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News Venerdi 19 Novembre 2021

Vino italiano e diritti umani: l’indagine di Oxfam

Oxfam in collaborazione con Systembolaget ha illustrato e valutato i rischi per i diritti umani e del lavoro presenti nelle zone d'Italia da cui il monopolio svedese si approvvigiona.

di Emanuele Fiorio

La “corporate responsibility” legata al rispetto dei diritti umani, uno dei tre pilastri che compongono i Principi Guida delle Nazioni Unite su Impresa e Diritti Umani (UNGPs - UN Guiding Principles on Business and Human Rights), comporta che le aziende debbano evitare di violare i diritti dei lavoratori e affrontare gli impatti dannosi sui diritti umani in cui sono coinvolte.

Per soddisfare questa responsabilità, le aziende dovrebbero mettere in atto:

  • un impegno politico a rispettare i diritti umani;
  • un processo per identificare, prevenire, mitigare e rendere conto sulle modalità con cui affrontano il loro impatto sui diritti umani;
  • processi che permettano di rimediare a qualsiasi impatto negativo sui diritti umani che essi causano o a cui contribuiscono.


Questa valutazione dell'impatto sui diritti umani (HRIA - human rights impact assessment) in relazione alla supply chain del vino italiano di Systembolaget - il rivenditore di alcolici monopolista svedese di proprietà statale - si basa su un precedente lavoro di Oxfam per valutare l'impatto sui diritti umani nella catena del valore del pomodoro lavorato italiano di S-Group, il più grande rivenditore alimentare finlandese.

La cooperazione tra Systembolaget e Oxfam ha perseguito l’obiettivo di identificare i rischi e lavorare a soluzioni concrete e applicabili. Systembolaget si è prefissa l’obiettivo di implementare le raccomandazioni suggerite da Oxfam.

La valutazione è durata poco più di un anno e si è articolata in cinque fasi di analisi utilizzando una metodologia allineata con i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani (UNGPs).
La fase sul campo è iniziata a settembre 2019, con una fase di valutazione iniziale e una serie di interviste alle parti interessate da settembre 2019 a marzo 2020. Ulteriori interviste ai lavoratori, limitate a causa dell'insorgenza della prima grave ondata di Covid-19 in Italia, sono state condotte da ottobre 2020 a gennaio 2021.

L’indagine di Oxfam aiuta a fare nuova luce sulla misura in cui le ben documentate violazioni dei diritti umani e del lavoro nella produzione agricola di basso valore in Italia siano presenti anche in settori di più alto valore, come il vino e in diverse regioni italiane, da sud a nord. Questo può avere un valore per altri monopoli dell'alcol, anche nei paesi nordici.

La valutazione mira ad esaminare:

  • gli impatti effettivi e potenziali sui diritti umani di Systembolaget nella fase di produzione delle filiere vinicole italiane dell'azienda, 
  • a identificarne le cause profonde,
  • a formulare raccomandazioni rivolte a Systembolaget e ai principali stakeholder per definire azioni prioritarie volte ad affrontare, mitigare e/o rimediare agli impatti identificati.


Il contesto italiano – violazioni dei diritti umani e del lavoro

Le problematiche relative ai diritti del lavoro sono molto diffuse nell'agricoltura italiana. Circa 1.500 lavoratori agricoli sono morti in Italia tra il 2013 e il 2019 a causa dello sfruttamento e delle precarie condizioni di lavoro. 
La forza lavoro è un mix di cittadini italiani e migranti, ma il numero di migranti che lavorano in agricoltura è aumentato del 90% negli ultimi dieci anni.

I lavoratori migranti sono particolarmente vulnerabili per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani e del lavoro e nel sud Italia ci sono stati casi di produttori di vino che hanno sfruttato i migranti per tagliare i costi e aumentare la produttività. 
Casi di sfruttamento del lavoro sono stati rilevati anche nel nord, dove l'uva viene raccolta principalmente da lavoratori migranti provenienti dall'Est Europa in condizioni che sono state descritte come vicine alla schiavitù. La valutazione di Oxfam ha evidenziato i rischi di tali condizioni di sfruttamento del lavoro e i relativi impatti sui diritti umani sia nel sud che nel nord Italia.

La valutazione d’impatto sui diritti umani (human rights impact assessment – HRIA) ha individuato diverse problematiche relative ai diritti umani nella catena di approvvigionamento del vino italiano, così come aree di miglioramento dei processi di Systembolaget. Oxfam ha fornito un'ampia lista di azioni raccomandate per aiutare il monopolio svedese a concentrare il proprio lavoro nelle aree più a rischio:

  • considerare l'accesso ai meccanismi di reclamo, 
  • valutare le pratiche di assunzione, 
  • aumentare i diritti delle donne,
  • contrastare la mancanza di contratti scritti, 
  • favorire il dialogo con le parti,
  • aumentare l’impegno politico per trovare soluzioni pratiche. 


​​​​​​​La situazione nelle diverse regioni produttive

Toscana
Rischi per la salute e la sicurezza
I lavoratori nei vigneti sono a rischio per quanto riguarda alcuni problemi di salute derivanti dalle condizioni di lavoro, una percentuale significativa dei lavoratori intervistati in Toscana (25%) ha riferito di non aver ricevuto alcun DPI (dispositivi di protezione individuale) o di riceverne di inadeguati.

Piemonte
Orari di lavoro eccessivi
La maggioranza dei lavoratori intervistati in Piemonte deve spesso fare più di un'ora di straordinario senza essere pagata (57%).
Restrizioni alla libertà di associazione
La maggior parte dei lavoratori intervistati in Piemonte (64%) non ritiene di potersi iscrivere tranquillamente a un sindacato o non sa cosa sia un sindacato.
Rischi per la salute e la sicurezza
Una percentuale significativa di lavoratori intervistati in Piemonte (29%) ha riferito di non ricevere alcun DPI o di riceverne di inadeguati.

Puglia
Rischi per la salute e la sicurezza
La maggior parte degli intervistati in Puglia (79%) ha riferito di non aver ricevuto alcun DPI o di riceverne di inadeguati. Tuttavia, molti di questi intervistati erano agricoltori a tutti gli effetti.

Sicilia
Lavoro forzato
Quattro migranti intervistati su sei hanno riferito di aver pagato qualcuno per assicurarsi il lavoro. Data la diffusione del fenomeno del caporalato nel settore vinicolo, c'è un alto rischio che i lavoratori siano assoggettati ala forte influenza dei caporali (intermediari che assumono lavoratori giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali) e si verifichino pratiche di lavoro forzato.
Restrizioni alla libertà di associazione
Una percentuale significativa di lavoratori intervistati in Sicilia (30%) non ritiene di potersi iscrivere in sicurezza a un sindacato o non sa cosa sia un sindacato. Alcuni lavoratori migranti in Sicilia non si sentono liberi di iscriversi a un sindacato per paura di rappresaglie da parte dell'azienda.
Alloggi poveri, insicuri e antigienici
Il rischio di alloggi scadenti nella filiera del vino sembra essere inferiore a quello di altri settori agricoli come quello del pomodoro. Tuttavia, alcuni lavoratori in Sicilia hanno giudicato il loro alloggio "non molto buono" e si ritiene probabile che alcuni lavoratori legati alla supply chain di Systembolaget vivano in alloggi poveri, insicuri e insalubri.

Impatti sui diritti umani identificati in tutte le regioni

Salari bassi
Una percentuale significativa di lavoratori nelle quattro regioni non è in grado di soddisfare le proprie esigenze di base con la paga del loro lavoro nei vigneti (80% dei lavoratori intervistati in Puglia, 25% in Sicilia, 15% in Toscana). Di conseguenza, i lavoratori devono lavorare più di 8 ore al giorno per soddisfare le loro esigenze di base (60% dei lavoratori intervistati in Puglia, 35% in Sicilia, 10% in Toscana).
Una percentuale significativa di lavoratori in tutte le regioni non sapeva quale fosse il salario minimo agricolo (100% dei lavoratori in Piemonte, 76% in Puglia, 45% in Toscana e 15% in Sicilia), il che riduce anche la loro capacità di rivendicazione.

Mancanza di accesso ai sindacati
Una percentuale significativa di lavoratori in tutte le regioni ha dichiarato di non sentirsi sicura nel sollevare un problema o una lamentela sul posto di lavoro (50% in Toscana, 43% in Puglia, 21% in Sicilia, 14% in Piemonte). 

Molti hanno spiegato che ciò era dovuto alla paura di perdere il lavoro o alla paura di rappresaglie da parte dell'azienda, anche quando hanno lavorato per lo stesso datore di lavoro per molti anni. Sebbene i sindacati spesso svolgano l'unico ruolo efficace nell'offrire un mezzo ai lavoratori migranti per esprimere le loro preoccupazioni riguardo al trattamento ricevuto nel settore, un numero significativo di lavoratori in due regioni non ritiene di potersi iscrivere con sicurezza a un sindacato o non sa cosa sia un sindacato (64% in Piemonte, 30% in Sicilia). Questo dato è significativamente più alto tra i lavoratori immigrati.

Discriminazione di genere
In tutte le regioni, nonostante gli abusi descritti, gli uomini intervistati hanno testimoniato condizioni migliori rispetto alle donne. Un altro dato degno di nota è lo squilibrio tra il monte ore di lavoro non retribuito dedicato alla cura svolto da uomini e donne. Un certo numero di donne hanno detto di essere pagate meno degli uomini e impiegate per meno mesi, molte si sentivano trattate ingiustamente ma erano meno propense a sollevare lamentele per paura di perdere il lavoro.

Discriminazione contro i lavoratori migranti
La valutazione di Oxfam ha confermato che i lavoratori migranti privi di status legale sono pagati meno dei lavoratori italiani ed hanno una minore consapevolezza dei diritti e dei livelli di salario minimo.