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WinePeople Martedi 08 Marzo 2022

Come impostare una strategia di enoturismo vincente

Esempi e consigli per ogni azienda che vuole offrire un enoturismo di qualità ai propri clienti.

di Lavinia Furlani

Tommaso, un giovane appassionato di vino, mi ha scritto un messaggio che ritengo sia una sorta di appello su cui dobbiamo tutti riflettere quando parliamo di enoturismo.

"La mia generazione Z si scontra con la mancanza di leggerezza del vino tutti i giorni. Ci deve essere maggior facilità di accesso. Ad ora, l’enoturismo è ancora troppo macchinoso: prenota, raggiungi, attendi. Tutto troppo lungo e troppo lento. La mia generazione è quella generazione che oggi decide e oggi parte, ora decido e ora faccio. So che è difficile sdoganare i vecchi cerimoniali, ma davvero il mondo del vino non è pronto a rendere tutto più easy?".

Il messaggio di Tommaso mi è arrivato proprio mentre stavo entrando, senza aver prenotato, in una delle tante aziende visitate in Sud Africa.
Il concetto di leggerezza, facilità di accesso, e di impostazione "easy" è forse ciò che ha contraddistinto tutte le aziende che abbiamo visitato in questo tour, a prescindere che fossero grandi o piccole, esclusive o più semplici.

 

Che cosa ha reso Easy la nostra esperienza?

  • PRENOTAZIONE: In tutte le aziende c’è la possibilità di accedere anche senza prenotazione. Ovviamente non per le attività particolari come visita con la jeep, o incontro con l’enologo, ma a tutti viene garantita la possibilità di degustare, conoscere ed acquistare i vini.
  • VISITA AZIENDA: La visita dell’azienda (dalla parte produttiva al vigneto) non è un must. In molte aziende si può entrare, degustare, vivere l’azienda senza necessariamente fare la visita in cantina.
  • PARTE PRODUTTIVA: Non sempre viene descritta e fatta visitare la parte produttiva, ma si parte dal prodotto finale per andare poi a ritroso con il racconto non necessariamente tecnico o esaustivo.
  • ACCOGLIENZA: Mi sono sempre sentita la benvenuta in ogni azienda, anche dove siamo entrati a ridosso dell’orario di chiusura. Quell’accoglienza che pone tutti allo stesso livello e che non lascia spazio a nessun pregiudizio. Quell’accoglienza che il nostro mondo del vino deve imparare dal turismo.
  • DEGUSTAZIONE: Ho degustato circa 60 vini diversi che mi sono stati tutti raccontati in massimo 120 secondi l’uno, per poi lasciare spazio al convivio, al confronto, alle curiosità: il tutto in modalità smart. Le note informative sono state spesso rinviate a brochure o schede di degustazione.
  • ACQUISTO: La parte dedicata alla vendita è sempre presente ma vissuta con leggerezza e naturalezza. I prezzi e le promozioni sono tutti esposti già nelle schede degustazioni.
  • DIVERTIMENTO e STATUS: Visitare aziende del vino è una forma di divertimento e allo stesso tempo rappresenta uno status di benessere. Non è qualcosa di pesante, noioso o solo per intenditori.
  • TEMPO: non necessariamente c’è un tempo di permanenza in azienda, ma se si sta bene ci si può fermare a terminare la propria degustazione.

 

Non vogliamo suggerire di replicare il modello sudafricano in Italia: i punti di partenza sono opposti. Noi partiamo da un forte legame con la produzione, dove le aziende sono prima di tutto dei luoghi di lavoro e solo in un secondo momento si prestano all’accoglienza. Loro partono da luoghi creati apposta per accogliere persone e concepiti per far stare bene, curando ogni singolo dettaglio di location perfette dove degustare i vini dell’azienda.

Ma siamo dell’idea che possiamo imparare molto e portare meno serietà e sacralità al nostro vino, per poter accogliere tutte le persone come Tommaso che lamentano troppo distacco tra l’enoturista e il format aziendale proposto.
Sicuramente questo cambio implica, paradossalmente, una maggior organizzazione, ma siamo convinti che nulla è impossibile per il nostro amato vino italiano!