I temi della formazione e delle competenze delle risorse umane sono al centro del suo impegno, quali sono le azioni concrete che il gruppo Terra Moretti sta mettendo in campo?

Ne stiamo mettendo in campo parecchie, da un lato, stiamo sviluppando un lavoro incentrato sui giovani con l’obiettivo di accompagnarli nel percorso in azienda. Apriremo a breve una academy interna che avrà il compito di attrarre giovani talenti da tutta Europa con un focus particolare legato al potenziamento delle soft skills.

Dall’altro abbiamo sviluppato un progetto di “reverse mentoring”, che è partito come un esperimento ma che si sta rivelando molto utile ed interessante. Si tratta di affiancare profili junior con figure senior. Le figure nuove possono portare elementi di freschezza e possono arricchire il ragionamento dei profili con più seniority. Sta accadendo questo: alcune competenze dei giovani (quelle digitali ad esempio) si incontrano con l’esperienza dei senior, facendo accrescere in entrambi la consapevolezza del mondo circostante. 
Attraverso l’academy facciamo check periodici su quelle che sono le difficoltà e gli elementi che non corrispondono alle aspettative dei giovani. Il lavoro più interessante è quello di riuscire sempre a mantenere un’aderenza tra le aspettative e quello che veramente accade, verificando eventuali gap.

Chiediamo ai ragazzi di mettersi nei panni dei dirigenti e di esprimere la propria visione su quali potrebbero essere le scelte aziendali. Spesso i ragazzi rimangono spiazzati, io dico loro di riflettere, di prendersi del tempo e di darmi un loro riscontro. Da queste risposte ho tratto alcuni spunti che ho effettivamente utilizzato. I giovani hanno necessità di sentirsi soprattutto ascoltati e apprezzati.
Inoltre stiamo cercando di rafforzare le leadership che presiedono le fasce di responsabilità intermedie dell’azienda che sono fondamentali. Stiamo cercando di lavorare assieme per riuscire ad allinearci e per far capire ai quadri intermedi che l’obiettivo è mettere in condizione tutti di esprimersi, anche in forma di dissenso.

Quali sono, alla luce della sua esperienza, le principali competenze di cui oggi necessitano le nostre imprese al fine di poter rispondere adeguatamente alle numerose sfide dei mercati?

Su questo argomento potremmo scrivere dei libri. Non voglio rispondere banalmente citando innovazione, competenza di prodotto, ospitalità, etc… Penso che uscendo da quelle che sono le competenze classiche, le aziende ed i manager dovrebbero sviluppare la capacità di mettersi in discussione, di fare cose diverse in modo diverso rispetto al passato. Ciò non significa necessariamente cambiare il modo di fare i vini, ma cambiare le modalità di gestire l’azienda anche attraverso l’autocritica, sapendo uscire dalla comfort zone. Guardare a cose diverse da quelle fatte fino ad oggi, allargare orizzonti e verificare nuove strade, dobbiamo costruire aziende in cui tutti lavorino per estendere i confini di ciò che è possibile.

Fortunatamente con questa edizione siamo tornati ad un Vinitaly in presenza. Quali sono a suo parere le principali problematiche che oggi il settore vitivinicolo italiano deve affrontare in questa sorta di nuova ripartenza?

Tornare a Vinitaly è bello, guardarsi in faccia e poterlo fare in quei 4 giorni è importantissimo. Siamo davanti ad un mondo che è cambiato negli ultimi 2 anni, da un lato la pandemia, dall’altro il conflitto che sicuramente muterà in maniera significativa gli equilibri geopolitici e avrà conseguenze importanti sull’economia. La ripartenza che stavamo saggiando, oggi è seriamente in discussione. Il DEF (Documento di Economia e Finanza che sancisce le linee guida della politica economica dell’Italia, ndr) che è stato approvato a Roma è completamente diverso da quello che si poteva immaginare solo 2 mesi fa. Gli aumenti delle materie prime, la logistica, il conflitto e la crescita ridimensionata rispetto alle prospettive, sono l’anticamera di uno scenario poco favorevole.
Tuttavia, io guardo al futuro con ottimismo, penso che siamo diventati tutti più forti, abbiamo potuto constatare lo sviluppo che avviene dopo i momenti di crisi. Non cresceremo economicamente come si era previsto, gli scenari internazionali limiteranno l’export e avremo un periodo faticoso, ma riusciremo a venirne fuori più forti di prima e a fare in modo che il nostro settore rimanga la punta di diamante dell’export italiano. Questo ci insegna la storia. La parola crisi deriva dal greco e significa scelta, distinzione e decisione, è un momento molto duro che può diventare un’opportunità.