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News Lunedi 01 Agosto 2022

Riscaldamento globale: conseguenze sul mondo del vino

Se entro il 2050 le temperature medie salissero di 2 gradi, l'Italia perderebbe il 68% delle attuali aree climaticamente idonee.

di Emanuele Fiorio

Degli ultimi 20 anni 19 sono stati i più caldi mai registrati, la maggior parte delle prove scientifiche a disposizione dimostrano che tale anomalia è dovuta all'aumento delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. La temperatura media globale attuale è di circa 1 grado più alta rispetto ai livelli preindustriali della fine del diciannovesimo secolo. Sembra nulla, ma gli scienziati ci avvertono che è tantissimo, anzi ritengono che un aumento di due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali possa avere conseguenze catastrofiche sia sul clima che sull'ambiente.

Eugenio Sartori, amministratore delegato del vivaio Vivai Cooperativi Rauscedo - oggi il più grande esportatore di barbatelle di vite in Europa con 30-40 milioni di unità all'anno - ha registrato come la tendenza al riscaldamento stia influenzando il mercato dei vitigni. "Il Pecorino, insieme al Grillo, al Vermentino (Rollè) e alla Durella sono alcune delle varietà più richieste per la loro capacità di trattenere l'acidità meglio di altre", ha evidenziato Sartori, "Ci siamo concentrati su piante più produttive e resistenti allo stress del cambiamento climatico".

Il cambiamento climatico è responsabile delle temperature africane, delle scarse precipitazioni e, di conseguenza, di questa grave siccità che è notevolmente presente non solo nelle pianure meridionali ma anche sulle montagne dove sempre più laghi glaciali, come il bellissimo lago di Limedes, sono già scomparsi. L'équipe di glaciologi dell'Università di Parma e Padova afferma che nell'ultimo secolo il ghiacciaio della Marmolada si è ridotto del 70% in superficie totale e del 90% in volume.

Ma quali sono le conseguenze che questi eventi estremi causati dal riscaldamento globale stanno portando nel mondo del vino?
In Italia e in altre zone dedicate alla coltura della vite, gli effetti del riscaldamento globale sono evidenti e si sentono sotto forma di un aumento dei fenomeni estremi come i nubifragi (le cosiddette bombe d'acqua), venti forti, grandinate anomale, gelate tardive, ondate di calore e periodi prolungati di siccità.

Tra gli indicatori più evidenti ci sono le vendemmie anticipate, e su larga scala la migrazione a quote più alte e verso Nord dei vigneti, in luoghi dove fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile trovarli. 

Secondo una ricerca realizzata dall’Istituto nazionale francese della ricerca agronomica (INRA) se, come ormai previsto, entro il 2050 le temperature medie salissero di 2 gradi centigradi, il 56% delle attuali regioni vitivinicole nel mondo potrebbe sparire.

Se poi entro il 2100 l’aumento raggiungesse i 4 gradi, questa perdita arriverebbe all’85%. A soffrire sarebbe soprattutto l’area mediterranea, con Italia e Spagna che perderebbero rispettivamente il 68 e 65% di aree climaticamente idonee, in uno scenario di riscaldamento di +2 °C, con guadagni di solo il 9% e il 5% rispettivamente per le coltivazioni spostate su aree più fresche.

La viticoltura, come molti altri tipi di produzione agricola, concentra la sua produzione su un numero limitato di varietà di colture. Tuttavia, la diversità all'interno delle specie coltivate potrebbe essere la chiave per aumentare la resilienza nel contesto dei cambiamenti climatici. 

L'uva da vino è un soggetto eccellente per mettere alla prova questa ipotesi, dal momento che esistono oltre 1.100 varietà documentate attualmente coltivate. Inoltre, la produzione di uva da vino è molto sensibile alle variazioni di temperatura, il che la rende un perfetto indicatore degli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura.