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News Mercoledi 05 Ottobre 2022

Vino, bottiglie di vetro: crisi energetica e direttive UE, quale futuro?

Costi energetici, fonti rinnovabiliI, riciclo e revisione direttiva UE sugli imballaggi. I produttori di vino come possono prepararsi a questa situazione?

di Emanuele Fiorio

Dal 2012 la produzione europea di vetro per imballaggi è cresciuta del 18,6%, con un tasso di crescita medio dell'1,7% all'anno fino al 2021. 

L'industria europea del vetro ha prodotto più di 83,3 miliardi di bottiglie e vasetti per il mercato europeo e mondiale e ha annunciato la più alta crescita produttiva mai registrata per gli imballaggi in vetro per alimenti e bevande. Questa situazione stava già causando disagi nella supply chain del vino pregiato, dato che molti produttori di tutto il mondo dipendono dalle bottiglie europee e sono costretti a ordinare con 18-24 mesi di anticipo.

L'impennata del prezzo del gas in Europa a settembre è stata di 15 volte superiore al livello pre-crisi, 10 volte più alto dei prezzi negli Stati Uniti e ben più alto dei prezzi in Asia. Potenzialmente, nelle prossime settimane diversi impianti industriali chiuderanno i battenti o ridurranno la produzione in Europa, con gravi ripercussioni lungo tutta la supply chain.

Infine l'UE discuterà la nuova direttiva sui rifiuti da imballaggio che, se approvata, potrebbe cambiare l'aspetto delle bottiglie di vino, soprattutto di alta gamma. I produttori di vino come possono prepararsi a questa situazione?

Una recente intervista di Areni Global presenta le dichiarazioni di Adeline Farrelly, Segretario Generale della Federazione europea dei produttori di imballaggi in vetro (FEVE) con sede a Bruxelles. L’intervista tocca diversi temi chiave attuali, facendo luce su una serie di dinamiche e problematiche che l’industria degli imballaggi in vetro sta affrontando e chiarendo alcuni processi che si stanno verificando.

Costi energetici
Secondo Adeline Farrelly, le attuali condizioni di lavoro sono probabilmente le peggiori di sempre, “Ovviamente, la crisi energetica è il nostro problema principale, perché il 24% della nostra struttura di costo è costituito da costi energetici. In questo momento l'aumento del costo dell'energia è 14 volte superiore alla media, è una sfida enorme per le nostre aziende continuare a produrre, ma lo stiamo facendo”.

Fonti sostenibili alternative
I forni che utilizza oggi il settore alimentare e delle bevande sono in gran parte a gas naturale, rivela Farrelly: “Questi forni non possono passare domani all'elettricità, alla biomassa o a qualsiasi altra fonte. Dobbiamo effettuare una transizione ed è su questo che stiamo lavorando. L'idea è di andare verso l'elettrificazione, in modo da sostituire l'80% del gas naturale che abbiamo oggi con forni elettrici, basati su energie rinnovabili”.

Vetro riciclato
Un altro elemento che Farrelly evidenzia riguarda il fatto che il vetro riciclato è della stessa qualità di quello nuovo e può essere riciclato più e più volte, all'infinito, senza perdere le sue proprietà.
Secondo Farrelly: “la maggior parte del vetro può essere rilavorato e reinserito nei nostri forni. È la cosa giusta da fare dal punto di vista della sostenibilità, ma c'è anche un interesse economico. Se si utilizza il vetro riciclato nella fornace, si consuma meno energia perché è come una rifusione. Non è necessario trasformare la sabbia in un liquido. È già trasformata, quindi è più facile da fondere.
Inoltre, non ci sono emissioni di CO2. Quando si usano materiali vergini, ci sono anche i carbonati. Quando li si fonde, rilasciano carbonio che si associa all'ossigeno, ed è da qui che si ottengono le emissioni di CO2 - l'80% delle nostre emissioni di CO2 proviene dai combustibili fossili che utilizziamo per fondere il vetro. E il 20% proviene dalle materie prime che utilizziamo. Quindi, se riusciamo a passare dalle materie prime al vetro riciclato, possiamo risolvere il problema del 20%. Se passiamo dal gas naturale all'elettricità prodotta da fonti rinnovabili, possiamo eliminare anche questo 80%”.

Direttiva UE sui rifiuti di imballaggio
Il Piano d’azione per l’economia circolare della Commissione Europea è uno dei principali elementi costitutivi del Green Deal europeo. Parte di questo piano d’azione è un’imminente revisione (si voterà a novembre) della direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio che mirerà a garantire che “tutti gli imballaggi sul mercato dell’Ue siano riciclabili o riutilizzabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030”.

Secondo Farrelly “Uno dei problemi principali è l'aumento dei rifiuti di imballaggio in Europa, ogni anno. La domanda è: le bottiglie di vino pesanti sono classificabili come over-packaging?”

La Commissione intende affrontare il problema dell'imballaggio eccessivo fissando un obiettivo di riduzione degli imballaggi compreso tra il 5% e il 10% entro il 2030. Ciò significa che non sarà possibile avere forme, dimensioni e design diversi che aggiungano peso alla bottiglia. Quindi un design speciale che comporti l'utilizzo di più vetro di quanto sia realmente necessario potrebbe essere considerato over-packaging.

In sostanza a meno che non si riesca a dimostrare che il peso è dovuto a ragioni tecniche - come nel caso di una bottiglia di Champagne dove la pressione è di sette bar e c'è bisogno di un peso extra della bottiglia - l'argomento dell'accettazione da parte dei consumatori non sarà più accettabile. Inoltre le decorazioni, i dettagli e le goffrature potrebbero essere a rischio.

Dialogo con i produttori di vino
La Commissione Europea  deve confrontarsi con i produttori di vino, questo è il monito di Farrelly: “Si tratta di un'enorme minaccia per il settore vinicolo in Europa. L'esportazione di questi prodotti al di fuori dell'UE è enorme e, se si è costretti ad avere un imballaggio semplice, si svaluta il prodotto. Dobbiamo sostenere la necessità di differenziare il prodotto: un prodotto non si vende da solo. C'è un'intera storia dietro il prodotto e la bottiglia fa parte di quel patrimonio.