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News Lunedi 27 Giugno 2022

Wine Media Conference: in Italia il più importante appuntamento dedicato ai media del vino

Un risultato eccezionale, frutto di un gioco di squadra al femminile. L'organizzatrice Laura Donadoni: "È il coronamento del mio lavoro da ambasciatrice del vino italiano".

di Lavinia Furlani

La Wine Media Conference nasce nel 2008 con il nome di Wine Bloggers Conference, una delle prime conferenze al mondo dedicate al blogging di nicchia ed il primo grande raduno di blogger specializzati nel settore vino. L’appuntamento rappresenta oggi il più grande raduno di esperti della comunicazione del settore vino al mondo.

Nel 2018 il nome è stato rinnovato per aderire maggiormente alla realtà: i partecipanti non scrivevano solo su blog ma comunicavano anche attraverso social media, testate giornalistiche e media on-line e off-line.

L’evento ha una rilevanza internazionale ed attira blogger, testate giornalistiche e media tradizionali, influencer e comunicatori del settore vino, principalmente dagli Stati Uniti. Questi professionisti rappresentano il collegamento tra le aziende vitivinicole ed i consumatori: sono la voce del settore.

La Wine Media Conference viene organizzata ogni anno in una nuova location, nel 2021 si è svolta in presenza a Eugene, in Oregon. 
Quest’anno si terrà dal 29 settembre al 1° ottobre sulla sponda lombarda del Lago di Garda.

In previsione di questo rilevante appuntamento di inizio autunno 2022, abbiamo intervistato Laura Donadoni, scrittrice, giornalista, wine educator, sommelier certificata Ais, Vinitaly International Ambassador e unica donna italiana membro del prestigioso International Circle of Wine Writers di Londra.

Raccontaci il focus della Wine Media Conference 2022. 

Quest’anno la Wine Media Conference per la prima volta nella sua storia avrà come focus unico l’Italia ed in particolare la Lombardia e i suoi vini. Si tratta di un’occasione unica di raccontare i nostri tesori ad un’audience di giornalisti, blogger, comunicatori del vino statunitensi che verranno sul Lago di Garda quattro giorni per imparare, approfondire e conoscere da vicino questo territorio. 

Primo anno in Europa: come sei riuscita a portarla in Italia?

È un risultato di cui vado molto fiera. Ho sempre partecipato alla Wine Media Conference da giornalista negli Stati Uniti, sia per le testate con cui collaboro, sia per il mio blog The Italian Wine Girl. Ho visto crescere la manifestazione negli anni e ho contribuito in passato tenendo masterclass sulle regioni italiane. Poi lo scorso anno, alla seconda edizione che saltava per la pandemia, mi sono confrontata con Allan Wright, di Zephyr United, fondatore della Wine Media Conference e ho detto: Allan, la ripartenza deve essere con il botto, perché non porti l’evento in Europa? Tutti avranno una voglia incontenibile di viaggiare, diamo un segnale di coraggio. E lui mi ha risposto: se trovi il modo io ti seguo, ma serve una regione ospite e un lavoro di coordinamento e mediazione culturale. Banalmente anche solo linguistico. 
Una sfida che ho raccolto con un sorriso a 33 denti… poi però mi sono subito scontrata con i tempi della burocrazia italiana soprattutto volendo coinvolgere enti pubblici e consorzi… 
Mesi di tira e molla, stavamo quasi per arrenderci ai francesi che nel frattempo si erano fatti avanti per ospitare l’evento… poi l’incontro con una donna volitiva e determinata ha messo in moto la macchina e abbiamo mosso i primi determinanti passi. 

Ti riferisci a Giovanna Prandini presidente di Ascovilo, giusto? In che termini Ascovilo ha collaborato?

Giovanna Prandini è venuta alla presentazione del mio libro “Custodi del vino” al Merano Wine Festival e ci siamo intese in 5 minuti. Le ho raccontato dell’opportunità che stavamo perdendo perché i consorzi a cui mi ero rivolta non prendevano una decisione e Allan stava per firmare con i francesi. Lei ha capito subito la portata storica di una Wine Media Conference in Italia e ha subito coinvolto Regione Lombardia e i consorzi che fanno parte di Ascovilo. Sotto Natale siamo riuscite a chiudere la partita con non poche difficoltà e notti insonni. Sono particolarmente fiera di questo gioco di squadra al femminile, è la ciliegina sulla torta. 

Quali sono gli obiettivi di questa importante manifestazione? 

L’obiettivo numero uno è la formazione. I giornalisti partecipano a loro spese, pagando per avere momenti educativi di alto livello ed escursioni sul territorio uniche, lontane dai circuiti iper turistici o che potrebbero tranquillamente prenotarsi autonomamente. L’idea è offrire un’esperienza da “local”, mostrare situazioni genuine e degne di essere raccontate in un articolo, in un podcast, in un video su YouTube. Il mio ruolo in questo senso è quello di mediare tra gli interessi dei consorzi e delle cantine ospitanti e le aspettative dei media stranieri, in particolare statunitensi, tra i quali io stessa sono annoverata. 

Come sarà strutturata? 

La conferenza si svolge su 4 giorni. Due (venerdì e sabato) di pura formazione con classi, momenti di degustazione e spin-tasting, un format davvero unico: i giornalisti sono seduti in tavoli circolari di 8-10 persone e i produttori ruotano di tavolo in tavolo con il loro vino avendo a disposizione due minuti per raccontarlo (proprio come fosse uno spin date). I giornalisti sono chiamati a postare live le loro impressioni sui social creando così dei trend di hashtag e il cosiddetto social buzz su un tema specifico. 
Gli altri due giorni di conferenza invece (giovedì e domenica) sono dedicati alle escursioni sul territorio che saranno tutte in Lombardia nelle diverse regioni vinicole. 

Quali sono le opportunità del vino italiano per poter emergere in tale contesto? 

In quei 4 giorni ci giochiamo l’opportunità di mostrare la nostra accoglienza, la diversità del nostro territorio, la versatilità dei nostri vini, ma anche la capacità di ospitare un pubblico internazionale esigente che scrive o racconta su svariati canali storie di vino determinanti per orientare l’enoturismo o i trend enologici. La storia di molte regioni vinicole, dalle Langhe all’Etna, ci ha insegnato che l’occhio straniero, le testate internazionali, gli articoli in inglese, possono davvero fare la differenza sul mercato. Portare la conferenza americana nazionale dei media del vino in Italia per la prima volta è il coronamento degli ultimi dieci anni del mio lavoro da ambasciatrice del vino italiano. Farò quanto in mio potere perché non sia un’occasione sprecata.