perché riteniamo che sia già chiaro così la differenza tra la "nostra" comunicazione e la "loro" sul fronte qualità della vendemmia.

Cerchiamo allora di capire perché, a nostro parere, sia più conveniente una maggiore trasparenza come ci insegnano i nostri cugini francesi. Innanzitutto, anche se può sembrare banale e ovvio, se la produzione di vino è una straordinaria "fabbrica a cielo aperto" con annate mai uguali una all’altra, continuare a parlare di annate storiche, speciali o comunque positive genera solo una sensazione di scarsa credibilità del sistema anche agli occhi dei consumatori. Altro aspetto è quello della gestione dell’offerta, delle strategie di gestione, tema che dovrebbe coinvolgere soprattutto i Consorzi di tutela, ma se il dato produttivo nasce già viziato nelle stime vendemmiali o nelle valutazioni di gravi grandinate o fitopatologie (che sono tali sono quando avvengono per poi miracolosamente non provocare danni a fine vendemmia) si capisce bene come questa azione continua ad essere una chimera nel mondo del vino italiano.

Ma il problema non finisce qui. Ogni settore economico diventa, si considera maturo, professionalmente evoluto quando opera in maniera trasparente, chiara. Anche questa modalità di non evidenziare mai fino in fondo con chiarezza la situazione vendemmiale di un’annata non testimonia a favore della crescita cultura dell’imprenditoria enologica del nostro Paese. E tra l’altro, ulteriore aggravante, lascia sempre quella spiacevole sensazione di voler occultare qualcosa, di voler agire con le "mani libere", di andare a recuperare prodotto da qualche parte quando questo non c’è nel territorio. Spesso tutto ciò è solo una maligna voce di corridoio, ma se è così perché farsi del male?

Infine, un’ultima annotazione. Nelle annate più difficili - e chi si occupa da tanti anni di vitivinicoltura lo sa bene - sono i più bravi, i produttori più virtuosi, quelli che gestiscono il vigneto sacrificando ogni anno la quantità a favore della qualità, che riescono ad ottenere i risultati migliori.

Siccome noi siamo convinti assertori della meritocrazia anche in vitivinicoltura, come fattore anche in questo caso di convenienza, non "solo" per un fatto etico, perché non evidenziare anche in annate difficili, meno fortunati, questo importante aspetto?

Forza, la trasparenza, siamo convinti, sarà sempre di più la chiave per essere competitivi nei mercati di oggi e del futuro.