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Export Lunedi 18 Gennaio 2021

Nuovi dazi USA - UE: 21 associazione di Wine e Spirits chiedono l’immediata sospensione e un tavolo di concertazione

Il 12 gennaio 2021 si è aperto un nuovo capitolo della guerra dei dazi. Al centro del mirino Francia e Germania. Salva la produzione italiana.

di Giovanna Romeo

Una coalizione di 21 associazioni di categoria di vino, distillati, spirits e settori correlati (Distilled Spirits Council of the United State, Spirits EUROPE, Comité Européen Des Entreprises Vins, Wine Institute, Scotch Whisky Association, American Beverage Licensees, WineAmerica, Wine & Spirits Wholesalers Of America, National Retail Federation, American Craft Spirits Association, American Distilled Spirits Alliance, U.S. Wine Trade Alliance, National Council Of Chain Restaurants, Kentucky Distillers’ Association, National Restaurant Association, National Association Of Beverage Importers, National Association Of Wine Retailers, The Wine And Spirit Trade Association, North American Shippers Association, Napa Valley Vintners, and Wine And Spirits Shippers Association) ha sottolineato il proprio disappunto riguardo ai nuovi dazi imposti tra Stati Uniti ed Europa. 

All’interno dell’infinita disputa USA – UE, il 12 gennaio 2021 sono state introdotte nuove tariffe aggiuntive per cognac, brandy e alcune tipologie di vino proveniente da Francia e Germania. Salvo, ancora una volta, il vino italiano, che rimane fuori dall’ulteriore giro di vite dei dazi. Saranno così soggetti a una maggiorazione del 25% tutti i prodotti che superano il valore di 38 dollari per “proof liter”, 22.80 dollari per una bottiglia da 750 ml al 40% d’alcol. 

I dazi, imposti da ambo le parti a partire dal 2018, si collocano all’interno delle controversie tra Europa e Stati Uniti iniziate con il braccio di ferro per il predominio dei cieli tra i due maggiori produttori di aerei civili, l’americana Boeing e l’europea Airbus. Una disputa che ha visto al centro del dibattito gli aiuti europei consegnati ad Airbus e i successivi dazi imposti sui prodotti UE, concessi dall’Organizzazione mondiale del commercio. L’ultima scaramuccia risale a novembre 2020 quando l’Europa ha inasprito i toni, imponendo tariffe per rhum, vodka, e vermouth d’importazione americana. 

L’alleanza delle associazioni di categoria di Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna si dichiara perplessa riguardo all’imposizione di ulteriori dazi aggiuntivi, che aggraveranno ancora una volta la situazione in essere, già pesantemente compromessa, in particolar modo per i vini francesi penalizzati del 25%. Uno tsunami che travolgerà l’intera industria del beverage con danni a più livelli, per una contesa commerciale che nulla ha a che fare con il business dei drinks. L’ennesima pressione che costringerà a nuove chiusure aziendali e ad un numero sempre maggiore di disoccupati nei settori già estremamente colpiti dalla pandemia globale. Un danno per i lavoratori di cantine e distillerie, importatori ed esportatori, distributori, ristorazione e negozi di categoria, agricoltori, aziende di confezionamento, contenitori e capsule, autisti e spedizionieri, oltre a tutto il settore logistica.

A questo punto sembra evidente che l’industria del beverage stia subendo, pur senza colpe, il coinvolgimento in una partita giocata su altri fronti, con nuove misure che impatteranno per un ulteriore miliardo di euro, sulla filiera dei vini e degli spirits. Controversie sulle quali potrebbe essere ormai troppo tardi agire. 

È fondamentale che Europa, Stati Uniti e Gran Bretagna ritornino, senza ulteriori ritardi, ad un tavolo di negoziazione e predispongano un accordo per la sospensione immediata dei dazi, ingiustificati ed eccessivi.